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Casilino 900, la casa degli esclusi

Autore: . Data: martedì, 9 dicembre 2008Commenti (0)

Continua a Roma la ‘pulizia etnica’ nei confronti del popolo zingaro. L’attività del sindaco di centro-destra, Alemanno,  ha aperto anche un fronte polemico con il suo collega di Guidonia a chi è più razzista .

Nella capitale c’è il più grande campo d’Europa, un monumento all’inciviltà di cui ci si dovrebbe vergognare. Viene chiamato Casilino 900 e ci vivono oltre 600 persone provenienti da Montenegro, Kosovo, Macedonia e Bosnia. Non c’è luce e acqua, per illuminare si utilizzano piccoli gruppi elettrogeni, per bere c’è una fontanella. Non c’è fogna, ma solo sono i gabbiotti dei bagni chimici. Si sopravvive in baracche di compensato e lamiera, non ci sono sentieri asfaltati, per cui i bambini giocano nel fango e nella polvere. La sopravvivenza, in mancanza di qualsiasi aiuto pubblico, è permessa dall’accattonaggio, dalla vendita di materiale di ogni tipo trovato nei cassonetti ed anche da piccoli furti.

L’emarginazione in cui viene tenuto un popolo, considerato senza ragione nomade, poichè proviene in grandissimo numero da Paesi nei quali aveva radici stabili, ma dove le condizioni economiche ed altre discriminazioni hanno imposto l’emigrazione, è il primo fenomeno di esclusione ed autoesclusione dei romanì.  Gran parte della stampa, nel chiamare gli zingari ‘rom’, col nome di una delle diverse etnie che compone la nazione romanì, svela quanto sia addirittura poco nota  la storia di questo popolo.

I romaní sono in massima parte stanziali e hanno generalmente la cittadinanza del Paese in cui vivono, in Italia si calcola che oltre l’80 per cento abbia passaporto della Repubblica.

Le campagne sulla sicurezza e contro gli stranieri, lanciate dal centro-destra e mai contrastate col necessario vigore dal centro-sinistra, hanno generato negli ultii mesi un radicarsi di atteggiamenti razzisti che sarà molto difficile sradicare in futuro. Gli spettri lugubri della paura, per mezzo dei quali  si è pemesso il varo di misure restrittive dei diritti civili, erano e sono, per altro privi di fondamento (i reati erano e sono tuttora in forte diminuzione).

Con la scusa di ‘risanare’ le aree nelle quali questi cittadini abbandonati ed i loro fratelli immigrati sono costretti a vivere in assenza di un qualsiasi piano statale di assistenza la giunta Alemanno da mesi smantella i piccoli accampamenti nei quali questi cittadini vivono, senza offrire loro altra alternativa che lasciare la città. Intanto, sempre a dimostrazione della non conoscenza dei fatti, il campidoglio sta preparando il cosidetto ‘Piano nomadi’.

Il Casilino 900 alora potrebbe essere smantellato e i suoi abitanti allontanati dalla capitale e spediti a  Settecamini, ai confini con Guidonia. Filippo Lippiello, sindaco della cittadina ‘ospitante’ parla di assenza di comunicazione e di prevaricazione nei confronti dei comuni di cinta romana.è ha chiesto con durezza che, nel caso fosse vera la decisione di trasferire il Casilino 900, si avvii subito la procedura di sospensione del provvedimento.

Insomma, una lotta tra emarginatori. Alemanno, da parte sua invita a non creare “allarmismi” per una questione ancora “non affrontata”, anche perchè il provvedimento che riguarda gli zingari non è pronto.

La destra fascista chiede l’espulsione dei romanì, anche quì sulla base di una mistificazione. Il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore dichiara: “Al Casilino è stato accertato che i rom lì stanziati disponevano di beni per milioni di euro. Anziché essere espulsi, questi nomadi truffatori verranno trasferiti. Ma la delusione verso un centrodestra arrendevole e bugiardo è crescente: Alemanno sappia che noi a Guidonia siamo molto forti e che proprio li inizierà il nostro primo grande scontro, che sarà una bufera, con questa amministrazione comunale”.

Le parole roboanti e minacciose dell’esponente di estrema destra non raccontano la vicenda con esattezza. All’inizio del mese di dicembre durante un’indagine a quattro abitanti del campo sono stati sequestrati beni per oltre un milione di euro. La notizia diffusa in questo modo suscita scalpore, ma se la si osserva con attenzione indica altro. Il colonnello Massimiliano Macilenti del Ros spiega: “Il sequestro dei beni è da inquadrare in interventi portati avanti per colpire patrimoni di organizzazioni criminali, mafiose e no, che si sono instaurate nella Capitale. E’ lo stesso spirito investigativo che ci ha portato a rivedere alcuni acquisti nei locali pubblici di Roma finiti spesso in mano a ‘ndrangheta e mafia. Per noi  è importante intanto bloccare il riutilizzo di denaro di provenienza illecita”.

Insomma, con ogni probabilità prestanome per organizzazioni italiane, molto probabilmente ‘arruolati’ grazie allo stato di indigenza nel quale sono costretti a vivere. Come per le diverse emergenze i fatti vengono letteralmente distorti e si chiedono provvedimenti drastici.

Il presidente di Opera Nomadi, Massimo Converso, non accetta lo spostamento a Guidonia e ricorda che “se ne palra dal 1987″ e ripete la sua contrarietà dice “ai mega insediamenti”. Inoltre chiede che “entro il 2009 riprenda la raccolta differenziata nei campi che era stata interrotta nel 2006, con aree di stoccaggio all’entrata di ogni area”. Converso annuncia anche che in due municipi della capitale apriranno due mercatini rom prima di Natale aperti di domenica controllati dai vigili urbani. Deve essere sottolineato che il degrado ambientale determinato dagli insediamenti è dovuto alla mancanza di servizi di nettezza urbana e non ad una particolare ‘predisposizione genetica’ per gli abitanti a vivere in letamai.

Il presidente del V municipio di Roma, Ivano Caradonna del Pd, sotiene: “Sposare problema non serve.  Non si può pensare di risolvere il problema mandando ai confini di Roma questi insediamenti”. Si lamenta per la mancata concertazione e per il fatto che il campo a Guidonia “si aggiungerebbe a quello della Martora, a quelli di via Salviati e di via Salone”. Se il campidoglio non cambia idea Caradonna sarebbe disposto a incatenarsi per protesta. L’eponente democratico non affronta il problema della discriminazione e tanto meno quello delle garanzie sui diritti civili del popolo romanì.

Insomma, una corsa tra chi è più o meno razzista, una fotografia del Paese in uno scenario romano.

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