Alitalia: scarpe vecchie a Berlusconi
Nonostante le feste natalizie i lavoratori di Alitalia continuano a lottare per i propri diritti. Ieri sono andati a Palazzo Chigi per regalare un vecchio mocassino usato al Cavaliere.
Ieri un centinaio di persone, la maggior parte lavoratori di Alitalia, hanno protestato contro la politica del governo, dando vita allo ‘scarpa day’, organizzato dall’Italia dei Valori. Il senatore dell’Idv, Stefano Pedica, ha detto che l’intenzione era quella di contestare “un governo capace solo di creare disoccupazione e di difendere gli interessi dei suoi amici”.
Un mocassino ‘usato’, addobbato con un fiocco natalizio, è stato portato a Palazzo Chgi, sede della presidenza del Consiglio e lasciato davanti al portone di ingresso sbarrato. I manifestanti avevano tutti con sè una scarpa vecchia, con la quale volevano ricordare la contestazione di Montazer al-Zaidi, il repoter che lanciò le sue scarpe contro il presidente Usa, George W. Bush, a Baghdad.
Pedica ha aggiunto: ”Non siamo violenti e non tiriamo scarponi. Li usiamo però come simbolo di protesta contro Silvio Berlusconi, che intende applicare lo scellerato metodo Alitalia a molte altre grandi aziende in crisi. La prospettiva è assistere nei prossimi mesi a 500.000 licenziamenti”.
I partecipanti alla contestazione erano partiti dal Quirinale, dove avavano chiesto aiuto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per poi recarsi a piazza Colonna, passando dinanzi alla sede di Forza Italia. Qui sono stati urlati alcuni slogan contro il premier. Solo a Pedica, accompagnato da tre manifestanti, è stato consentito dalla polizia di arrivare davanti al portone chiuso della presidenza del Consiglio. Lì il senatore ha depositato la scarpa, osservato da molti turisti stupefatti da una iniziativa così insolita. Numerosi i poliziotti e i carabinieri.
Si deve ricordare che a piazza Colonna, sede del governo, è vietato manifestare, sostare ed esporre cartelli di protesta. La decisione fu presa nell’ottobre del 2006 durante il governo Prodi e rafforzata in seguito con il transennamento della zona . Il ‘Palazzo’ non ama essere messo in discussione e, fatto unico nei Paesi democratici, esiste una limitazione territoriale alla libertà di espressione in prossimità della sede dell’esecutivo. Un altro segnale della situazione italiana che i Media e le forze politiche non rilevano, nascondendo la cosa dietro presunte esigenze di “sicurezza”.
Sempre ieri, due notizie diffuse dalle agenzie lasciavano perplessi. La prima, diffusa da “fonti vicine a Cai”, informava che quasi il 100 per cento dei lavoratori ai quali è stata presentata la lettera di assunzione della ‘cordata patriottica’ hanno accettato la proposta. Le stesse agenzie hanno omesso di informare che chi è stato chiamato da Cai non aveva altra alternativa. Inoltre i ‘convocati’ sono solo una parte al momento minoriataria dell’intero organico dell’ex Alitalia.
In una ‘disinformatia’ degna delle fasi più oscure della vita dell’ex Unione Sovietica (se ce ne sono state di limpide), sempre i Media non hanno spiegato perchè, se il successo è così straordinario, la prossima settimana continueranno gli incontri tra gli avvocati della Cai e i sindacati aderenti a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt e Ugl Trasporti sulla verifica di criteri di assunzione. Nonostante fin dall’inizio confederali e Ugl abbiano ‘dimenticato’ di sottolineare la nebulosità del piano industriale degli “eroi” di Berlusconi e accettato supinamente una situazione criticata da quasi tutti gli esperti del settore, di fatto permettendo non solo il ridimensionamento della Compagnia di bandiera, ma anche l’espulsione dal mondo del lavoro di non meno di ottomila persone con contratti a tempo indeterminato e stagionali (con una ricaduta sull’indotto di altre centinaia di addetti), il contenzioso è stato ineludibile e riprenderà martedì 30: si discuterà degli addetti alla pulizia di bordo e di altri aspetti che riguardano i lavoratori di terra. Il 29, pur non rappresentandoli perchè senza una neppure esigua presenza sindacale, le organizzazioni firmatarie dell’accordo discuteranno con Cai di piloti e assistenti di volo.
