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Bambini “fumatori” incalliti

Autore: . Data: giovedì, 4 dicembre 2008Commenti (0)

Succede a Taranto

In una città della Puglia i bambini fumano senza saperlo: succede a Taranto, dove un bambino che vive a ridosso dell’area industriale, inala in media 2,14 sigarette al giorno, cioè 780 all’anno.

Un abitante di Taranto, anche se vive in periferia e non fuma, inala 1,2 sigarette al giorno in una giornata senza vento, 2,3 sigarette al giorno se spira vento proveniente dalla zona industriale. E un operaio della cokeria dell’Ilva, in un turno di otto ore (dati riferiti comunque al 2000), può inalare, a seconda delle mansioni svolte, da 305 a 7.278 sigarette.

Sono i dati diffusi in uno studio dall’associazione ambientalista Peacelink, dall’Associazione italiana contro le leucemie (Ail) di Taranto e dal ‘Comitato per Taranto’.

L’elemento di riferimento per lo studio, è il benzo(a)pirene, il componente più cancerogeno degli Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) presente nelle sigarette. Le cifre sono frutto dell’incrocio di dati dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) Puglia, dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (Ispesl) e del direttore del Servizio di chimica ambientale dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, Federico Valerio.

Lo studio punta a far emergere il livello dell’inquinamento a Taranto. Anche in una giornata priva di vento, un abitante di Taranto comunque inala 1,2 sigarette al giorno, mentre da alcuni studi Ispesl rimasti riservati sino a due mesi fa, quando sono stati pubblicati dall’Arpa Puglia, è emerso che per i bambini del quartiere Tamburi di Taranto il 4 marzo 2004 è stata una delle giornate più nere, perché hanno inalato benzo(a)pirene equivalente a 128 sigarette.

Colpa di un micidiale vento spirato dalla zona industriale che ha sferzato il quartiere. Del resto, si sottolinea, nel suo III Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, datato 18 gennaio 2007, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra, ex Apat) ha scritto che il 93 per cento dell’inquinamento da Pm10 (polveri sottili) a Taranto è di origine industriale. Inoltre, sulla base dei dati di stima forniti dall’Ilva al ministero dell’Ambiente per il 2006 – si aggiunge – il 95,8 per cento degli Ipa inventariati nel registro Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) appartengono all’Ilva di Taranto.

“Se a ciò associamo il fatto – conclude lo studio – che il 92 per cento della diossina industriale inventariata nel registro Ines 2006 è statisticamente associata all’Ilva di Taranto, il quadro è preoccupante”. Per le soluzioni ambientalisti e Ail indicano due strade: il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per intervenire sugli Ipa di origine industriale, e i poteri del sindaco quale massima autorità sanitaria del territorio.


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