All’Ilva si muore
Oltre alla contaminazione da diossina, all’impianto siderurgico un altro operaio ha perso la vita sul lavoro. L’articolo per “Tu inviato”
E’ precipitato da un’altezza di 14 metri mentre effettuava operazioni si smontaggio all’interno dell’altoforno. Si chiamava Jan Zygmuntjan Paurowicz, aveva 54 anni, era polacco e lavorava per una ditta appaltatrice dell’Ilva di Taranto. Inutili i soccorsi dei compagni ed il trasporto all’Ospedale “Ss. Annunziata” dove l’operaio è deceduto poco dopo l’arrivo.
Si torna quindi a morire nel siderurgico più grande d’Europa. Un lento stillicidio le cui cifre parlano chiaramente di un’emergenza sociale inarginata: quello di Jan è il terzo incidente mortale nel 2008, il 44esimo negli ultimi 14 anni.
Naturalmente la procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell’impianto mentre le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato da subito uno sciopero di 24 ore delle aziende d’appalto operanti nell’altoforno 4 e altre 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori diretti e indiretti dell’Ilva.
Le dinamiche dell’incidente ricordano molto da vicino quelle dell’infortunio mortale avvenuto nello stabilimento lo scorso aprile, quando l´albanese Gjoni Arjan cadde dal tetto di un capannone. Anche allora l’operaio precipitò nel vuoto durante lavori di manutenzione e anche allora si trattava di un lavoratore di una ditta dell’appalto. Un mondo, quello dell’indotto dell’Ilva, popolato da lavoratori extracomunitari quasi sempre ingaggiati con contratti a termine per i quali la sicurezza non è cosa dovuta. Lavoratori che, anche in caso di incidenti mortali non disturbano molto la dirigenza del siderurgico poiché, da esterni, non gravano sulle statistiche ufficiali inerenti la sicurezza nello stabilimento.
Questa ennesima tragedia arriva peraltro in un momento delicatissimo del rapporto tra la città e l’azienda, per via dell’emergenza ambientale dovuta alle emissioni inquinanti e ai livelli elevati di diossine prodotti dall’Ilva. Mercoledì oltre 1150 capi di ovini sono stati abbattuti perché risultavano contaminati dalla diossina. Un durissimo colpo anche per gli allevatori del tarantino, solo parzialmente indennizzati, in un quadro economico generale sempre più asfittico per la città dei due mari.
Ilario Galati


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