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Enzo Tortora, 80 anni fa

Autore: . Data: martedì, 2 dicembre 2008Commenti (0)

Era nato a Genova il 30 novembre 1928. Notissimo conduttore televisivo e vittima di un clamoroso errore giudiziario, fu assolto definitivamente dalla Cassazione il 17 giugno 1987. Si ammalerà di cancro poco dopo e morirà a Milano nel maggio 1988.

La prima apparizione in video di Enzo Tortora risalì al 1956, quando presentò, in coppia con Silvana Pampanini, ‘Primo applauso’. Anche se al grande pubblico della domenica si fece conoscere nel febbraio 1965, iniziando a guidare ‘La Domenica Sportiva’, che da allora cambiò volto, grazie alla presenza degli ospiti in studio.

A quel periodo risale la sua conduzione dei ‘Giochi senza frontiere’, programma ricordato dai ragazzi dell’epoca perché metteva a confronto (in competizioni su discipline sportive più o meno note) atleti di nove Paesi europei.

A fine 1969, al massimo della sua popolarità, Tortora venne licenziato dalla Rai in seguito ad un’intervista nella quale aveva definito la tv di Stato come “un jet supersonico pilotato da un gruppo di boy-scouts che litigano ai comandi, rischiando di mandarlo a schiantarsi sulle montagne”.

Peregrinò per alcuni anni tra la televisione svizzera (alla quale aveva già collaborato in gioventù) e alcune emittenti private lombarde finché, con la riforma Rai del 1976 e la nascita delle reti concorrenti, approdò a RaiDue assumendo la conduzione di ‘Portobello’: trasmissione spostata in fretta e furia dalla seconda alla prima serata in seguito allo straordinario successo di pubblico.

Ispirata nel nome al celebre mercatino londinese verrà poi considerata la madre della televisione degli anni novanta. Ma la carriera di Tortora stava per subire uno stop inaspettato. Precisamente il 17 giugno 1983, venne arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli.

Le accuse si basarono sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso e Pasquale Barra accanto ad altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata. L’accusa si basava di fatto su un’agendina trovata nell’abitazione di un camorrista con sopra scritto a penna un nome che apparve essere all’inizio il suo, con a fianco un numero di telefono.

Seguenti perizie calligrafiche provarono che il nome non fosse Tortora bensì Tortona. Il recapito telefonico non era quello del presentatore e l’unico contatto che Tortora ebbe con Giovanni Pandico fu per dei centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, che erano stati indirizzati al presentatore perché venissero venduti all’asta del programma Portobello.

Tortora scrisse una lettera a Pandico per scusarsi, in quanto la redazione di ‘Portobello’ li aveva smarriti. La vicenda si concluse con un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire. Ma probabilmente Pandico mauturò il desiderio di una vendetta terribile.

Nel giugno del 1984 Enzo Tortora venne eletto deputato al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sosterrà le battaglie giudiziarie.

Il 17 settembre 1985 Tortora fu condannato a dieci anni di carcere, principalmente grazie alle accuse di vari pentiti. Il 9 dicembre 1985 il Parlamento Europeo respinse all’unanimità la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’eurodeputato Tortora per oltraggio a magistrato in udienza.

Il 31 dicembre 1985 si dimise da europarlamentare e, rinunciando all’immunità parlamentare, restò agli arresti domiciliari.

Finché il 15 settembre 1986 Tortora venne assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli e i giudici smontarono in tre parti le accuse rivolte dai camorristi, per i quali iniziò un processo per calunnia: secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore – quelli legati a clan camorristici – dichiararono il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena.

Enzo Tortora tornò in televisione il 20 febbraio del 1987, e riprese ‘Portobello’. Il ritorno in video fu toccante, con il pubblico in studio che lo accolse con un lungo applauso. Tortora, leggermente invecchiato e fisicamente molto provato dalla terribile vicenda passata, pronunciò una frase divenuta famosa:

«Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta».

Tortora fu assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione il 17 giugno 1987, a quattro anni esatti dal suo arresto. Il caso Tortora portò, in quello stesso anno, al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: in quella consultazione votò il 65% degli aventi diritto, l’80% dei quali si espresse per l’estensione della responsabilità civile anche ai giudici.

Conclusa in anticipo, causa malattia, la conduzione del suo ultimo programma televisivo intitolato ‘Giallo’ andato in onda nell’autunno 1987, Enzo Tortora morì la mattina del 18 maggio 1988 nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore. Al notissimo presentatore è stata dedicata la Biblioteca Enzo Tortora a Roma e la Fondazione per la Giustizia Enzo Tortora, presieduta dalla compagna, Francesca Scopelliti.

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