L’Abruzzo seppellisce Veltroni
Le elezioni abruzzesi sono state un test parziale, ma indicano quello che un qualsiasi frequentatore di tram poteva prevedere senza essere un sondaggista. Nella notte arrestato il segretario regionale del Pd, Luciano D’Alfonso.
L’astensione è stata massiccia, ha votato solo il 52,99 per cento dell’elettorato ed il centro-destra ha vinto con slancio. L’inaffidabilità del governo, la sua scarsissima azione concreta, la crisi che si sta mangiando stipendi, posti di lavoro e qualità della vita non frena il successo dell’esecutivo guidato dal presidente del Consiglio, Berlusconi.
Il ‘regime mediatico’ lavora bene sul terreno della comunicazione ed i cittadini, in una colossale confusione, continuano a compreare felici al supermarket della politica dell’annuncio. Non fa nulla che si tratti di demagogia, si tifa lo stesso per l’Uomo della Provvidenza.
Il Partito democratico intanto è agonizzante, ma continua imperterrito sragionare. In una dichiarazione Massimo D’Alema, uno dei suoi leader, ha detto: “Il dato sull’astensione è molto preoccupante”. Secondo l’ex presidente del Consiglio l’alta astensione “evidentemente riflette anche la specifica vicenda abruzzese”, cioè la vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex governatore Ottaviano Del Turco, e il fatto”ha determinato un distacco tra i cittadini e le istituzioni. Ma è anche un segnale di carattere più generale, perchè quando non va a votare la metà dei cittadini è un problema che riguarda tutti i partiti”.
D’Alema, oltre ad affermare che siccome è piovuto la strada è bagnata, cioè l’ovvio, insiste sul ‘caso Del Turco’, certamente influente, ma non sembra accorgersi del risultato assoluto del Pd, che raggiunge a fatica il 20 per cento. Insomma, un tracollo.
Il distacco tra i due schieramenti gira intorno ai sei punti, ma non solo. Il centro-destra vede il Pdl a poco più del 35 per cento, che distacca il Pd del 15 per cento. Le altre forze della sinistra (più o meno comunista) non arrivano, tutte insieme (ma erano divise alle elezioni), all’otto per cento.
Solo uno dei partiti dell’opposizione ottiene più voti, l’Italia dei valori di Di Pietro, con quasi 15 per cento. E’ vero che il politico-magistrato aveva espresso il candidato presidente, Carlo Costantini e molto lavorato per la campagna d’Abruzzo, ma non basta a spiegare un successo di queste proporzioni.
A discutere della situazione del Pd ci provano in due. Il fedele collaboratore di D’Alema, Nicola Latorre (quello dei suggerimenti in Tv all’avversario Bocchino in funzione anti-Di Pietro) ha detto che una “riflessione politica andrà fatta in maniera rigorosa, tenendo conto che le vicende locali spesso sono difficilmente riconducibili a livello nazionale. Ci dovrà essere un momento collettivo importante che vedrete comincerà nella direzione che a breve il partito avra. L’ altissima astensione è motivo di grande preoccupazione sia per chi perde che per chi vince, questo calo drastico testimonia due cose, la prima è che in un momento così difficile per il paese il dibattito politico non è sufficientemente in grado di accogliere la partecipazione dei cittadini, l’altro elemento è che in Abruzzo questa tendenza è stata accentuata dalle vicende che hanno determinato lo scioglimento della precedente legislatura. In presenza di un astensionismo così forte occorre ragionare sui numeri e non sulle percentuali, mi pare evidente che l’astensione abbia colpito maggiormente il Pd, ma il risultato di Di Pietro non è imprevedibile, perchè oltre ad essere il partito che esprimeva il candidato presidente ha ‘tirato’ anche molto sulle recenti vicende giudiziarie”.
Arturo Parisi, suo collega di partito, invece ha sostenuto: “Spero veramente che Veltroni rinsavisca, che legga finalmente il filo che lega i messaggi ripetuti che ci vengono dagli elettori a partire dal voto di aprile. La stagione della democrazia guidata dall’alto, che nelle primarie dello scorso anno trovò allo stesso tempo il suo punto più alto e quello più basso, è veramente finita. E ancor più finita è l’illusione della corsa solitaria. Anche se in Abruzzo abbiamo perso e in Trentino vinto, anche se Di Pietro è diverso da Dellai i due voti ci dicono entrambi che il Pd da solo non va da nessuna parte”. L’ormai accertato avversario di Veltroni aggiunge: “Proprio perchè le primarie per il comune di Bologna sono cosa diversa dalla consultazione regionale abruzzese, il vistoso crollo della partecipazione verificatosi in ambedue le consultazioni ci dice poi che tra gli elettori democratici si va sviluppando un processo di grave smobilitazione che, come avvenne già in primavera nelle elezioni nazionali, romane e siciliane li sta spingendo in misura crescente verso l’astensionismo”.
