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Cheney: “ho autorizzato la tortura”

Autore: . Data: mercoledì, 17 dicembre 2008Commenti (0)

Lo ha dichiarato all’Abc

Il vice presidente Usa ha ammesso di essere stato coinvolto processo di autorizzazione dei metodi duri di interrogatorio della Cia a Guantanamo, compresa la tortura del waterboarding. In un’intervista all’Abc, il vice presidente uscente ha confermato in pieno il ruolo di architetto e vero ispiratore della linea dura, al limite della legalità come ha determinato recentemente una commissione bipartisan del Senato, seguita nella lotta al terrorismo.

E non solo: contraddicendo la posizione assunta da George Bush, ha affermato la necessità che il campo di prigionia creato dagli americani nella base militare a Cuba rimanga aperto a tempo indefinito. “Ero al corrente di questi programmi e coinvolto nell’aiutarli ad avere le necessarie autorizzazioni” ha detto Cheney riconoscendo per la prima volta di aver avuto un ruolo specifico nel varo delle controverse tecniche di interrogatorio adottate con i “combattenti nemici”, tenuti prigionieri per anni a Guantanamo senza alcuna incriminazione formale.

Nessun dubbio del vice presidente anche riguardo alla legittimità del ricorso del waterboarding. Cheney ha ricordato poi che dopo l’11 settembre alla Cia “volevano sapere quello che potevano e non potevano fare: parlarono a me, come ad altri, per spiegate quello che volevano fare ed io ho dato il mio sostegno”.

Sul futuro di Guantanamo, che Bush sostiene da tempo di voler chiudere non appena gli Stati Uniti avranno risolto il problema di dove mandare i 250 prigionieri ancora detenuti, Cheney ha detto di ritenere che non bisogna accelerare la sua chiusura: “credo che dovrebbe avvenire quando sara’ finita la guerra al terrorismo”. Una fine che “nessuno puo’ dire quando verra’”, ha aggiunto Cheney paragonando Guantanamo ai campi di prigionia dove venivano tenuti i tedeschi catturati durante la seconda guerra mondiale. “Abbiamo sempre esercitato il diritto di catturare nemici e tenerli fino alla fine del conflitto” ha affermato, in netta contraddizione però con la posizione tenuta dall’amministrazione, che ha sempre negato lo status di prigionieri di guerra ai combattenti nemici per non dover garantire loro il rispetto della convenzione di Ginevra.

E se Bush recentemente ha espresso il rammarico per il fatto l’intelligence sulle presunte armi di distruzioni di massa sia stata errata, Cheney liquida come non importante questa questione, sottolineando che l’unica cosa che conta e’ aver fatto fuori Saddam Hussein. “Era un protagonista cattivo ed il paese sta meglio, il mondo sta meglio senza Saddam e credo che abbiamo preso la decisione giusta nonostante il fatto che l’intelligence fosse non centrata sui punti principali” ha detto.

In uno scenario del genere il sanguigno presidente venezuelano Hugo Chavez sostiene che il presidente statunitense George W. Bush dovrebbe essere processato davanti ad un tribunale internazionale per le vittime causate dal suo ”errore” di intervenire in Iraq.

In una dichiarazione ai giornalisti Chavez ha osservato in particolare: ”Bush ha detto ora che è stato un errore invadere l’Iraq. Dovrebbe andare davanti ad un tribunale internazionale per le migliaia di morti causati, principalmente civili, e visto che è lui che si è sbagliato”.

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