Israele intensifica l’aggressione
Continuano i bombardamenti sulla Striscia di Gaza e la situazione generale è ormai terribile. Nelle ultime ore aerei da combattimento israeliani hanno ucciso dieci palestinesi e il numero complessivo delle vittime civili continua a salire.
Funzionari medici hanno fissato il bilancio totale delle vittime palestinesi da sabato scorso, giorno in cui è iniziata l’offensiva, a 347 morti e oltre 800 feriti.
Il quotidiano israeliano Haaretz rende noto che in un attacco affettuato contro l’abitazione di un dirigente di Hamas è stata attaccata una casa nel campo profughi di Jabaliya, ma com’era prevedibile per motivi di sicurezza l’uomo si era rifugiato altrove e così al suo posto sono morte sette persone. Un altro raid ha colpito la casa di Jabaliya Abdel-Karim Jaber, amministratore dell’Università islamica, anche lui nascosto in altro luogo, e non si è al corrente se anche in questo caso vi siano vittime ‘collaterali’. Missili, poi, hanno colpito edifici della stessa Università islamica di Gaza City, distruggendone cinque. Un portavoce dell’area militare della Jihad islamica, Abu Hamza, ha detto che un importante comandante della stessa organizzazione è stato ucciso per strada, nei pressi di casa sua.
Dall’inizio dell’aggressione, sabato mattina, aerei di Israele hanno bombardato 325 obiettivi, riducendo in macerie decine di edifici e provocando un altissimo numero di feriti, che ormai riempiono tutti gli ospedali di Gaza a corto di medicinali. Le strade della città sono deserte, in un’atmosefa di distruzione tra incendi e colonne di fumo. Nella giornata di ieri era stato polverizzato un edificio accanto alla casa del premier di Hamas, Ismail Haniyeh. Le Idf (Forze di difesa israeliane) hanno comunicato che anche forze navali bombardano dal mare.
Da parte israeliana di contano cinque vittime, mentre uma motovedetta con la stella di David ha colpito un’imbarcazione di militanti umanitari che cercavano di portare via mare medicinali e generi di soccorso alla popolazione palestinese.
Ormai appare chiaro che l’obiettivo del governo di Tel Aviv è quello di annientare Hamas, che però gode un vasto consenso nella Striscia, per cui l’operazione sembra piuttosto rafforzarne il ruolo. Centinaia di mezzi corazzati sono al confine e la possibilità che sia lanciata un’offensiva di terra è alta. Il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha definito una ”guerra senza quartiere contro Hamas e i suoi mandatari” l’azione in corso, mentre il suo viceministro, Matan Vilnai, ha avvertito che l’esercito è ”pronto a una lunga operazione, è pronto ad alcune lunghe settimane di operazioni’.
Nello stesso tempo si avvicinano le elezioni politiche in Israele e a sei settimane dal voto è favorito il partito di destra Likud. Il governo centrista ha detto che l’offensiva punta a fermare il lancio di razzi palestinesi, iniziato con la fine della tregua semestrale scaduta lo scorso 19 dicembre, ma la preparazione di un’azione militare di queste dimensioni prevede tempi di prearazione non brevi, per cui forse il tentativo di recuperare consensi con l’uso strumentale di una guerra potrebbe essere nei piani di Ehud Olmert.
Sul fronte diplomatico, la presidenza francese di turno dell’Ue ha convocato per questo pomeriggio a Parigi una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dei 27 per discutere la situazione in Medio Oriente e in particolare a Gaza. In un comunicato diffuso a Parigi, il ministero degli Esteri francese ha spiegato che ”i ministri esamineranno il possibile contributo dell’Unione europea alla soluzione della crisi attuale, in collegamento con gli sforzi della comunità internazionale, in particolare quelli del segretario generale delle Nazioni Unite”. Al vertice europeo non sarà presente il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che illustrerà le posizioni del governo davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato.
