Crash. Se l’Auto non regge la crisi
“Non tutte la case produttrici di auto sono destinate a sopravvivere alla crisi. Non reggeranno quelle che producono meno di 5,5 milioni di auto all’anno”. Parole di Sergio Marchionne, uomo Fiat.
Per Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, è in arrivo una piccola apocalisse automobilistica. “La festa è finita”, ha spiegato ieri, come se per molti cittadini ci fosse mai stato motivo di festeggiare qualcosa. Ironia della sorte, ha usato le stesse parole che utilizzò l’avvocato Agnelli nel ’90, quando il Lingotto dovette affrontare la prima grande crisi.
Secondo Marchionne “per il 2009 Fiat è attrezzata per gestire e superare le incertezze”, poi occorrerà consolidare il settore a livello mondiale nel giro di 24 mesi. Arrivati ad allora, a detta dell’Ad Fiat, rimarranno solo sei grandi gruppi produttori a livello mondiale.
Ci saranno, ha sostenuto “un costruttore americano, un tedesco, un franco-giapponese, probabilmente con una ramificazione negli Usa, uno in Giappone, uno in Cina e un altro potenziale player in Europa».
Uno scenario nel quale la Fiat, con una produzione che è circa la metà di quella ipotizzata per la sopravvivenza da Marchionne, rischia di restare tagliata fuori a meno che, e sembra la cosa più probabile, non stia già pensando ad una qualche alleanza. Marchionne, infatti, ha ipotizzato infatti un nuovo modello di business, in cui l’indipendenza non è più sostenibile.
E se c’erano ancora dubbi sulla crisi dell’auto dopo il tracollo delle grandi di Detroit, dopo la Fiat che ormai non fa che aumentare le settimane di cassa integrazione e la Peugeot che annuncia 3.500 tagli, la crisi arriva a cascata su tutte le case automobilistiche.
Volvo, la casa automobilistica svedese che fa capo a Ford, ha annunciato che taglierà 4.616 posti di lavoro, la Mini, gruppo Bmw, dal 7 dicembre all’11 gennaio ferma la produzione nello storico stabilimento di Oxford e la Dacia vede cadere a picco la vendite.


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