Teresa De Sio: i ragazzi amino il futuro
Un nuovo disco perchè i giovani possano amare la vita La cantautrice ci parla del suo impegno per Napoli, ma non solo e dice: “I ragazzi dell’Onda stanno costruendo un pezzetto di paradiso in terra”.
E’ stato appena ripubblicato in edizione deluxe Sacco e Fuoco, l’ultimo disco di Teresa De Sio. Per l’occasione, oltre al disco originale, questa reissue contiene un secondo cd con inediti ed estratti da due live, uno registrato per Patchanka di Popolare Network, l’altro per Lifegate Radio. Il tutto è trascinato da un singolo dal titolo ‘O Paraviso ‘n terra, che Teresa scrisse tempo fa con e per Raiz. “Aizate a capa tutte quante e pigliateve ‘o futuro”: da questa esortazione contenuta nella canzone parte la nostra intervista con la musicista napoletana.
Teresa chi deve alzare la testa e riprendersi il futuro?
Essenzialmente i giovani, perché sono loro che stanno costruendo il nostro futuro. Noi, con molta fatica, cerchiamo di costruire il presente. I ragazzi devono riscoprire l’orgoglio di ciò che si è inseguendo amore e conoscenza. Per fortuna un pezzetto di paradiso in terra in questi giorni ce lo stanno costruendo questi ragazzi dell’onda, gli studenti, che stanno dando un segnale forte. Mi sembra che vogliano riprendersi il proprio futuro, senza che vi siano ingerenze esterne. E’ una cosa per me molto bella.
La canzone però è precedente…
…infatti! La canzone l’ho scritta insieme a Raiz un anno e mezzo fa e mi sembra davvero perfetta per il periodo che stiamo vivendo.
Peraltro il movimento degli studenti arriva in un momento nel quale la partecipazione è al minimo storico…
Certo. Sono fiera di loro anche per questo motivo. Come diceva Gaber, “libertà è partecipazione”. Niente di più vero. Se non partecipi sei fregato e non sei più libero, non hai più il tuo destino nelle mani.
Una domanda obbligatoria. Voglio chiederti di Napoli, anche perché la canzone di cui parlavamo era inizialmente riferita ai ragazzi della tua città.
Si, è vero. I ‘bone guaglioni’ sono proprio loro. La canzone, infatti, vuole raccontare anche l’orgoglio di essere napoletani. Oggi, però, non è solo Napoli che racconta una storia brutale di se stessa. Accade ovunque, e non solo al Sud. Solo che Napoli, per tante ragioni è più esposta, è una specie di paradigma.
Ci sono per fortuna degli esempi molto belli di ragazzi del sud che provano a ‘spezzare le catene’: penso ai giovani della Locride…
Certo. Ci vogliono volontà e coraggio per riprendersi il proprio destino.
Passando al disco, hai aggiunto anche delle registrazioni dal vivo. Come mai?
Il live per me è una dimensione estremamente congeniale. A differenza del disco in studio, dove devi stare attento a fare le cose per bene, dal vivo invece ci metti passione e ti diverti. Il live contenuto in questo disco è ancora più speciale perché si tratta di un mini concerto per voce e corde, chitarra, mandolino e violino, dunque una versione acustica di alcuni miei pezzi tratti da Sacco e Fuoco e da A Sud A Sud. Risuonare le canzoni con questa formazione è stato come riportarle alla loro giovinezza, quando muovevano i primi passi.
Porti avanti molti progetti. In questo periodo sei la madrina di una rassegna interessante nelle Marche.
Si, stai parlando di Musicultura, una rassegna sorta dalle ceneri del Festival di Recanati, che si occupa di scoprire dei nuovi talenti nell’ambito della nuova canzone, quella che va fuori dagli schemi del consumismo televisivo. Io sono stata una fiancheggiatrice di questo premio per tanti anni e spesso ho fatto parte della giuria che seleziona questi giovani. Adesso è partita una mini tournè con i vincitori delle ultime quattro edizioni della rassegna e io faccio un po’ la madrina di questi musicisti. I concerti toccano tra l’altro dei bellissimi teatri del ‘700 e dell’800 di alcuni splendidi borghi della regione. Teatri dove peraltro si racconta il rapporto che c’era tra la borghesia illuminata e il popolo, visto che questi luoghi erano costruiti proprio col fine di dare cultura e formazione alla povera gente.
A cura di Ilario Galati


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