La seconda dichiarazione di ieri riguarda Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera. Secondo il parlamentare ”la vicenda Alitalia volge ad una conclusione positiva visto anche che quasi il 100 per cento dei lavoratori ha accettato la proposta dell’azienda. Si tratta di un grande successo ottenuto dal governo nonostante l’irresponsabilità di certo sindacato e i tentativi di strumentalizzazione dell’Italia di Valori di Di Pietro”. Bocchino ignora che il “quasi 100 per cento” riguarda sono quelli ai quali la lettera è stata inviata, non ‘tutti’ i lavoratori di Alitalia, ma solo una parte.
Il deputato di An, confluito nel Pdl di Berlusconi, è al centro di un’inchiesta su episodi di corruzione e per lui la magistratura napoletana aveva richiesto nei giorni scorsi la carcerazione, in una condizione di par condicio con il suo collega dell’opposizione, il Pd Lusetti.
Indipendentemente dai risvolti penali è stato diffuso dalla stampa il testo di una intercettazione che pone seri problemi etici sul comportamento dei rappresentanti dei cittadini.
Bocchino parla con l’indagato principale, l’imprenditore Romeo: “Quindi poi ormai…siamo una cosa…quindi…consolidata, un sodalizio, una cosa solida…una fusione di due gruppi”. Così l’oggi entusiasta fan di Cai, Bocchino, si rivolgeva a Romeo. I magistrati, sui fatti napoletani, sostengono l’esistenza di una “struttura organizzata unitaria” in una “ottica di contiguità, stabile comunanza e reciprocità di interessi che lega tra loro molti degli indagati”. Nella conversazione intercettata, secondo gli inquirenti, vi era la di chiarazione di “un soddisfatto Bocchino” all’esito del ritiro degli emendamenti più “fastidiosi” proposti dal gruppo consiliare di An con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service.
Potere e vecchi scarponi.
Nota per i lettori
Infine una nota di servizio per i lettori di InviatoSpeciale. Il nostro giornale fin dall’inizio della sua vita ha cercato di dare un’informazione puntuale e obiettiva sulla vicenda Alitalia. Accade sovente che nelle numerose critiche lasciate dai navigatori sui siti di altri Media si legga, come accade oggi sul ‘Messagero on line’: “Nessun giornale sinora ha scritto o si è informato sulle verità dell’evoluzione di cambiamento da Alitalia a CAI !!!”.
Noi rivendichiamo la nostra strada solitaria di correttezza e preghiamo chi ci legge, se dovesse imbattersi in commenti di quel genere ed aver intenzione di intervenire nelle discussioni, di citarci. Non solo per noi stessi, al momento siamo anche in fermo tecnico, ma per consentire a chi non ne fosse a conoscenza di ricevere qualche informazione meno condizionata. Il giornalismo in Rete funziona anche così e noi abbiamo bisogno non solo di lettori, ma anche di sostenitori.


Bene! Ma siete gli unici a dire le cose come stanno! Ho scritto più o meno le stesse cose al Messaggero e al Corriere della Sera, in calce al loro articolo. Ho anche mandato una mail a Bocchino tramite Facebook (visto che il suo sito non consente di scrivergli – paura?). Ma c’è la congiura del silenzio dei media. Grazie!
Io mi sto “sgolando” a colpi di post e email a tutti i giornali on line: NON MI RISPONDE NE’ MI PUBBLICA NESSUNO!! Ho più volte citato la vostra testata, ma c’è un disegno del grande architetto sulla lobotomizzazione delle masse…e ci sta riuscendo. Io continuerò finché ho fiato…anche voi vi prego!
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