Tra calcio e terrorismo
In vista della Confederations Cup del prossimo giugno, gli organizzatori eviteranno in partenza, fin dal sorteggio, il possibile abbinamento tra Stati Uniti e Iraq. Perchè dal passato c’è da imparare…Un articolo per ‘Tu Inviato’
Marcello Lippi, Commissario tecnico della Nazionale di calcio, si è dichiarato soddisfatto perché nel giro di 5 mesi incontrerà almeno 2 volte il Brasile, squadra mai affrontata nel corso della sua pluridecennale carriera.
La prima a Londra, il 10 febbraio in amichevole. La seconda a Pretoria, il 21 giugno per la Confederations Cup. Una sorta di prova generale dei prossimi Mondiali, ospitati dal Sudafrica nel 2010. Un appuntamento atteso e temuto dalla Fifa (la federazione calcistica internazionale), per la difficile situazione socio-politica che sta vivendo il Paese.
Per il momento la competizione non corre pericolo, anche se solo la prossima estate potremo cominciare a farci un’idea di quello che ci aspetta. Gli organizzatori non hanno dubbi e promettono di non lasciare nulla al caso.
A cominciare dal sorteggio della Confederations che, pilotato o meno (la versione ufficiale assicura la seconda ipotesi), ha pensato bene di evitare in partenza nuovi problemi separando Stati Uniti e Iraq. I primi con gli azzurri e il Brasile, nel gruppo B (del quale fa parte anche l’Egitto). Gli altri nel gruppo A con il Paese organizzatore, la Spagna campione d’Europa e la Nuova Zelanda.
Perché si fa presto a dire che lo sport non c’entra nulla con la politica, quando ci sono di mezzo guerre, invasioni, genocidi e tensioni di vario tipo. Eccone alcuni esempi.
PALOMBELLA ROSSA
Il 4 novembre 1956 i carri armati sovietici entrarono a Budapest e nel giro di una settimana soffocarono nel sangue la rivoluzione ungherese. Poco più di un mese dopo (6 dicembre) Urss e Ungheria si ritrovano in vasca dall’altra parte del mondo: lo scenario, in apparenza meno cruento, è la piscina australiana di Melbourne, sede della XVI edizione dei Giochi Olimpici. Torneo di pallanuoto, in palio l’accesso alla finale: non poteva essere una partita come le altre e infatti non lo è stata. Chi era presente scrisse che l’acqua si era tinta di rosso a causa dei ripetuti scontri tra i giocatori. Il più cruento ebbe come vittima l’ungherese Zador, costretto a lasciare la piscina per la rottura di uno zigomo provocata dal pugno di Prokopov. La rivincita dei magiari, più forti tecnicamente, arrivò in acqua: 4-0 tra gli applausi del pubblico (schierato compatto dalla parte dei “ribelli”) e qualificazione alla finale, poi vinta contro la Jugoslavia.
ETERNO SECONDO
Sempre le Olimpiadi furono lo scenario di un’altra sfida dal valore altamente simbolico: Usa-Urss, finale del torneo di basket ai Giochi di Monaco ’72, quelli tristemente noti per l’irruzione al villaggio di un commando palestinese che provocò la morte di alcuni atleti israeliani. Sempre vincitori della medaglia d’oro, gli americani stavolta devono accontentarsi dell’argento al termine di una gara equilibratissima il cui finale (giocato tre volte) scatenò polemiche a non finire. A tre secondi dalla fine gli Usa sono avanti di un punto (50-49) e i sovietici hanno la palla in mano per l’ultima azione, interrotta dall’invasione del loro allenatore che, inascoltato, aveva chiesto il time-out (un minuto di sospensione del gioco per organizzare l’attacco). Nel frattempo, i giocatori americani avevano esultato perché il fischio dell’arbitro si era sovrapposto al suono della sirena che decretava la fine dell’incontro. Tutto inutile: si doveva riprendere il gioco dallo stesso punto di prima. Cosa che venne fatta, e dopo un secondo suonò di nuovo la sirena senza che il risultato fosse cambiato. Nuova esultanza degli americani e nuova protesta dei sovietici: perché i secondi da giocare in realtà erano 3 ma il cronometrista non aveva fermato per tempo l’orologio. Si riprende dunque per la terza volta e sul lancio di Edeshko, Belov intercetta il pallone e lo deposita a canestro nell’ultimo dei 3 secondi rigiocati, regalando all’Urss una storica vittoria per 51-50.
Carlo Repetto
(segue la seconda puntata)


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