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20mila permessi in meno

Autore: . Data: venerdì, 5 dicembre 2008Commenti (0)

Diminuito il numero dei permessi di lavoro

I ministeri del Welfare e dell’Interno hanno definito il numero di permessi di soggiorno per il 2008. il decreto relativo è già stato firmato dal presidente del Consiglio. Saranno ventimila in meno i lavoratori straniere ai quali sarà consentito l’accesso legale alI’Italia, dovevano essere 170mila e saranno150mila, 105.400 colf e badanti, 44.600 cittadini dei 14 Paesi extracomunitari, che hanno stipulato accordi con l’Italia.

Resta il nuovo requisito a carico dei datori di lavoro stranieri: carta di soggiorno e conferma on line della domanda a partire dal 15 dicembre prossimo. La norma non è retroattiva: la graduatoria rimane infatti inchiodata al 31 maggio 2008. Il decreto ripesca le domande del 2007.

Mentre si tracciano le linee per quest’anno si è ancora alle prese con le domande del 2007. Le pratiche esaminate sono 185mila e 112mila i permessi rilasciati al 2 dicembre scorso. 9.336 sono le quote non assegnate per mancanza di domande.

Il ministero della Solidarietà sociale, con una circolare del 27 novembre scorso, ha finora riassegnato 8.436 quote a tre sole province: Roma, Milano e Brescia. Non è tutto. Una circolare del Viminale, basata su un’informativa del ministero degli Esteri, segnala la presenza di un mercato di visti d’ingresso palesemente falsi. Alcuni sono già stati ritirati dagli Sportelli unici.

Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, sostiene che il decreto flussi appena firmato ”non e’ legittimo”, perchè il provvedimento del Governo è stato varato in assenza del documento di programmazione triennale. Diverso, spiega, sarebbe stato se il Governo avesse ripetuto il decreto flussi dello scorso anno che prevedeva 170 mila ingressi. Per Miraglia, inoltre, il decreto odierno è ”una palese ingiustizia nei confronti dei datori di lavoro stranieri a cui si richiede la carta di soggiorno per avere un lavoratore extracomunitario”.

L’esponente dell’Arci, ha concluso sostenendo: “E’ una richiesta discriminatoria verso coloro che hanno già ottenuto il permesso lo scorso anno. E’ un elemento di disuguaglianza contro il quale intendiamo ricorrere caso per caso in tribunale”.

Miraglia ribadisce la critica alle procedure del decreto flussi del provvedimento del 2007: “E’ l’ennesimo regalo al lavoro nero” poichè per lo scorso anno sono state esaminate appena il 25 per cento delle domande ”che come anche ha ricordato la Corte dei Conti produce clandestinita”. In questo caso, fra l’altro, non c’è nessuna nuova quota ma si recuperano quelle dell’anno scorso. Il che vuol dire che nel frattempo si sono accumulati altri clandestini.

L’ADOC, l’associazione nazionale per la difesa e l’orientamento dei consumatori, critica anche lei la misura e giudica ”pochi” i 105 mila posti per colf previsti dal decreto flussi 2008 ”dato che ci sono oltre un milione di lavoratrici in attesa di sanatoria”.

Si tratta di un ”provvedimento non sufficiente, che non accoglie le richieste formulate dall’Adoc e dal mondo cattolico. Inoltre, limitarsi al ripescaggio delle domande – dichiara il presidente dell’associazione, Carlo Pileri – dimostra l’insufficienza anche del precedente decreto. Si sarebbe dovuto sanare interamente la situazione che si e’ venuta a creare dall’ultima sanatoria, risalente al 2002.

Al momento non sono regolarizzate piu’ di un milione di colf: se lavorano stabilmente, e’ giusto che a ognuna venga data la possibilita’ di mettersi in regola”. Per Adoc le badanti costituiscono una risorsa importante per le famiglie con anziani a carico ma anche per lo Stato. ”Grazie al loro impegno – sottolinea Pileri – ottiene un risparmio annuo di circa 45 miliardi di euro, considerando che una degenza nelle case di riposo costa al welfare mediamente 26.000 euro a persona e alle famiglie altri 18.000 euro. Se venisse poi sanata la posizione di tutte le colf irregolari, lo Stato potrebbe incassare oltre 800 milioni dal pagamento di tasse e contributi. Che potrebbero essere reinvestiti nel settore sanita’, per ridurre il deficit”

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