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“La felicità porta fortuna”, o quasi.

Autore: admin. Data: lunedì, 15 dicembre 2008Commenti (0)

Viene pubblicizzato come un film spensierato e adatto al clima che si vuole forzatamente allegro durante il periodo natalizio, ma quando si esce dal cinema dopo la visione di “La felicità porta fortuna” ci si sente tutt’altro che alleggeriti. La recensione per “Tu inviato”

Leggendo le varie recensioni e critiche, ci si aspetterebbe di essere contagiati dall’ottimismo e dalla positività della protagonista Poppy e di distaccarsi un po’dalla cruda e fredda realtà londinese, invece il personaggio interpretato dalla brava Sally Hawkins è terribilmente innaturale e forzato e, di conseguenza, gli altri che le si oppongono risultano ancora più veri nelle loro problematiche esistenze. Il regista britannico Mike Leigh, divenuto dfamoso per il bellissimo “Segreti e Bugie”, era con molta probabilità cosciente di produrre questa sorta di distonia nella fruizione, tuttavia l’effetto appare un po’ troppo cercato e l’allegria di Poppy, mantenuta a tutti i costi, diventa indisponente, spingendo quasi lo spettatore ad alzarsi per abbandonare la sala.

Poppy, più che una trentenne positiva e solare, sembra una ragazzina viziata e inconsapevole, che si diverte ubriacandosi con le amiche e la sorella minore, e che invade l’esistenza degli altri con il motto “Sorridi! La vita è bella”, senza preoccuparsi minimamente del perché gli altri siano tristi o nervosi. Il suo modo di fare, pieno di smorfiette e moine, rischia di annoiare.
L’unico personaggio che veramente potrebbe essere funzionale alla storia è l’istruttore di guida Scott, interpretato da Eddie Marsan. Orribile nel carattere come nell’aspetto: privo di sorrisi, con i denti gialli e lo sguardo chiuso nella paranoia e nel risentimento. L’antitesi perfetta di Poppy, insomma. E, infatti, è l’unico a far esplodere l’unico vero conflitto della trama. Stanco del modo di fare della ragazza, illuso dalle sue smorfiette ammiccanti e dal suo perenne aperto sorriso, tornato brutalmente alla cruda realtà dalla vista di lei in compagnia di un altro, l’uomo scarica su Poppy tutte le parole, i sentimenti e le illusioni che la stessa le ha provocato nel periodo di scuola guida. Risultato: la ragazza abbandona le lezioni di Scott, ma non mette in discussione neanche un attimo il proprio comportamento, privando quindi il film di un finale illuminante. Nel senso che, neppure alla fine, si trova una ragione all’ingenuità indisponente di Poppy. Scott poteva essere un buon personaggio per aiutare la protagonista ad avere un’evoluzione verso la maturità, invece, nel dialogo finale tra Poppy e la migliore amica, viene dipinto solo come un poveraccio che non ha capito la bontà della Hawkins.

Considerando che il titolo originale del film è “Happy-Go-Lucky”, letteralmente “persona spensierata”, viene da domandarsi che cosa si intenda effettivamente con l’aggettivo “spensierata”. Perché, da come si conclude la storia di Leigh, la spensieratezza di Poppy finisce per diventare quasi menefreghismo di fronte ai disagi e alle nevrosi di tutto il mondo circostante.
Ci sta l’essere sopra alle righe, originali, ottimisti, entusiasti della vita, ma si può forse non mettersi mai in discussione, evitando così di crescere e maturare? La sensazione che si avverte di fronte al ritratto della protagonista è di un’allegria esagerata e innaturale. Tuttavia, le infinite stucchevoli smorfie di Poppy hanno conquistato la stampa a Berlino e hanno valso a Sally Hawkins l’Orso d’Argento per la miglior interpretazione femminile.

Annalisa Andruccioli

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