Israele: massacro a Gaza
Ignorando le convenzioni internazionali Tel Aviv ha scatenato un pesante bombardamento sulla Striscia di Gaza uccidendo oltre 150 persone. Dietro l’attacco un calcolo politico-militare irresponsabile e pericoloso per tutto il Medio Oriente.
Violando qualunque norma di diritto internazionale conosciuta questa mattina lo stato di Israele ha dato il via all’annunciata rappresaglia sulla Striscia di Gaza. Alle 10,42 le agenzie hanno cominciato a battere notizie secondo le quali in diversi raid aerei l’aviazione di Tel Aviv ha bombardato la città più importante del territorio palestinese controllato da Hamas.
Nei mesi scorsi Israele aveva in gran parte bloccato il passaggio verso la Striscia di cibo, carburante, generi di prima necessità, come anche l’Agenzia delle Nazioni Unite per il supporto e l’aiuto ai rifugiati Palestinesi (Unrwa) aveva denunciato. Dopo la cessazione di una tregua, il 19 dicembre scorso, causata dall’uccisione da parte delle Forze Speciali di Tel aviv di alcuni palestionesi e durante la quale il governo di Ehud Olmert aveva continuato a tenere sigillata la frontiera producendo una seria crisi umanitaria, i militari di Hamas avevano reagito all’embargo non dichiarato col lancio di missili verso il territorio israeliano.
Il popolare ed autorevole quotidiano israeliano Haaretz ha riassunto la vicenda: “Circa 200 razzi Katiusha e Qassam e diversi colpi di mortaio sono stati sparati da Hamas a Negev dalla fine della tregua del 19 dicembre”. Il ministro degli Esteri e candidata premier, Tzipi Livni, aveva ribadito in più occasioni la sua volontà di “rovesciare” Hamas. “Lo Stato d’Israele e un eventuale governo da me presieduto”, aveva affermato la Livni, “faranno del rovesciamento del regime di Hamas a Gaza un obiettivo strategico. I mezzi per realizzare tale obiettivo”, aveva aggiunto, “devono essere militari, economici e diplomatici”. Secondo un retroscena riferito da Haaretz, la Livni e il vicepremier Haim Ramon hanno parlato in più occasioni dell’esigenza di far cadere il governo di Hamas a Gaza. Ma sia il ministro della Difesa, Ehud Barak, sia il capo di Stato maggiore israeliano, Gabi Ashkenazi, avrebbero ammesso che l’obiettivo al momento sarebbe “irrealistico”.
L’attacco di oggi, secondo l’Haaretz, potrebbe essere considerato come una prova di muscoli per cercare di piegare il movimento islamico ed evitare, da adesso in poi, nuovi lanci di razzi da parte di Hamas. Tuttavia, il movimento islamico sembra tutt’altro intenzionato ad arrendersi e quindi la prospettiva di un cessate il fuoco ‘per paura’ è perlomeno velleitaria.
Il quotidiano israeliano mostra come il calcolo politico sia prevalente rispetto ai pericoli indotti dal lancio di missili, che in concreto hanno prodotto danni di piccola entità. Il rafforzamento del movimento radicale Hamas, per paradosso, è la conseguenza dell’intransigenza del governo Tel Aviv, per cui è facile prevedere un peggioramento della già drammatica situazione a Gaza.
Nei giorni scorsi Haaretz aveva pubblicato il risultato di un sondaggio secondo il qualem“il 46 per cento degli israeliani sostiene di non appoggiare un’invasione massiccia della striscia di Gaza da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il 40 invece sostiene l’operazione”. Altri sondaggi hanno mostrato che la maggioranza propende per il dialogo con Hamas, ma il governo ha rifiutato ogni dialogo, ha anche frequentemente dichiarato che sarebbe stato antitetico rispetto ai desideri del popolo israeliano.
