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Ogni sabato sera le vittime dell’ipocrisia

Autore: . Data: mercoledì, 5 novembre 2008Commenti (0)

Solo il 3% dei patentati italiani ha subito un controllo con l’etilometro, rispetto al 16% della media europea. La proporzione tra Francia e Italia è di 35 a 1. Un articolo per “Tu Inviato”

I telegiornali del weekend sembrano bollettini militari: descrivono un conflitto combattuto non al fronte, ma sulle strade dopo la nottata di sballo di centinaia di migliaia di ragazzi. La “guerra” produce i famosi “morti del sabato sera” che ci accompagnano in un grottesco rituale celebrato ogni domenica, attraverso la televisione, i giornali, i quotidiani online, con una ripetitività diabolica e perversa. Stiamo infatti parlando di storie parenti strette fra loro e con lo stesso macabro e struggente esito.

Una statistica indica che l’indice medio nazionale di mortalità (il numero di morti ogni cento incidenti rilevati dalla polizia) è pari al 2,4%, mentre per quello che riguarda i sinistri che avvengono di notte è quasi il doppio, il 4,4%. Il picco più alto lo si trova nella notte di venerdì, con il 4,7%. Ma ecco un dato ancora più significativo: gli incidenti complessivi del venerdì e del sabato notte rappresentano il 44,3% del totale dei sinistri della notte di tutta la settimana.

Sono i ragazzi più giovani quelli maggiormente esposti e proprio per questo i controlli dovrebbero essere più adeguati e meticolosi. Le pattuglie in strada non si vedono quasi mai e i test con l’etilometro annualmente in Italia sono circa 200 mila. I dati forniti che prendono in esame il biennio 2002/2004 indicano che solo il 3% dei patentati italiani ha subito un controllo con l’etilometro, rispetto al 16% della media europea e al 38% dei Paesi più rigidi.

La proporzione dei controlli tra Francia e Italia è di 35 a 1. Questo porta ad un risultato grottesco: ognuno di noi ha una probabilità di controllo ogni 175 anni. E come corollario a tutti questi dati, una fonte che perviene dalla polizia di Stato fa sapere che oltre il 40% degli incidenti stradali che si verificano in Italia sono causati dall’alcol.

La domenica si piange e ci si ribella chiedendo giustizia. Ma i motivi di quanto accade non sono imputabili a qualche “bieco destino”, bensì andrebbero divise equamente tra noi stessi e chi dovrebbe tutelarci. Peraltro, gli spot sulle prestazioni delle auto di ultimo modello o sulle marche di alcolici ci parlano di una società contradditoria e ipocrita, che tenta (con successo) di manovrare il cittadino come un burattino, non trovando un’adeguata resistenza.

Qualcuno cerca di porre rimedio a questo stillicidio continuo – nella provincia di Modena, per esempio, l’iniziativa di offrire un caffè gratis a chi viaggia di notte in autostrada ha riscosso enorme successo abbassando l’indice di mortalità dell’oltre 50% –  mentre da altre parti vengono tarpate le ali a progetti ben avviati. Come nel caso della Consulta della Sicurezza Stradale, un organo preposto all’attuazione di programmi di sicurezza, che nel 2007 ha stanziato circa 200 milioni di euro “al fine di implementare le azioni tese ad accrescere la sicurezza stradale”. Un passo verso la prevenzione, a cui l’ultimo governo Berlusconi ha messo i bastoni tra le ruote. Infatti, per compensare il mancato gettito in seguito all’abolizione dell’Ici, la Consulta ha ridotto la somma stanziata a soli 17,5 milioni di euro.

Davide Bottero

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