Crisi? Ecco la pornotassa
Una soluzione per il carovita
Riemerge dalle nebbie del piano anti-crisi governativo, tutt’altro che chiarificato dall’intervento di venerdì del ministro dell’Economia, quella che per anni è stata la segreta pulsione di alcuni settori del centrodestra: la porno-tax. Dimenticata nella sua ideazione originaria (nel 2002 fu proposta dal deputato di Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta) e, tre anni più tardi, in quella rimaneggiata della Santanchè, oggi il governo Berlusconi riesce a renderla applicabile infilandola nella manovra novembrina di cui tanto si è vociferato, ben nascosta da provvedimenti più importanti quali il raddoppio dell’iva per le pay-tv o la riduzione delle detrazioni per chi migliora l’efficienza energetica della propria abitazione.
Il nome dice già tutto. Si mira a colpire l’imponente industria mediatica del sesso e la batosta non sembra essere leggera: un aggravio di tassazione del 25 per cento per chi produce e commercializza materiale pornografico. E peraltro lo si fa con una solerzia degna di miglior causa, dato che già i proventi del 2008 verranno tassati secondo la nuova norma.
I primi problemi arrivano con le definizioni: cos’è porno e cosa no? E’ presto detto: secondo il decreto verranno tassati giornali e riviste specializzate, compresi dvd ed allegati ed “ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti”.
Il che porta a pensare che, laddove le scene fossero superrealistiche ma soltanto simulati l’opera non subirebbe tassazione. Altro in merito – almeno fino ad un decreto chiarificatore del presidente del Consiglio, dovuto entro i prossimi sessanta giorni – non è dato sapere. Pare sicuro però il contributo del ministro della cultura, Sandro Bondi, incaricato di separare, non si sa con quali criteri, il “soft” dall’”hard”.
Ce n’è a sufficienza per far divertire tanto i giornali stranieri, che già si stanno sbizzarrendo sull’argomento, quanto i blogger nostrani, all’attacco della neonata pornotassa con i più svariati argomenti. C’è chi la butta sul ridere, chiedendosi maliziosamente quali metodi userà il ministro per decidere quali opere vanno tassate e quali no, ma c’è anche chi, ben più seriamente, puntualizza l’incoerenza di un presidente del Consiglio proprietario di tre reti ad altissimo tasso di nudità ed eros (più o meno simulato) che si accanisce però contro il business del porno. Ma già la supertassa Sky ha aperto altre vivacissime discussioni.
La bocciatura più cocente, perché circostanziata e ragionata, viene però proprio da Rocco Siffredi, uno che l’industria del porno la conosce bene: “L’Italia si dimostra bigotta e moralista, non ci ricaveranno niente, l’unica cosa tassabile sarà l’oggettistica. Ormai i dvd non si vendono più, il sesso si trova su Internet, e su YouPorn possono entrarci anche i bambini. Vergogna”.
Carlo Crudele


beh, però i servizi a pagamento sul web sarebbero tassabili e credo che siano un notevole giro di soldi. Non so se è da questo che un governo dovrebbe partire, però probabilmente un po’ di cassa dal porno mi sembra molto realistico pensare di poterla fare (non dai dvd magari)
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