A prima vista (ed anche a seconda) sembrano essere rappresentanti di due forze poltiche diverse, ma tutti e due non si accorgono di come sia la dimensione ‘ideale’ del partito a non trovare spazio nella sensibilità dell’elettorato.
Dal suo limbo Veltroni, poi, ha commentato: “Il dato dell’astensionismo è impressionante. In Abruzzo ha votato il 30 per cento in meno: vuol dire che c’è malessere, stanchezza e critica anche nei nostri confronti. Dobbiamo fare di più sulla questione etica. Dobbiamo essere sereni con noi stessi e poi con gli altri. Berlusconi non si può permettere di parlare, il 10 per cento dei suoi parlamentari ha problemi di questo tipo”.
Secondo Veltroni “bisogna intervenire con grande determinazione. Meglio pagare un prezzo elettorale subito, ma garantire in futuro un futuro al partito senza comprometterlo”.
Non c’è che dire, il segretario del Pd di ora in ora cambia idea, dal “dialogo con Berlusconi” alla “questione etica”, passando dal “correre da soli” alla “stanchezza e critica anche nei nostri confronti”. Dopo essersi convinto di aver costruito la “la più grande forza riformista della storia italiana”.
Le prossime elezioni europee probabilmente saranno testimoni di implosioni a catena, che coinvolgeranno sia la galassia impazzita del centro-sinistra sia sinistra assoluta. Tuttavia queste forze politiche, occupate nel trovare un senso alla propria esistenza e dirette da gruppi dirigenti per nulla in grado di comprendere e rappresentare i desideri e le aspirazioni dei cittadini progressisti, sembrano destinate ad importanti mutazioni ‘genetiche’. E non è detto che il Pd sopravviva a lungo così com’è.
Intanto la mutazione genetica del Pci di Berlinguer da partito del cambiamento in forza di ‘gestione del potere’ (dopo i passaggi Pds, Ds e la fusione con un conglomerato in gran parte di origine clientelare ed ex Dc in ossequio alla poco convincente icona del ‘riformismo’) ha aperto la voragine della questione morale, forse oggi il punto centrale sul quale il giovane Pd rischia il suicidio. Dopo numerosi coinvolgimenti in inchieste giudiziarie (per nulla nella tradizione della sinistra ‘storica’ italiana) nella notte il sindaco di Pescara e segretario regionale del paartito, Luciano D’Alfonso, è stato arrestato e messo ai domiciliari. Assieme a D’Alfonso sono state arrestate altre due persone: l’imprenditore dei servizi cimiteriali di Pescara De Cesaris, l’ex braccio destro del sindaco, Guido Dezio, già arrestato in passato per inchieste in cui D’Alfonso era indagato. L’inchiesta riguarderebbe la gestione dei servizi cimiteriali.
La Procura di Pescara, a poche ore dalla chiusura dei seggi, avrebbe accertato movimenti di denaro tra De Cesaris e l’ex collaboratore del sindaco D’Alfonso, Guido Dezio. Da fonti della Procura si è appreso che a Dezio sarebbero stati trovati elenchi di passaggio di denaro da parte della ditta di De Cesaris nel corso di una ulteriore perquisizione nella sua abitazione. Secondo la Procura sarebbero stati poi riscontrati effettivamente movimenti di denaro, con tanto di prove.
In un colloquio avvenuto la scorsa settimana con il pm Varone, D’Alfonso si sarebbe difeso dicendo di non sapere nulla di questi movimenti e avrebbe anche confermato al giudice le sue dimissioni da sindaco e da segretario regionale del Pd. Salvo comunicarlo ai cittadini.
Da oggi comincia senza ombra di dubbio la fase due del Pd e nessuno è in grado di dire dove porterà , ma la leadership di Veltroni, dopo tanti errori, si potrebbe avvicinare al tramonto. Forse ancor prima delle elezioni europee del prossimo anno.


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