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L’usura cresce, ma non se ne parla

Autore: . Data: mercoledì, 12 novembre 2008Commenti (0)

Il governo si occupa di varare misure contro chi abbandona rifiuti ingombranti in Campania o prevede di punire duramente chi disegna graffiti sui mur,i secondo un rapporto, il crimine mette le mani sulle imprese.

Nell’undicesimo rapporto di Sos Impresa-Confesercenti ‘Le mani della criminalità sulle imprese’ si denuncia che l’usura è il reato che appare ”maggiormente in crescita” tra quelli esaminati.

l fatto non stupisce, perchè la crisi favorisce reati così odiosi e le banche non sono affatto interessate ad aiutare piccoli imprenditori e commercianti.

Sos Impresa-Confesercenti sostiene che il fenomeno desta quindi ”profonda preoccupazione”. ”Il numero dei commercianti coinvolti in rapporti usurari è sensibilmente aumentato ed è oggi stimato in oltre 180.000”, si legge nel rapporto.

Poichè ciascuno ”s’indebita con più strozzini, le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre 500.000. Ma ciò che è più preoccupante – rileva Sos Impresa – è che i almeno 50.000 sono con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura. Gli interessi sono ormai stabilizzati oltre il 10 per cento mensile, ma cresce il capitale richiesto e gli interessi restituiti”.

Sos Impresa continua: ”Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno a causa di questa lievitazione si aggira in non meno di 15 miliardi di euro. In Campania, Lazio e Sicilia si concentra un terzo dei commercianti coinvolti. Preoccupa anche il dato della Calabria, il più alto nel rapporto attivi/coinvolti. La Campania detiene il record degli importi protestati (736.085.901 euro) seguita dalla Lombardia e dal Lazio”.

Napoli è la città nella quale lo scorso anno si sono registrati più fallimenti (7,2 per cento), un dato ”che rappresenta il 15 per cento del totale nazionale. Tutti sintomi di una fragilità e debolezza che colpisce innanzitutto i negozi, grandi o piccoli che siano.

Alle aziende coinvolte – prosegue Sos Impresa – vanno aggiunti gli altri piccoli imprenditori, artigiani in primo luogo, ma anche dipendenti pubblici, operai, pensionati, facendo giungere ad oltre 600mila le persone invischiate in patti usurari, a cui vanno aggiunte non meno di 15.000 persone immigrate impantanate tra attività parabancarie ed usura vera e propria”.

Il documento di Confesercenti pemette di valutare non solo la gravità della crisi, ma anche per riflesso altri due fenomeni: il silenzio nei quali i media relegano fenomeni ritenuti non ‘attrattivi’ per i lettori e la inefficacia delle misure prese dall’esecutivo in materia di sicurezza. Perchè l’usura, devastando il tessuto economico e sociale del territorio apre la strada al crimine organizzato.

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