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Napoli, in galera per spazzatura

Autore: . Data: lunedì, 10 novembre 2008Commenti (0)

La follia del governo Berlusconi continua, riuscendo a confondere gli orientamenti dell’opinione pubblica. A Napoli sei persone sono state arrestate nel fine settimana per l’abbandono di rifiuti.

Dopo essere stati scoperti mentre gettavano una bombola vecchia del gas, buste di plastica, ferro, cartone, plastica, lattine, vetro e altri materiali sulla strada in sei sono finiti in galera.

Nessuno giustifica chi deturpa l’ambiente, ma è il caso di valutare i fatti.

Il Consiglio dei ministri aveva approvato 31 ottobre del 2008 un decreto legge integrato al pacchetto di provvedimenti contro l’emergenza rifiuti in Campania. Il provvedimento prevede la reclusione da 6 mesi fino a 3 anni o l’arresto in flagranza di reato per chiunque abbandoni rifiuti pericolosi o ingombranti – come elettrodomestici, materassi e mobilio in genere – nelle aree della crisi. Le misure, come spiegò Guido Bertolaso, “valgono solo per la Campania o per regioni che siano commissariate”.

Il provvedimento appare strano anche per chi non è un costituzionalista di professione. L’articolo tre della legge fondamentale dello Stato recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ora, perchè un cittadino delle Marche, per fare un esempio, se butta una lavatrice torna a casa ed uno della Campania va in prigione?

Valerio Onida e Antonio Baldassarre, presidenti emeriti della Corte Costituzionale, sono espliciti. “Non ci vuole molto per ravvisarne la illegittimità – dice Baldassarre – limitare l’arresto a una sola regione è una violazione dell’art. 3 della Costituzione. Se fosse un provvedimento esteso a tutta l’Italia personalmente sarei anche d’accordo. Poi però è tutto da vedere se i tre anni e sei mesi previsti vengono veramente scontati: da noi la punizione è teorica”.

Valerio Onida precisa: “La limitazione territoriale è un problema. Anche perché l’abbandono di un frigo o di un mobile arreca lo stesso pregiudizio all’ambiente in qualsiasi regione d’Italia. Il fatto che in Campania ci sia un’emergenza rifiuti mi sembra una considerazione un po’ debole”.

Ciò nonostante la misura presa dal governo è stata presentata all’opinione pubblica con l’ormai tradizionale frase “useremo il pugno di ferro”, che altro non è se non demagogia. Le pene inferiori ai tre anni non si scontano in carcere. Fino ai due anni sono coperti dalla condizionale e dai due a tre prevalentemente con l’affidamento ai servizi sociali.

Oltre i limiti del ragionevole un comunicato del sottosegretario all’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso: ”Tutti i fermati, il cui arresto è stato convalidato dalla Magistratura da sempre impegnata in prima linea nell’azione di contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti sono stati colti in flagranza di reato mentre sversavano illecitamente su aree pubbliche rifiuti ingombranti, urbani, speciali e solidi. Tra i materiali illecitamente abbandonati in violazione all’articolo 6 del suddetto decreto è stato individuato materiale di risulta proveniente da lavorazioni industriali, ma anche mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso e materiale di risulta di lavori edili”.

Dove accade tutto questo? In Campania.

Dall’inizio dell’anno nella ragione sono stati commessi 97 omicidi e solo per solo 37 ne sono stati individui i colpevoli.

Amato Lamberti, professore alla Facoltà di Sociologia dell’Università Federico II di Napoli e direttore scientifico dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità ad un giornalista che gli chiedeva della situazione degli enti locali in Campania ha risposto: “Se mandassero le commissioni di verifica, non si salverebbe un solo Comune della Campania, sarebbero tutti sciolti. Siamo tornati al 1901, ai tempi della commissione Saredo: ora come allora non c’è appalto pulito, le assunzioni sono pre-definite, gli acquisti dei materiali pure”.

E per i rifiuti il professore è altrettanto esplicito. “C’è un sequestro della verità: la raccolta differenziata non sta a cuore a nessuno, gli impianti da utilizzare già esistono, pensi ai cementifici, e nessuno lo dice. Io, da presidente della Provincia (dal 1995 al 2004, ndr) non venivo mai consultato perché avevo idee alternative. Quando poi vidi che gentaglia frequentava il Commissariato, non ci andai più. Lì, c’è un assalto quotidiano della camorra: dagli autotrasportatori ai titolari di cave… Tra l’altro, ritengo che si sversi ancora abusivamente”.

Infine, descrivendo la situazione nella sola Napoli, Lamberti ha affermato: “Ci sono reti di interessi che tengono insieme la città, sotto le reti c’è la politica, la gente, tutto il resto. Anni fa, per una ricerca, finsi di voler acquistare voti, vennero in tanti. Vendevano i voti per mestiere: chi me ne offriva 400, chi 50. Avrei messo insieme 25-30mila voti. Spesso, non chiedono soldi anticipati, si paga a risultato conseguito”.

In una situazione del genere il governo prima ricorre all’esercito per il controllo del territorio perchè considera le forze di polizia insufficienti e poi impiega polizia e carabinieri nell’inseguimento di chi butta lavatrici per la strada.

Un vecchio amico di Berlusconi, Marcello Dell’Utri (Senatore della Repubblica, eletto nelle file del Popolo della Libertà nonostante la condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e la condanna in Cassazione per frode fiscale e fondatore di Forza Italia) ha di recente detto: “Antimafia si, ma evitando di fare politica. Non ci sarebbe stata l’accusa nei miei confronti se non ci fosse stata la grande affermazione di Forza Italia in Sicilia nel 1994″.

Parlando di tale Vittorio Mangano, mafioso e stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore del presidente del Consiglio e condannato 19 luglio 2000 all’ergastolo per il duplice omicidio Dell’Utri ha affermato:”Malato com’era, sarebbe potuto uscire dal carcere e andare a casa, se avesse detto solo una parola contro di me o contro il presidente Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo”.

Ecco allora la contraddizione. Mentre le misure per fronteggiare il crimine organizzato non sembrano negli interessi del governo, quelli che buttano elettrodomestici rotti, divani sfasciati e vecchi aspirapolvere dovrebbero andare in prigione.

Perchè poi non avviene. Infatti dopo l’arresto, considerato il tipo di reato e la mancanza dei requisiti per la detenzione i trasgressori tornano in libertà. Per fortuna diciamo noi, perchè un paese che colpisce i maleducati e lascia liberi i criminali decisamente fa paura.

Eppure ai giornali sfugge la surrealtà del problema ed insistono nel diffondere un’informazione a senso unico.

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