Politkovskaya a porte chiuse
Al processo per l’uccisione della cronista
Il processo alle persone accusate di essere coinvolte nell’omicidio di Anna Politkovskaya è cominciato lunedì scorso, con poche speranze che venga fatta giustizia. Il killer non è ancora stato preso e così anche la mente del delitto. Gli amici della giornalista russa uccisa il 7 ottobre di due anni fa dubitano che i mandanti saranno identificati.
Gli imputati al momento sono quattro: l’ex colonnello dell’Fsb Pavel Ryaguzov, accusato di aver venduto l’indirizzo della giornalista ai sicari che la assassinarono nell’androne della sua abitazione a Mosca, l’ex agente della polizia di Mosca Sergey Khadzhikurbanov, e due fratelli ceceni, Dzhabrail e Ibragim Makhmudov. Il terzo fratello Makhmudov è incriminato per l’esecuzione materiale dell’omicidio, ma appunto ancora latitante.
L’agenzia Itar-tass, intanto, ha riferito ieri che il tribunale militare incaricato del processo ha deciso di tenere le udienze a porte chiuse. Si tratta di una marcia indietro, rispetto alla prima udienza di lunedì, del presidente della corte, Evgheni Zubov, che ha motivato la decisione con una richiesta dei giurati: questi ultimi non vorrebbero entrare in aula alla presenza del pubblico e dei media per timori di ritorsioni o minacce.


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