R.D. Congo, nuovo fronte
Aumentano gli scontri in Nord Kivu
Un altro fronte di guerra si è aperto nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). A dare la notizia è la missione Onu nella RDC, Monuc. Se i combattimenti erano cominciati a nord di Goma, nella regione nordorientale di Nord Kivu, ora si sono allargati anche all’est della città , vicino a Ngungu.
Si tratta dei primi scontri, dopo il summit di Nairobi di venerdì scorso, in cui i leader africani hanno chiesto il cessate il fuoco. Continuano, invece, a fronteggiarsi i guerriglieri del generale Laurent Nkunda e le milizie filogovernative. Nkunda dice di voler proteggere la comunità tutsi dagli attacchi dei ribelli ruandesi hutu che sono fuggiti nella RDC dopo il genocidio del 1994. In realtà , gli osservatori concordano sul fatto che non si tratti di un conflitto etnico, ma per il controllo delle risorse minerarie e agricole di questa regione.
Diventa sempre più drammatica, intanto, la situazione dei 250mila sfollati che hanno dovuto abbandonare case o campi di soccorso, saccheggiati e bruciati dalle due parti in conflitto. Secondo Medecins Sans Frontières (MSF) solo nel campo di Kibati sono stati registrati 45 casi di colera, un dato che potrebbe aumentare con il passare delle ore viste le pessime condizioni igieniche in cui sono costretti a vivere i rifugiati.
I sette leader africani a Nairobi hanno chiesto, oltre a una tregua immediata, un intervento più efficace dei 17 mila caschi blu nella RDC, di cui solo poche centinaia si trovano in Nord Kivu. Nkunda ha dichiarato che li combatterà qualora sosterranno le milizie filogovernative. Le organizzazioni umanitarie hanno invece alzato la voce contro le Nazioni Unite che non sarebbero state in grado di evitare gli scontri. Dal canto suo l’Onu ha accusato entrambe le parti in conflitto di crimini di guerra, in seguito all’uccisione di diversi civili nella città di Kiwanja.


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