Tutti in galera
Considerazioni sul Berlusconi IV
All’indomani dell’ultimo Consiglio dei Ministri, che stabilisce la condanna da sei mesi a tre anni di reclusione per chi in Campania abbandona rifiuti “speciali” (quindi tutto ciò che non è smaltibile mediante differenziata), pare ormai lampante una delle questioni fondamentali – e più pericolose – dell’attività del governo. Viene infatti naturale chiedersi: è davvero la coercizione l’unico mezzo per assicurare che tutto fili liscio?
Altro che prendersela con Mastella: probabilmente l’attuale maggioranza, dietro le quinte, benedice quell’indulto che fu tra le iniziative più criticate del governo Prodi. Perché tra esercito che pattuglia le strade, denunce per gli studenti in piazza contro il decreto Gelmini, reclusione per chi sporca le strade e previsione di arresti per i temibili “writers” (vera piaga della nostra società, verrebbe da dire), il PdL sta avviando un rinfoltimento delle patrie galere mica da ridere: siamo a meno di un quinto della legislatura, e possiamo già tranquillamente sentenziare che il Berlusconi IV pur di rinverdire il decisionismo che tanto dovrebbe piacere al ‘popolo’ non si fa scrupolo di andare per le spicce.
Il problema – pur volendo tralasciare quei richiami storici che, se questi sono i primi passi, fanno temere per il futuro – è il metodo: non c’è prospettiva, non c’è idea di futuro né effettiva volontà di fare il bene del Paese se, contestualmente a queste misure, si tagliano indiscriminatamente i fondi alla scuola primaria e secondaria.
Perché così facendo si risolve l’oggi – brutalmente – ma non si pensa al domani: quanto tempo può rimanere l’esercito – che a noi contribuenti costa – nelle vie delle grandi città? E soprattutto: quanto può servire la repressione di determinati comportamenti, se non le si affianca la promozione di valori culturali che rendano quegli stessi comportamenti non solo giuridicamente punibili, ma anche moralmente esecrabili?
Ecco cosa manca a questo governo, cosa ne smaschera le vere intenzioni: se quello precedente, con tutte le sue lentezze ed i suoi interni dissidi, aveva quantomeno messo in campo un piano organico che guardava al futuro, questo – dietro una facciata di febbrile attività impersonata dall’uomo forte che tanto piace ai pensionati aciduli – si limita a sopravvivere, e mentre vivacchia apre crepe sottili ma pericolose nel nostro già precario tessuto culturale.


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