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Gli svizzeri-italiani contro Gelmini

Autore: . Data: martedì, 23 dicembre 2008Commenti (0)

Nei giorni scorsi è arrivata fino al Quirinale la protesta degli insegnanti italiani residenti in Svizzera contro i tagli previsti dal Governo Berlusconi all’insegnamento dell’italiano.

Mentre il ministro Gelmini ed il governo negano che la scuola italiana abbia subito tagli massicci la protesta arriva anche dalla Svizzera. Ignorati dai media i giovani d’oltralpe hanno incontrato Napolitano.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha invitato al Quirinale  trenta allievi dei “Corsi integrativi di Lingua e Cultura Italiana” che con altri ragazzi di diverse scuole italiane hanno realizzato lavori sul 60esimo della Dichiarazione dei diritti umani e della Costituzione Italiana.

I giovani studenti arrivati da Berna erano contenti per l’occasione, ma non del tutto. Su di loro peseranno i tagli che il governo Berlusconi ha deciso per i fondi destinati all’insegnamento dell’italiano nel mondo. Un taglio di 200mila euro su 400mila. Per la Svizzera, dove i corsi coinvolgono circa 14mila ragazzi, potrebe voler dire un dimezzamento dei corsi, degli insegnanti, e soprattutto degli allievi.

Pinuccia Rinaldi, una delle insegnanti presenti all’incontro col presidente della repubblica ha detto: “I tagli rappresentano un fatto d’indubbia gravità, perché l’insegnamento della lingua e della cultura italiana rappresentano per questi ragazzi di terza e quarta generazione il modo migliore per mantenere un legame con il loro d’origine. La Costituzione sancisce il diritto allo studio, ma bisogna che questo diritto venga concretamente sostenuto con un impegno economico”.

La delegazione arrivata dalla Svizzera intendeva consegnare personalmente al Capo dello Stato una lettera quale si manifestavano le preoccupazioni per la situazione, ma il protocollo e le misure di sicurezza l’hanno impedito, così sono dovuti accontantare di lasciarla i funzionari del Quirinale, sperando che il presidente la legga.

All’incontro era presente il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini, che come è solita fare, di fronte alle obiezioni svizzere ha risposto: “Non ci sono tagli, ma semplicemente una migliore razionalizzazione dei fondi a disposizione”.

Da 400mila euro su 200mila che vorrà dire per il ministro? Ad un giornalista elvetico Gelmini ha ribadito: “Non è cosi, stia tranquillo, niente tagli, nemmeno per la Svizzera”.

La tecnica di omettere, di rilasciare dichiarazioni non verificabili, non ha rassicurato la delegazione bernese, visto che il provvedimento, nell’ambito della “finanziaria” dei prossimi tre anni, è già stato votato dal parlamento italiano un paio di mesi fa.

Franco Narducci, un deputato eletti al parlamento italiano grazie al voto degli italiani in Svizzera ha detto: “Abbiamo preso diverse iniziative, ma dobbiamo ammettere che finora non abbiamo ottenuto nulla”.

E uscendo dal Quirinale, un altro docente, Amedeo Impedovo, ha sottolineato un’evidente contraddizione: “Prima danno il diritto di voto agli italiani all’estero, ma poi non garantiscono l’apprendimento della lingua italiana ai loro figli”.

La speranza di studenti ed insegnanti svizzeri è ora legata alle decisioni della Confederazione elvetica. La Svizzera riconosce i loro corsi a livello scolastico e si crede possa almeno in parte sopperire ai tagli decisi da berlusconi e Gelmini.

“Anche in nome di una sana politica di integrazione”, hanno detto tutti insieme. Il Presidente, intanto, avrà letto la loro lettera e risponderà?

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