Una televisione senza controlli
In italia non c’è, dicono gli inglesi
Una lezione all’inglese dedicata agli italiani: la materia da apprendere è la libertà . E al Torino Film Festival gli anglosassoni raccontano agli italiani di un periodo cinematografico, gli anni Settanta-Ottanta, in cui al governo c’era la generalessa Thatcher ma il cinema era libero, irriverente e per nulla censurato.
Ieri al Torino i registi della British Renaissance, a cui Nanni Moretti ha voluto dedicare una ricca retrospettiva hanno parlato con nostalgia di libertà che viveva non solo sul grande schermo, ma anche, se non soprattutto, in televisione: in una Bbc ancora oggi maestra di giornalismo e democrazia. “Mi sembra che da voi era allora ed è ancora tutto diverso – ha detto il produttore Kenith Trodd – la televisione pubblica subisce di più il controllo dello Stato. Comunque credo che la tv inglese sia ancora oggi la più libera d’Europa. Per esempio in quegli anni riuscimmo a fare dei servizi televisivi anche molto duri e cruenti sulla battaglia nell’ Irlanda del Nord. I media e gli artisti erano e sono molto più liberi dei politici”.
Ma la British Renaissance è cinema realista, ma anche cinema fantastico e commedia come dimostra il cult ‘Monty Python’s’ di Terry Gilliam e Terry Jones, interpretato anche da un indomito Michael Palin, ieri a Torino. “L’importante è saper ridere di se stessi – ha detto Palin, con una faccia certamente un po’ più rugosa di quella che aveva nel film, ma sempre vivissima, una vera maschera da cinema – anche se oggi non c’e poi tanto da ridere, ma ridere è politicamente e socialmente necessario”.
Bill Forsyth, che ieri ha presentato al pubblico il suo ‘Local hero’ (1983), favola stralunata su uno yuppie di una compagnia petrolifera mandato in Scozia a costruire una nuova raffineria, e Pat Ã’Connor, di cui il Torino Film Festival presenta il poetico ‘A Month in the Country’ (1987), hanno sottolineato come allora questo gruppo di registi non era cosciente di far parte di questa ‘Rinascita’. “Credevamo molto in quello che facevamo e riuscivamo ad esprimere la nostra creatività ”, ha detto Forsyth. “E anche la rabbia che ci portavamo dentro tutti – ha ricordato Trodd – una rabbia contro la discriminazione economica, sessuale, politica”.
“Il governo Tathcher non era moralista – ha aggiunto Forsyth – non faceva la morale agli intellettuali e agli artisti, ma non li finanziava e diceva loro ‘se sei capace a fare i soldi lavora e sfonda, se no sparisci, e fortunatamente qualcuno di noi ce la fece e guadagnò anche del denaro, perché no?”. Oggi in italia c’è qualcuno che si elogia per quanto è stato bravo a fare i soldi, e critica la tv di Stato perché racconta che gli italiani i soldi non ce li hanno più.


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