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Obama e la banalità italiana

Autore: . Data: giovedì, 6 novembre 2008Commenti (0)

Il Barnum politico-mediatico è in pieno delirio. Come se la Casa Bianca fosse a Roma fioccano commenti, dichiarazioni, considerazioni di ogni tipo. Tutto per occupare un po’ di spazio, visto che c’è.

La giornata di ieri è passata con un bombardamento a tappeto di notizie sull’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Per un giornalista sembra diventato indispensabile scoprire qualcosa, trovare lo scoop, analizzare l’inanalizzabile. Pur di scrivere, di realizzare un filmato, di esserci si arriva a sfiorare il ridicolo. Lo stesso vale per il mondo politico, in queste ore indaffarato a sentirsi protagonista di un cammino del quale non fa parte, perché l’America è lontana e, per fortuna, il nuovo leader afro-americano che salirà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio, con i mestieranti nazionali non ha rapporto alcuno.

InviatoSpeciale non vuole accodarsi alla processione dei presenzialisti e tantomeno aggiungersi alla schiera dei commentatori un tanto all’ora. La nostra notizia è molto semplice e sintetica: non abbiamo nulla di nuovo da dire.

Il processo che si è aperto negli Stati Uniti è molto complesso, la situazione del Paese difficilissima e non si conosce ancora nulla dello staff che seguirà il nuovo presidente nella stanza ovale. Il tempo e solo il tempo saprà dare risposte  ed il mestiere del giornalista è raccontare fatti e non dar credito ad ipotesi senza fondamento o peggio a bufale.

Un’altra cosa, però, sull’indigestione a stelle e strisce vogliamo farla. Dar spazio alla pena, ovvero ad alcune delle più strampalate dichiarazioni che i politici italiani sono riusciti a rilasciare ieri.

Maroni, il ministro dell’Interno, contende a Monsieur de La Palisse lo scettro dell’ovvietà:“ll presidente americano è il presidente americano. Obama nel suo intervento l’ha detto chiaramente: ha detto ‘noi non siamo un’accozzaglia di tanti individuals -repubblicani, democratici, neri, gialli, latini- ma siamo gli Stati Uniti d’America’. In questo credo si discosterà poco dal suo predecessore in politica estera, ma soprattutto sono strasicuro che non cambierà nulla nel contrasto al terrorismo internazionale, perchè su questo anche in campagna elettorale tra McCain e Obama c’era una continuità totale nella lotta al terrorismo internazionale”.

Nessuno si aspettava che Obama fosse disponibile ad assecondare il terrorismo.

L’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, non rinuncia al suo ruolo stravagante. Così si avventura sul terreno dei consigli e dice a Berlusconi: “Cosa può fare Berlusconi per controbilanciare l’enorme vantaggio acquisito da Veltroni e dal Partito democratico su il Pdl con la vittoria di Obama? Opporsi allo schieramento dei radar americani in Polonia e nella Slovacchia, schierarsi risolutamente con la Federazione Russa contro la Georgia, opporsi a qualunque tipo di sanzioni contro l’Iran, chiedere agli Stati Uniti di revocare l’embargo a Cuba, ritirare le nostre missioni militari dall’Afghanistan, dalla Bosnia-Erzegovina, dal Kossovo e dal Libano, scambiare rappresentanti con l’amministrazione di Hamas e schierarsi decisamente per il passaggio del governo dell’Autorità Nazionale Palestinese dall’Olp ad Hamas, organizzare grandi manifestazioni nelle quali si bruci la bandiera ‘Stars and stripes’ e cosi’ via…”.

Decifrazione del senso impossibile per i comuni mortali.

Borghezio è in veste di 007. Più abile degli investigatori repubblicani che per due anni hanno cercato disperatamente qualcosa per incastrare Obama ha le risposte giuste: “La ‘favola bella’ dei finanziamenti miliardari giunti ad Obama esclusivamente attraverso modeste contribuzioni di singoli sostenitori nasconde una realtà meno confessabile: quella di ben più cospicui fondi elargiti da personaggi e gruppi dell’alta finanza che, come sempre, tira i fili dei burattini politici. Come mai nessuno, specie in Italia, scrive e documenta alcunchè sui finanziamenti palesi ed occulti che hanno permesso al candidato Obama di svolgere la più strabiliante e costosa campagna presidenziale della storia americana? Vogliamo parlare, ad esempio, del mega-speculatore George Soros, uso a lucrare miliardi speculando sulle valute, sul petrolio e sulle derrate alimentari. Molti dei finanziamenti iniziali pro-Obama per “l’acquisto” dei superdelegati sono stati operati da Soros attraverso la sua organizzazione di facciata, la MoveOn. Secondo varie fonti pubbliche che hanno attinto ai dati dell’organismo di supervisione dei finanziamenti elettorali (Fec) e dell’ufficio delle tasse (IRS), Soros e Lewis hanno versato a MoveOn, entro il 2006, più di 30 milioni di dollari. MoveOn si presenta come un’organizzazione ”di base”, ma tra i suoi benefattori spiccano miliardari come due membri della famiglia Rockefeller (Lawrence e Wendy) che finanziano il gruppo dal 1999. Tra i grandi finanziatori spicca la famiglia Pritzker di Chicago. Penny Pritzker è il tesoriere della campagna elettorale di Obama Ma vogliamo parlare anche del banchiere Felix Rohatyn, ex board Fiat ai tempi di Fresco, oggi grande elemosiniere dei democratici”.