Durante l’aggressione di stamattina, secondo la radio di Hamas, i raid aerei hanno ucciso 155 persone e fatto centinaia di feriti. Il bilancio comprende 120 morti a Gaza e altre decine a Khan Younis e Rafah, nel sud del territorio palestinese. I bombardamenti hanno colpito anche diversi bambini, colpiti mentre si trovavano all’interno della loro scuole o nei dintorni. Secondo quanto riferisce l’i'nviato della Tv satellitare ‘al-Arabiya’, in questo momento la citta’ di Gaza è colpita da un black out elettrico mentre i caccia israeliani continuano a sorvolare la città.
Gli attacchi compiuti oggi dall’esercito israeliano erano però attesi e i militari di Hamas, secondo alcune fonti, avevano evacuato da giorni le postazioni più importanti. Tra gli obiettivi colpiti oltre al porto e ai centri della sicurezza sembra ci sia anche la sede della presidenza palestinese a Gaza e diverse stazioni di polizia.
Secondo la Tv araba ‘al-Jazeera’ le autorità egiziane stanno inviando decine di ambulanze e attrezzature mediche verso la Striscia di Gaza. Le emittenti televisive stanno trasmetendo le immagini di bambini per strada che piangono e di cadaveri riversi per le strade.
Il presidente israeliano, Shimon Peres, prima dell’aggressione aveva dichiarato: “Non abbiamo alcuna intenzione di entrare a Gaza e di far scoppiare una guerra nella regione”. Peres aveva annunciato che Israele avrebbe intrapreso tutti i passaggi necessari per mettere fine al lancio di razzi dalla Striscia, escludendo però la possibilità di rioccupare Gaza. “Israele non ha intenzione di andare alla guerra”, aveva detto Peres al quotidiano arabo ‘Asharq al-Awsat’.
Le forze armate però lo hanno smentito ed un portavoce ha detto che Israele è pronto ad allargare l’offensiva sulla Striscia di Gaza “se sarà necessario”. I militari dicono di aver colpito per “fermare gli attacchi terroristici” su Israele e di essere preparate ad “andare avanti”. “La nostra aviazione” ha aggiunti il portavoce, “è intervenuta in modo massiccio contro infrastrutture di Hamas nella Striscia di Gaza per fermare gli attacchi terroristici delle ultime settimane contro edifici civili israeliani. Abbiamo avvertito la popolazione civile della Striscia di Gaza che avremmo attaccato e Hamas, che si nasconde tra la popolazione civile, è l’unica responsabile di questa situazione. Le nostre operazioni andranno avanti e, se necessario, saranno allargate”.
Alla luce delle informazioni diffuse da Hareetz e dalle immagini trasmesse dalle televisioni locali appare chiara la strumentalizzazione dei fatti operata da Tel Aviv, il cui scopo è colpire Hamas, perchè il movimento radicale palestinese, uscito vincitore dalle ultime elezioni nella Striscia, attua una politica non gradita dal governo iraeliano.
E probabile che nelle prossime ore, se non giorni, l’offensiva continuerà. Intanto le cancellerie occidentali, come sempre, non censurano le violazioni del diritto internazionale compiute dal governo israeliano, mentre l’informazione italiana isniste nel fornire un quadro parziale della situazione.
Russia, Unione Europea, numerosi governi e l’Autorità nazionale palestinese hanno chiesto alle autorità israelianè di interrompere subito l’offensiva militare. Hamas, intanto, ha chiamato la popolazione a regire. George W. Bsuh, ormai alla scadenza del suo mandato, invece non ha invece chiesto la fine del raid aereo israeliano. “I ripetuti lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele devono cessare perché la violenza finisca. Hamas deve porre fine alle sue attività terroristiche se vuole giocare un ruolo nel futuro del popolo palestinesi”, ha detto il portavoce Gordon Johndroe, per concludere con una frase che lascia interdetti sulla visione che l’amministrazione americana ha delle convenzioni internazionali: “Gli Stati Uniti inoltre chiedono ad Israele di evitare vittime tra i civili mentre colpisce Hamas a Gaza”.
L’unico risultato ottento da Tel Aviv è stato quello di rendere la situazione ancora più grave, come sempre accade quando le armi prendono il posto della diplomazia.
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