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Sex and the city, il sequel

Autore: . Data: lunedì, 10 novembre 2008Commenti (0)

Le fiction statunitensi sorprendono e conquistano sempre di più il pubblico italiano, che rimane invece deluso dalle scialbe copie nostrane. Mentre il film delle 4 eterne ragazze newyorkesi avrà un seguito, in Italia arriva “Amiche mie”. L’articolo per “Tu inviato”

Mentre in Italia parte la serie targata Endemol, “Amiche mie”, che fa il verso a “Sex and the city”, si diffonde a macchia d’olio la notizia del secondo capitolo del film che vede protagoniste le newyorkesi Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte.
“Sex and the city”, serie tv di successo mondiale che racconta le vicissitudini amorose e sessuali di 4 amiche, è poi stata trasposta per il cinema, vedendo la luce per la prima volta sul grande schermo il 30 maggio 2008.
Il film, uscito a distanza di 4 anni dalla fine della VI stagione della serie tv (terminata, infatti, nel 2004), ha ripreso anche nella finzione le vite delle protagoniste dove erano state lasciate e prometteva, ancora prima di essere nelle sale, un finale aperto che preannunciasse un seguito, se il successo auspicato si fosse realizzato.
Se si considera che in Italia è risultato il secondo film più visto dopo Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, che in America è la commedia che ha guadagnato più milioni di dollari, che il telefilm ha ricevuto la nomination come miglior film estivo agli MTV Movie Awards 2008 e che il trailer, addirittura, l’ha ricevuta per il Golden Trailer, allora il sequel di “Sex and the city” è garantito.
Le attrici stesse, dopo un’iniziale titubanza, lo confermano nelle interviste che stanno rilasciando ai giornalisti di tutto il mondo e naturalmente, nell’arena massmediatica, si fanno sentire fan e detrattori del film.
Come Carrie/Sarah Jessica Parker sottolinea per “Us Magazine”, “se riusciamo a raccontare dei fatti che aggiungono qualcosa al telefilm e anche al primo film, allora vale la pena provarci. Per anni siamo piaciuti ai nostri spettatori, non capita spesso di avere un successo così lungo, per questo è giusto ragionare su questa fortuna.”
Com’è giusto ragionare sul perché le fiction italiane siano sempre meno seguite rispetto a quelle americane. Perché “Amiche mie”, dopo una sola puntata, ha già ottenuto una valutazione semplicemente mediocre, come brutta copia dell’applauditissimo, appunto, “Sex and the city”? Gli autori italiani continuano a puntare il dito sulla scarsa valorizzazione che viene data all’arte della scrittura. I network generalisti sono più propensi ad acquistare idee da fuori e ben poco scommettono sulle qualità dei nostri scrittori. Inoltre, agli sceneggiatori italiani viene lasciato ben poco spazio di azione e scelta: i produttori, infatti, mettono soldi e decidono la linea editoriale da dare al prodotto. Poco importa se la storia è trita e ritrita, se non c’è una reale preparazione alla base, se i personaggi non sono pensati a tutto tondo ma solo ad hoc per un episodio o una serie di puntate.
Non si può raccontare una storia giornaliera se prima non si sono tracciati i caratteri dei protagonisti, le loro storie personali, i loro tic, le loro nevrosi, anche dettagli all’apparenza inutili e che forse non compariranno mai sullo schermo, ma che muovono il personaggio in una direzione piuttosto che in un’altra, che gli fanno compiere certe scelte piuttosto che altre. Lo spettatore, di fronte a protagonisti simili, è soddisfatto, perché ha davanti una specie di persona reale, con un proprio passato, un proprio presente, un proprio futuro.
Nelle fiction italiane, molte volte, ci si domanda: “Ma perché il tale sta agendo così?”. In “Sex and the city”, come in “Lost” e altre serie americane di successo, mano a mano che la storia si dipana si capiscono i moventi delle protagoniste, si intuisce il loro disagio, la loro personalità, ci si diverte ad anticipare i loro comportamenti perché è come se le si conoscesse veramente, nel background privato.
Nell’Italia degli improvvisati, invece, si finisce per fare una specie di brutta copia della serie americana. Le immagini di Milano riprese dall’alto, le scenografie, gli interni, le inquadrature, le brave attrici di “Amiche mie”, tuttavia, offrono un’impressione di rinnovamento rispetto alle classiche fiction nostrane. Questo effetto-novità, però, deriva da un input tutt’altro che italiano e, anche se la produttrice creativa Cristiana Farina lo nega, l’identità che ne deriva è completamente newyorkese, quasi da… “Sex and the city”, appunto, sin dalla sigla.
In Italia non abbiamo il cocktail Cosmopolitan, “quello delle 4 mignottelle”, dice un cameriere alla Buy, ma solo perché il nostro Paese non è ancora pronto all’irriverenza e all’ironia che la serie “Sex and the city” mette in scena con ritmo e professionalità. I nostri sceneggiatori non hanno ancora la facoltà di dire la loro e, soprattutto, non sono responsabilizzati in tal senso. In America uno scrittore televisivo o cinematografico ha dignità pari al regista con cui lavora e al produttore che lo finanzia e questo la dice lunga su quanti siano ancora i passi da fare verso il successo su larga scala delle fiction nazionali.
Se gli autori di “Sex and the city” saranno abili quanto sono stati in questi anni di serie tv, il successo del sequel del film dovrebbe essere garantito. Intanto Candace Bushnell, la creatrice dei romanzi da cui è stata tratta la serie, ha firmato un contratto con la casa editrice Harper-Collins per pubblicare due romanzi che racconteranno gli anni del liceo del personaggio interpretato da Sarah Jessika Parker. C’è da aspettarsi, quindi, anche un prequel cinematografico per accaparrarsi le ultime fette di pubblico giovanile, le poche a essere rimaste sguarnite dopo l’uscita del film amato anche da giovanissimi che a malapena conoscevano il telefilm. I box office si preparano a fare il boom, dunque. Speriamo solo che dietro l’angolo non ci sia anche il flop. Per ovvia saturazione, naturalmente.

Annalisa Andruccioli

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