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Licenziamenti a tappeto

Autore: . Data: martedì, 2 dicembre 2008Commenti (1)

La ristrutturazione è arrivata a colpire anche aziende della new economy considerate solide. Pensiamo ai 333 ingegneri della Motorola licenziati in tronco a Torino.

Cassintegrazioni, licenziamenti, chiusure di aziende: ecco la crisi in carne ed ossa, si potrebbe dire. Ovviamente è arrivata anche a Torino, città operaia abituata a dover fare i conti con gli umori della Fiat e di chi la assisteva economicamente nel corso dei decenni.

L’ultima mazzata è piombata sulla testa di 333 ingegneri e ricercatori del Centro ricerche Motorola del capoluogo piemontese, cacciati senza troppi complimenti da un giorno all’altro.

Ma nella città dell’Auto è allarme rosso da tempo. Se nel primo semestre di quest’anno i dati delle esportazioni e della produzione restavano positivi, dall’estate la situazione è velocemente precipitata.

In quasi tutti i settori produttivi, sia nelle grandi come nelle medie imprese, dalle contrazioni di mercato si passa alla richiesta di poter usufruire della cassa integrazione (cig) ordinaria.

Nel metalmeccanico (dati aggiornati al 10 novembre) sono 471 le imprese in cassa integrazione, delle quali 390 a Torino, per un totale di quasi 45.000 lavoratori coinvolti: un mese fa erano “solo” 15.000.

Nel comparto auto si sono concluse da poco le due settimane di cig per 3.500 lavoratori alla Fiat Mirafiori e per 1.200 all’Iveco Powertrain, mentre saranno in cig fino al 31 dicembre i 1.400 dipendenti di tre dei quattro stabilimenti Pininfarina, alla prese con una difficile situazione finanziaria che vede la carrozzeria torinese esposta per oltre 680 milioni di euro nei confronti delle banche creditrici.

Senza contare le difficoltà di realtà storiche come la Bertone (1.246 dipendenti in cig), a cui si devono sommare le scelte di aziende, quali la Simat Abrasivi di Grugliasco (33) e la Axon di Rondissone (65), che hanno comunicato la chiusura di stabilimenti o la cessazione della produzione.

Nel settore della gomma-plastica le situazioni più critiche si registrano a Torino e nell’Alto Novarese. Negli ultimi sei mesi è triplicato il numero delle aziende interessate dalla cig, con 5-6.000 lavoratori coinvolti. E se dovesse continuare questo trend c’è il rischio che in Piemonte, entro il prossimo anno, ci sia una perdita del 10 per cento dei posti di lavoro nell’intero settore.

Non vanno meglio le cose nell’industria tessile, coinvolta in una sorta di ristrutturazione permanente, con un elevato numero di aziende interessate da tempo a processi di riduzione del personale. L’esplodere della recente crisi dei consumi sta determinando per ora un incremento del ricorso alla cig, stimabile in circa il 30 per cento a livello regionale, con punte del 50 in alcune zone del biellese.

Anche il commercio subisce gli effetti della riduzione di consumi e quindi delle vendite. Nell’ambito del settore, diverse aziende del terziario in senso lato stanno avviando processi di riorganizzazione o di forte ridimensionamento: la già citata Motorola, Gencar, Autos, Gabetti, i nomi più noti.

In questo caso, non vi sono ammortizzatori sociali, salvo eventualmente la cigs in deroga, e la scelta più immediata delle aziende è quella dei licenziamenti puri e semplici. A livello regionale, si possono contare a oggi tra gli 800 e i 1.000 esuberi dichiarati.

Fin qui, i lavoratori con un contratto di lavoro. E i precari? Le ultime stime calcolano in circa 3.800 i lavoratori “atipici” piemontesi che da qui a pochi mesi perderanno il posto.

Perciò la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, accogliendo le richieste di Cgil, Cisl e Uil regionali, con una lettera del 17 novembre scorso ha chiesto al governo e al ministro del Lavoro “un allargamento dell’ombrello protettivo assicurato dagli ammortizzatori sociali standard delle aziende cassintegrabili mediante il raddoppio delle settimane di cig ordinaria utilizzabili dalle imprese, da 52 a 104, e la possibilità di proroga a 24 mesi dei trattamenti di cassa straordinaria per crisi aziendale giunti a esaurimento”.

Assieme alla deroga ai trattamenti d’indennità di disoccupazione a favore dei lavoratori precari lasciati a casa al termine del periodo contrattuale previsto, “siano essi interinali, tempi determinati o quant’altro”.

Accanto alle misure eccezionali e straordinarie, è partito anche il Patto per lo sviluppo sostenibile 2008-2010, sottoscritto il 14 ottobre scorso dalla Regione, da Cgil, Cisl, Uil e Ugl piemontesi, dalle autonomie locali e dalle associazioni datoriali.

L’accordo armonizza tutti gli atti di programmazione regionale, con particolare riferimento ai programmi da realizzare con l’utilizzo dei fondi comunitari e agli strumenti di programmazione negoziata, ma soprattutto contiene una riduzione dell’aliquota dell’addizionale regionale Irpef a favore dei redditi fino a 22.000 euro, con l’impegno di rimodulare le fasce per scaglioni di reddito, così come richiesto dai sindacati confederali.

La firma del Patto ha fatto praticamente da battistrada, due settimane più tardi, all’insediamento del Comitato d’indirizzo anticrisi, composto dalla Regione, dai sindacati, dalle associazioni industriali, bancarie e commerciali piemontesi, per discutere le misure d’intervento verso le imprese e le famiglie in difficoltà, che a causa della crisi si sono viste ridurre il loro reddito.

Sono stati ipotizzati sconti sulle tariffe delle bollette, riduzioni legate alla dichiarazione Isee, alla sospensione dei mutui per un periodo definito.

Vedremo se queste misure si riveleranno utili, quantomeno, a tamponare gli effetti devastanti della crisi.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Si vocifera in qualche corridoio, sembra, che per il 2009 sia prevista la richiesta di cassa integrazione da parte delle aziende italiane, pari ak 34% della forza lavoro dell’intero paese. Si mormora, piano, che non ci siano assolutamente le risorse per questa cassa integrazione gigante. Beh… in effetti dopo aver dato al Commissario di Alitalia la sua piccola indennità (15 milioni di euro pare), aver risanato le banche prima di tutto, tolte le spese personali del governo tutto, non rimane molto per dei semplici schiavi della plebe…

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