Cgil in piazza: “Non c’è giustizia sociale”

La crisi porta con sé conseguenze devastanti per milioni di cittadini. Oggi il sindacato di Epifani sciopera e organizza 108 cortei. Ma qual è la sua “ricetta” per evitare il tracollo del Paese?
“Non può esistere solo economia di carta senza retroterra produttivo; denaro senza solidità patrimoniale. Quando, fino a qualche mese fa dicevamo queste cose eravamo tacciati di estremismo, adesso è un linguaggio molto usato, mentre molto meno usato è lo slogan sulle capacità autoregolatorie del mercato”.
Parla Fulvio Fammoni, della segreteria nazionale Cgil, che – alla vigilia dello sciopero generale – mette in fila alcuni argomenti, quelli che caratterizzano la sua organizzazione nella dura polemica contro il governo.
“Una crisi così devastante – spiega Fammoni – deve essere affrontata con interventi all’altezza sul versante produttivo, dei consumi, della tutela dell’occupazione ma anche programmando come se ne uscirà in positivo. Per questo servono politiche anticrisi ed anticicliche con al centro due valori fondamentali che dovrebbero essere chiaramente percepiti: giustizia sociale e fiducia nel futuro”.
Il Governo, è l’opinione della Cgil, non lo sta facendo. “Tanto è vero che ha presentato un decreto assolutamente insufficiente nelle quantità e sbagliato in molte modalità: è chiaro che non pensa alla prospettiva. Mentre, incurante della crisi, continua a portare avanti il proprio progetto di deregolazione: sulle forme di lavoro, sulla lotta al sommerso, sul diritto di sciopero, sul processo del lavoro, sul welfare, sul pubblico impiego e sulla scuola”.
Le proposte della Cgil, sono scritte nella piattaforma presentata il 5 novembre al Palasport di Roma e così riassumibili: sostegno all’occupazione con l’estensione delle tutele a tutte le tipologie di impresa e di lavoro; sostegno al reddito di lavoratori dipendenti e pensionati attraverso un intervento strutturale sul prelievo fiscale; interventi infrastrutturali pubblici immediatamente ‘canteriabili’; accesso al credito per le imprese; interventi sul welfare e a favore degli immigrati a partire da chi perde il lavoro e con l’attuale legislazione rischia di essere espulso.
Resta il fatto che il sindacato guidato da Guglielmo Epifani sciopera da solo, affiancato solo dalle organizzazioni di base (che hanno presentato una loro autonoma piattaforma rivendicativa), per denunciare l’inadeguatezza del governo nell’affrontare la crisi.
“Ma ai cittadini – sostiene Fammoni – mandiamo un messaggio positivo: la crisi si può e si deve affrontare con misure adeguate, non dicendo ai cittadini che devono spendere di più. Le politiche sbagliate aggravano invece la durata della crisi, la ripercussione sulle persone e, per questo, una grande organizzazione sociale come la Cgil mette in campo proposte e una mobilitazione adeguata a sostenere quelle proposte”.
Primi parziali risultati, si dice a Corso Italia, sono arrivati anche grazie alle iniziative di questi mesi, dunque è opportuno continuare fino a risultati adeguati per lavoratori e pensionati.
Anche se il governo, accanto a Cisl e Uil, definisce lo sciopero sbagliato perché riguarderebbe solo i garantiti, o perché non si dovrebbe scioperare durante una crisi così grave.
“Spesso – replica Fammoni – i critici sono gli stessi che ideologizzavano il valore della deregolazione del lavoro che ha portato a questo livello di precarietà, arrivando al punto che i precari, con la crisi, pagano due volte la loro condizione. La Cgil, piuttosto, chiede tutele e ammortizzatori per tutti, mentre il decreto anticrisi del governo prevede interventi parziali dal 2009 e lascia senza difesa i precari che perderanno il lavoro quest’anno”.
Sullo sfondo resta irrisolto proprio il nodo dell’unità sindacale, non secondario di fronte ad un Paese in simili condizioni di salute.
Dalla Cgil arriva però un messaggio di (relativa) fiducia: “Molte delle proposte al centro dello sciopero, sicuramente quelle sul fisco – sostiene Fammoni – fanno riferimento al merito di piattaforme unitarie. E’ evidente in questa fase una diversità di lettura sul come uscire dalla crisi. Così come è oggetto della discussione, a partire dal Libro Verde presentato dal Governo, una concezione diversa sul futuro del modello sociale e sul ruolo delle forze sociali e del sindacato. Non dobbiamo né rassegnarci né rinunciare a trovare percorsi di lavoro comune. Ma il percorso di unità sindacale si riannoda solo nella chiarezza, con un confronto esplicito sul merito e sul futuro del sindacato confederale”.
L’appello di Epifani.


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