Wenders, musica su Palermo
Precede la nuova opera di Wim Wenders, The Palermo Shooting, una colonna sonora tutta da scoprire uscita il 21 novembre. Dove De Andrè, Irmin Schmidt e Howe Gelb calpestano la polvere dello stesso deserto.
L’opera di Wim Wenders, specie quella che va dai primi anni Novanta ad oggi, non è di quelle che ammettono mezze misure nei giudizi: film come Fino Alla Fine Del Mondo si amano alla follia o, al contrario, si stroncano. Ma, tanto per gli estimatori del regista tedesco quanto per i detrattori, un suo nuovo film è sempre evento degno di nota. E tale si preannuncia anche The Palermo Shooting, girato tra Dusseldorf ed il capoluogo siciliano e in imminente uscita nelle sale italiane: uno squarcio nella vita intensa e sregolata del fotografo tedesco Finn, che alle soglie della caratteristica crisi di mezz’età sceglie di rifugiarsi a Palermo. Lì incontrerà una città che ha secoli di storia da raccontare (Wenders, che la visitò per la prima volta nel 1968, ha dichiarato di aver fortemente voluto Palermo perché gli ricordava la sua giovinezza) ed una donna – la nostra Giovanna Mezzogiorno – di cui innamorarsi.
Sin dalla scelta dell’attore protagonista (Campino, leader della rock band tedesca Die Toten Hosen) Wenders riconferma la tesi per cui, nei suoi film, è anche l’orecchio a volere la propria parte: per lui, che non ha remore a cominciare spesso le riprese senza una trama ben definita, la colonna sonora è la vera spina dorsale del film, fondamentale nell’aiutarlo a materializzare le direzioni spesso immaginifiche ed oniriche dei suoi lungometraggi. The Palermo Shooting non fa eccezione, e si fa accompagnare da un parterre ricco di artisti illustri, dai più classici Velvet Underground alle più giovani promesse dell’indiefolk quali Jason Collett (membro dei Broken Social Scene) o l’ormai decisamente sbocciato Iron & Wine, nom de plume dello statunitense Sam Beam.
Indubbiamente una strana discrasia quella che vede, proprio in concomitanza con la ripresa del filone “europeo” di Wenders (interrottosi a metà degli anni Novanta con Lisbon Story), una soundtrack in cui il nuovo mondo la fa da padrone: ma, nonostante la geografia possa trarre in inganno, le atmosfere di band quali Calexico e Grinderman (sigla dietro cui si cela quel Nick Cave legato al film-maker sin dal Cielo Sopra Berlino) sono quantomai vicine all’idea che il binomio Palermo-Wenders porta subito alla mente, una terra di polvere e deserto più vicina a Tucson che a Catania. Ma c’è spazio anche per le voci genuinamente italiche, come il De Andrè “indiano” della divertita Quello Che Non Ho o l’immanente testimonianza di Rosa Balistrieri, che della Sicilia sa estirpare e cantare l’anima più ancestrale e immota.
Mentre aspettiamo di vedere il film (che, per una volta degnamente sovvenzionato dalle istituzioni siciliane, potrebbe persino avere una distribuzione capillare sul territorio italiano), possiamo cominciare a perderci nelle note di questo riuscito puzzle musicale, non prima di aver citato – due su tutti – i nomi dell’ex-Can Irmin Schmidt, già con Wenders per Lisbon Story e qui autore di una manciata di frammenti struggenti e solitari, e di Beth Gibbons, la cui dolcissima Mysteries fa da opportuna sigla di coda all’opera.
Carlo Crudele


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