Brunetta: lo sciopero? Una follia
La diatriba tra governo e sindacati conosce vari colpi bassi, magari anche comprensibili. Ma è moralmente lecito definire “matto” chi rinuncia ad un giorno di salario per esprimere una protesta?
E’ ormai nota la passione del ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta per le esternazioni a ruota libera. Ieri pomeriggio le agenzie di stampa, anticipando un’intervista concessa dallo stesso Brunetta al ‘Quotidiano nazionale’, hanno riportato le sue opinioni in merito allo sciopero generale di oggi, organizzato dalla Cgil per denunciare l’inadeguatezza delle misure del governo per fronteggiare la crisi economica.
E proprio al cospetto della crisi, ha spiegato il ministro anti-fannulloni, lo sciopero generale della Cgil sarebbe “una follia”. Senonchè in piazza, profetizza, non saranno in molti, “anche perchè tra gli iscritti di Corso Italia cresce la disaffezione”.
“Saremo un milione, sommando le varie manifestazioni”, aveva ipotizzato l’altro ieri Enrico Panini, collaboratore di Epifani.
Brunetta ha replicato: “Non scherziamo, ci sarà la stessa proporzione che abbiamo riscontrato per lo sciopero del pubblico impiego: hanno detto di essere mezzo milione, erano 21.726”. In piazza, quindi, ci saranno “metà pensionati e l’altra metà lavoratori che evidentemente hanno solo una visione conflittuale”.
“Con questi chiari di luna – ha aggiunto inoltre il ministro – pensare a scioperi generali è una follia. In tutti i Paesi si cerca solidità ed equilibrio ed è triste vedere che da noi qualcuno segue una logica contraria. E’ da tempo che la Cgil è un partito e pensa di occupare spazi che escono dalla sua natura. Un sindacato esiste per fare i contratti, per dare risposte ai problemi”. Da ‘questo’ sindacato, dunque, “non c’è molto da imparare, visto che vive di luoghi comuni o tematiche non condivise persino dal Pd, che ha un’altra visione della crisi”.
A Brunetta ha replicato in serata Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci e Presidente della Commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura: “Il ministro – ha polemizzato Pagliarini – non ha perso l’occasione di esternare alla vigilia dello sciopero della Cgil, eppure si dà il caso che i ministri siano pagati per governare, non per improvvisarsi grilli parlanti ad ogni piè sospinto calpestando le scelte democratiche di chi rinuncia ad un giorno di stipendio per manifestare malcontento”.
Questo governo, ha affermato ancora Pagliarini, “non rispetta chi lavora, e lo sanno i precari costretti a rinunciare alle stabilizzazioni così come i dipendenti pubblici insultati quasi ogni giorno o i cosiddetti ‘garantiti’ cui viene precluso il diritto al rinnovo del contratto. Ma a palazzo Chigi non rispettano nemmeno chi rinuncia al salario in nome di una scelta di libertà e della ricerca di un futuro, e dovrebbero rifletterci coloro che, seduti in Parlamento tra i banchi dell’opposizione, inseguono inaccettabili accordi bipartisan”.
Al di là della polemica politica, salta agli occhi la deriva culturale (e anche morale) di un governo che non si limita a criticare la convocazione di uno sciopero da parte di un’organizzazione sindacale (la più rappresentativa, peraltro). Ma indugia negli atteggiamenti sarcastici, francamente poco rispettosi di quei cittadini pronti a rinunciare ad un giorno di stipendio per esprimere una legittima protesta.


mi domando con quale coraggio il ministro apra la bocca quando sono mesi e mesi che non svolge il suo lavoro di deputato, perché in aula lui non ci va, percependo però per intero lo stipendio da deputato, che ovviamente si somma a quello da ministro…
Ha il coraggio di parlare di fannulloni, ma visto che non fa il doppio lavoro non si capisce perché debba prendere il doppio stipendio, prelevandolo poi dalle dirette imposte tasse, pagate da noi cittadini piccoli piccoli piccoli!!!
Lascia un commento