cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » vivere
Regola la dimensione del carattere: A A

Le storie di Pif

Autore: . Data: giovedì, 6 novembre 2008Commenti (0)

Intervista a Pierfrancesco Diliberto, detto Pif, che su MTV è un narratore di storie contemporanee nel programma “Il testimone”. Verso un nuovo modo di fare informazione.

Ogni mercoledì su MTV Italia il suo sguardo ingenuo e ironico si sofferma su temi seri o leggeri, come le vittime della mafia o la vita di un culturista. Sempre alla ricerca del lato umano delle storie che ci circondano. L’avevamo già conosciuto ne “Le iene”, ma nella seconda edizione de “Il testimone” per la principale tv musicale italiana Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, riscopre il valore della spontaneità e della delicatezza nel fare informazione.

Come fai a trattare temi tanto diversi con la stessa ironia e ingenuità?

Il mio approccio è spontaneo e basato sulle mie curiosità. Ti faccio un esempio: mi sono sempre chiesto come vive un nano e il mio lavoro mi ha permesso di scoprirlo. Ne “Il Testimone” sono soprattutto me stesso, piuttosto che il personaggio di PIF. L’imbarazzo o lo stupore di fronte a certe realtà insolite sono veri. E’ anche naturale, che come in tutti i programmi tv, ci sia un 10 percento di messa in scena, ma la ricerca della spontaneità è il valore di questa trasmissione.

Anche il tuo sguardo, quasi fosse quello di un bambino, è reale?
Assolutamente sì. Ho 36 anni, ma sono più ingenuo rispetto a un ragazzo della mia età. Potrei essere un padre di famiglia, ma sono contento se mi dicono che sembro un ‘bambino’.

Quando hai cominciato a preparare la seconda edizione de “Il Testimone” ti sei posto un obiettivo?

Lo stesso della prima edizione: mi gratifica portare gli spettatori dentro un mondo che magari non hanno mai avuto il coraggio di conoscere e in cui io stesso non sono mai entrato. Dal campo rom al set di un pornoattore, cerco di trovare un anello di congiunzione fra la normalità, con tutte le virgolette che si possono mettere a questo termine, e ciò che è straordinario.

Come fai a entrare in confidenza con queste realtà straordinarie, creando un rapporto di fiducia reciproca coi personaggi che incontri?
Mi aiuta l’utilizzo di una telecamerina amatoriale e il fatto che sono da solo in questo lavoro. Se ci andassi con una telecamera televisiva, il cameraman, l’assistente cameraman, il fonico e l’addetto alle luci, gli intervistati sarebbero molto meno spontanei. Cerco di guardarli negli occhi mentre riprendo e poi con il montaggio rendo tutto più naturale, eliminando le mie lunghe pause di riflessione ed elucubrazioni.

Il tuo potrebbe essere un altro modo di fare informazione?

Non vorrei essere presuntuoso rispondendo a questa domanda. E’ diverso il mio modo di riprendere e forse l’attenzione alle storie delle persone. La vera scommessa, tuttavia, sarebbe raccontare chi vive dietro l’angolo. Con “Il Testimone” sono stato in Giappone e negli Stati Uniti, ma mi piacerebbe far appassionare un ragazzino che guarda MTV alle vicende della gente comune.

A “Che tempo che fa” Giorgio Bocca ha fatto impallidire Fabio Fazio dicendo che i giornalisti di oggi dicono solo bugie e sono ostaggio della pubblicità. Cosa ne pensi?
Mai contraddire Giorgio Bocca. Ci sono casi in cui i giornalisti non sono solo ostaggio della pubblicità, ma la fanno. I giornali autorevoli spesso sono pieni di marchette. Non si deve, del resto, fare gli ingenui, in questo caso. La pubblicità permette ai giornali e alla tv di esistere, ma la bravura di chi fa comunicazione consiste nel trovare il modo di restare indipendenti dai condizionamenti degli investitori pubblicitari. Io, però, non sono un giornalista.

Ma di fatto lo fai…
La cosa singolare è che non posso diventare giornalista, pur facendone più o meno il lavoro. Non ho, infatti, un capo giornalista e non lavoro per una testata giornalistica. Una volta stavo facendo un servizio davanti al Parlamento per “Le Iene” e la scorta di Berlusconi mi disse che non potevo stare dov’erano i giornalisti. La cosa mi fece riflettere: è un’anomalia tutta italiana.

Obama ieri è stato proclamato primo presidente nero degli Stati Uniti, dove tu hai girato una puntata de “Il Testimone” sull’ american dream. Ma esiste ancora il sogno americano?
Sì. Ho girato una puntata sui ragazzi italiani che si sono trasferiti negli stati Uniti per trovare fortuna e ce l’hanno fatta. Sicuramente perché l’America è avanti, ma soprattutto perché l’Italia è molto più indietro.
Ed è straordinario che un nero abbia vinto le presidenziali perché crea un precedente. E’ una strada che si apre, un modo per far cambiare mentalità. Sarebbe interessante andare in un nostro quartiere di extracomunitari e vedere le loro reazioni alla vittoria di Obama.

Hai mai pensato di emigrare?
Da ragazzino sono andato a Londra, ma poi sono tornato indietro. Forse perché non sono molto portato nelle lingue straniere. Non ho orecchio e mi sento impacciato a parlare inglese. Mi piacerebbe fare il regista cinematografico, ma non negli Usa. Ho sempre ammirato, piuttosto, registi come Fellini che hanno raccontato l’Italia al mondo.

Adesso in Italia c’è molto da raccontare, dato che l’incertezza è in tutti i settori della vita…
Si dice sempre che sono tempi bui, ma ora è arrivato il momento di dirlo seriamente. C’è molto materiale per raccontare.

La storia che non hai ancora raccontato?
Non sono ancora riuscito a riprendere un matrimonio fra un italiano cattolico e uno straniero musulmano. Sarebbe bello intervistare gli invitati dello sposo e della sposa, e assistere ai preparativi. Altre storie che vorrei raccontare sono quelle delle morti sul lavoro, ma bisogna trovare il modo di far passare questo tema drammatico a un pubblico giovane, come quello di MTV. Cosa non facile.

A cura di Francesca Lancini

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008