Mentre Tel Aviv iniste nella sua politica avventurista il clima generale del Medio Oriente peggiora. Il leader egiziano Hosni Mubarak è criticato nel suo Paese e in Libano, Giordania e Libia. In Yemen il consolato di Egitto ad Aden è stato assalito. Si accusa il presidente di tenere chiuso il confine con Gaza, aumentando l’isolamento dell’area e di non aver impedito l’attacco israeliano. La presenza del ministro degli Esteri di Tel Aviv al Cairo, Livni, due giorni prima dell’inizio dei raid aerei lascia infatti supporre che Mubarak fosse a conoscenza dei piani di Israele.
Il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che guida una forza anche militare molto efficiente e numerosa in Libano ha chiesto agli egiziani di manifestare contro Mubarak per consentire la riapertura del valico di Rafah, ricorrendo nel caso ad azioni di forza. Anche a Teheran e Damasco si contesta Mubarak.
L’equilibrio egiziano è apparentemente stabile, ma il Paese del Nilo è un sistema tenuto in piedi da un apparato corrotto e repressivo, per cui non è mai chiaro cosa avvenga all’interno del Partito Nazionale Democratico al potere.
In Italia centro-destra e Partito democratico, pur con distinzioni, mostrano totale inconsapevolezza sull’importanza dei diritti civili. Tra le forze che sostengono il governo in molti prendono le difese di Israele, sostenendo il suo legittimo diritto a difendersi dagli attacchi terroristici di Hamas. Francesco Nucara, Italo Bocchino, Isabella Bertolini e Daniele Capezzone sono d’accordo con Maurizio Gasparri che sostiene: “Hamas vuole distruggere Israele. Per questo ha continuato a lanciare missili da Gaza e di fronte a questa continua folle aggressione dei terroristi palestinesi Israele,come chiunque al suo posto, ha il diritto di difendere la sua vita e la sua esistenza”.
Tutti ignorano non solo il diritto internazionale, ma anche il senso della misura, poichè appare difficile che Hamas sia in grado di “distruggere” Israele che possiede uno degli eserciti più armati ed efficienti del mondo ed è anche in grado di utilizzare la bomba atomica.
Piero Fassino, ministro degli Esteri ombra del Pd, invece invoca una tregua: “La soluzione non può essere militare”, ma poi aggiunge: “Anche gli israeliani che subiscono attacchi gravi e intollerabili nei villaggi del Sud sbaglierebbero a sottovalutare oggi la simpatia verso Hamas che la loro reazione sta provocando nei Territori, gli spazi di propaganda lasciati ad Hezbollah e al governo iraniano, i fermenti in tutto il mondo arabo. Fassino pensa che “oggi Hamas è un ostacolo alla pace”, anche se “l’obiettivo delle diplomazie oggi non può essere che quello di costruire nel più breve tempo possibile le condizioni della tregua”.
Fassino ingnora che al di la delle valutazioni sulle posizioni politiche di chiunque, è stato un voto popolare a dare ad Hamas il governo di Gaza e nessuno può decidere di rovesciare un governo con le armi perchè non ne condivide la opinioni o le scelte. Il ministro ombra del Pd, infine, non particolarmente esperto di politica internazionale, ignora che il blocco imposto da Tel Aviv sulla Striscia di Gaza ha prodotto in questi anni una situazione permanente di crisi umanitaria, che di certo non giustifica il lancio di missili contro il territorio di Israele, ma spiega i motivi che hanno portato i palestinesi all’esasperazione. Se si fosse imposto al governo israeliano il rispetto delle convenzioni internazionali e delle risoluzioni dell’Onu oggi non ci sarebbe la crisi. Infine Fassino fa finta di non capire che proprio l’Italia corre il rischio maggiore in caso di estensione del conflitto. Durante il governo Prodi, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, volle inviare nell’area una forza militare di interposizione, dopo un’altra aggessione israeliana, quella volta in Libano. Le decisioni di Hezbollah di queste ore rischiano, in caso di estensione del conflitto, di coinvolgere i nostri soldati, per nulla attrezzati ad affrontare scenari di guerra. E questo andrebbe spiegato ai cittadini italiani.


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