Zarya, il gigante dello spazio
La più costosa struttura spaziale
Domani, giovedì 20 novembre, compirà 10 anni la più grande e costosa struttura spaziale mai realizzata dall’uomo. Il primo modulo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), il russo Zarya, è stato infatti lanciato dalla base di Baikonur, nel Kazakhstan, il 20 novembre 1998.
Numerosi i Paesi che si preparano a festeggiare la ‘casa-laboratorio’ nello spazio, nata dalla collaborazione fra le agenzie spaziali di Stati Uniti, Europa, Canada, Russia e Giappone. Un’impresa il cui costo, dagli anni ’80 al 2016, è valutato complessivamente in oltre 100 miliardi di euro. Importante anche il ruolo rivestito dall’Italia, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e nell’ambito dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), considerando che sono state realizzate nel nostro Paese circa il 40 per ento delle strutture della stazione orbitale.
Si calcola che siano complessivamente più di centomila le persone che vi hanno lavorato e che continuano ad essere impegnate nel progetto per conto di agenzie spaziali e aziende. Circa un mese dopo il lancio di Zarya, si è agganciato ad esso il primo dei tre moduli di collegamento, Unity (Nodo 1).
Entrambi sono rimasti senza equipaggio per circa un anno e mezzo, fino al luglio del 2000, quando è stato agganciato il modulo Russo Zvezda, grazie al quale è potuto salire a bordo un equipaggio minimo di due astronauti. Nel 2001 è stata la volta del laboratorio americano Destiny, dopodichè c’è stata la lunghissima pausa nella costruzione dovuta alla tragedia del Columbia, il primo febbraio 2003.
Soltanto nell’ottobre 2007 è arrivato sulla Iss il secondo modulo di collegamento, Harmony (Nodo 2), costruito in Italia e agganciato nella missione Sts 120, con l’italiano Paolo Nespoli. Nel febbraio 2008 si è aggiunto il laboratorio europeo Columbus e poi, in due missioni separate (marzo e maggio 2008), il laboratorio giapponese Kibo. La Stazione Spaziale Internazionale non è ancora completa: restano da agganciare il Nodo 3, ancora costruito in Italia, e la Cupola, il modulo di osservazione che permetterà agli astronauti di avere una visione complessiva dell’esterno della stazione orbitale.
La grande casa-laboratorio nella quale giorno e notte si alternano di ora in ora, dal 2 novembre 2000 ospita regolarmente equipaggi formati da almeno due astronauti. Finora hanno vissuto e lavorato a bordo della stazione orbitale 167 persone di 14 Paesi. Fra questi gli astronauti italiani dell’Esa Umberto Guidoni (aprile 2001), Roberto Vittori (aprile 2002 e aprile 2005) e Paolo Nespoli (ottobre 2007).
L’Iss si trova a circa 400 chilometri di altezza e ogni giorno compie quasi 16 orbite attorno alla Terra, muovendosi alla velocità di oltre 27.000 chilometri orari. Tanto che nei suoi dieci anni ha percorso più di due miliardi di chilometri. A garantire rifornimenti e avvicendamento degli equipaggi sono la navetta americana Space Shuttle (con i moduli logistici forniti dall’Agenzia Spaziale Italiana Leonardo, Raffaello e Donatello), la navetta russa Soyuz, il cargo russo Progress e il Veicolo europeo di trasferimento automatico (Atv), il cui primo esemplare, Jules Verne, ha concluso la prima missione nel settembre scorso.


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