Insomma Borghezio è lanciatissimo. Sembrerebbe un superesperto se non fosse che i controlli federali sui fondi delle campagne elettrorali negli Usa sono molto severi e se qualcuno fa un passo falso si gioca la presidenza. Perchè a differenza dell’Italia (dove le quattro più alte cariche dello Stato non sono processabili durante il mandato) il presidente può essere sottoposto ad impeachment e mandato a casa. Ma il nostro James Bond padano non lo sa.

Per motivi ignoti anche il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli, dalla sua posizione ‘strategica’ ha deciso di esternare: “Credo che ieri sia accaduto qualcosa di importante. Non solo perchè l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America è ovviamente rilevante per il mondo intero. E nemmeno perchè per la prima volta è stato eletto un afroamericano. L’eccezionalità dell’evento sta nella comparsa sulla scena politica mondiale di una leadership che sembra sintonizzata, come finora non era mai accaduto, con il tempo presente, le sue ansie, i suoi sogni, i suoi bisogni”.

Il mondo intero aspettava la dichiarazione di Baccelli, d’altra parte un pensierino non si nega a nessuno.

Capezzone, un abbonato del comunicato stampa (anche tre o quattro al giorno e su qualunque argomento) è polemico con la Tv: “Assistendo da ieri sera a dirette, maratone, tg, tg speciali, note politiche e festeggiamenti di vario tipo, mi sorge spontanea una domanda che umilmente rivolgo ai numerosi direttori e giornalisti Rai, e anche Mediaset, che ho visto variamente impegnati: ma le elezioni le ha vinte Obama o Veltroni?”.

Non ha tutti i torti, in verità. Ma è poco comprensivo con Veltroni, che in queste ore ha potuto dimenticare la Caporetto del Pd alle ultime elezioni ed almeno (seppur con ritardo) festeggia qualcosa. Anche se con lui non c’entra nulla.

Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione comunista, non fa sconti a nessuno, nemmeno a se stesso: “E’ una cosa molto singolare per un comunista esultare per l’elezione di un presidente americano, ma io ho vissuto l’elezione di Obama con molta partecipazione ed emozione. Noi di sinistra non possiamo vivere di rendita per la vittoria di Obama, dobbiamo mettere in campo una vera proposta politica, ricostruire una nuova idea di economia. Alle soglie delle elezioni europee è necessario che tutti quelli che si dicono di sinistra si aggreghino: non possiamo presentarci con un pulviscolo di sigle per sfidare il Partito democratico, che invece va sfidato su un terreno comune di opposizione al governo Berlusconi”.

Eccola lì, l’abitudine italica, usare una cosa per dirne un’altra. Perchè poi un comunista non possa gioire per l’elezione di un presidente americano è un enigma, ma forse non è il caso di impegnarsi troppo per decifrarlo. Ben altre cose al mondo ci sono da fare.

Ferdinando Adornato in un articolo per ‘Liberal’, scrive: “Ha ragione Barack Obama. Con la sua elezione a quarantaquattresimo presidente, gli Stati Uniti si confermano come la terra del sogno, la nazione capace di far diventare semplice l’impossibile”.

Adornato ha una certa età e quando era più giovane, nel 1970, andava un film che aveva per titolo ‘Love story’, con Ali MacGraw e Ryan O’Neal. Inutile ricordare la trama, terribile, ma fu un successo colossale. Da allora il politico nostrano non deve essersi più riavuto. “Far diventare semplice l’impossibile”? Dietro la vittoria del primo afro-americano alla Casa Bianca c’è un complicato mix di idealità, tecniche della comunicazione, strategie innovative di found raising, capacità organizzative, carisma personale. Insomma cose sconosciute a moltissimi politici italiani.

Un ultima dichiarazione e poi basta. Corta corta. E’ di Walter Wetroni, il ‘Tu vuò fa l’ americano’ del Partito democratico: “La scelta di Obama è la scelta della speranza contro la paura”.

Nessun commento per chi durante la campagna elettorale scorsa non ha contrastato, ma anzi sottoscritto, gli ululati strumentali del centro destra sull’emergenza ordine pubblico e criminalità.

Ai lettori vogliamo, infine, ricordare una piccola parte del discorso tenuto subito dopo la vittoria dal nuovo presidente degli States: “Non sono mai stato il candidato più probabile per questo incarico. Quando abbiamo cominciato avevamo pochi soldi e pochi appoggi. La nostra campagna non è stata architettata nei corridoi di Washington: è partita dai cortili di Des Moines, dai salotti di Concord, dalle verande di Charleston. È stata costruita da lavoratori e lavoratrici che hanno attinto ai loro magri risparmi per versare 5, 10, 20 dollari per la causa. È diventata forte grazie ai giovani che hanno rigettato il mito dell’apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per fare lavori che promettevano pochi soldi e poche ore di sonno. Ha attinto forza da quelle persone non più così giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo soffocante per andare a bussare alla porta di perfetti estranei, e da quei milioni di americani che hanno lavorato come volontari e hanno coordinato, e che hanno dimostrato, più di due secoli dopo, che un governo del popolo, dal popolo e per il popolo è ancora possibile. Questa è la vostra vittoria”.

E come questa notte vogliamo concludere con la stessa spiacevole emozione. Che invidia.

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