Le donne dell’Onda
“Libere e travolgenti”
Abbiamo ricevuto un comunicato che volentieri pubblichiamo.
L’accesso delle donne al mondo del lavoro è ormai riconosciuto come condizione diffusa (anche se in Italia limitata, abbiamo infatti uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa), ma con le attuali politiche assisteremo ad una trasformazione dei tempi di vita delle donne. Prendiamo ad esempio tutti quei casi in cui le donne, pur di non perdere il loro lavoro precario, si trovano a dover scaricare il lavoro di cura su altre donne: le nonne o le migranti e le giovani precarie a cui consegneranno parte o tutto il loro stipendio.
Il corpo delle donne viene attraversato da linee di potere specifiche e il conflitto di genere vive nelle nostre relazioni, come vediamo nel mondo delle università , della ricerca e del lavoro.
Non crediamo che il sapere sia neutro, non crediamo alla parità tra i generi quando proprio nell’università è evidente come nella gerarchia di potere le donne non arrivino quasi mai ai vertici della piramide, basta vedere il numero bassissimo di docenti ordinarie.
C’è una cecità di genere e noi siamo intenzionate a vederci chiaro. Dobbiamo e vogliamo mettere in gioco i nostri desideri e le nostre rivendicazioni. Riteniamo che, dentro l’università , esista una completa assenza di dibattito e di studi che affrontino le tematiche di genere, proprio per questo pensiamo che la didattica ufficiale debba affrontare tali questioni, attraverso la partecipazione diretta delle studentesse e delle ricercatrici; così come al contempo rivendichiamo la necessità di costruire momenti di autoformazione, attraverso cui costituire saperi differenti.
Il corpo delle donne continua ad essere il veicolo di politiche securitarie, approvate a colpi di decreti, come il pacchetto sicurezza che individua nell’immigrato l’unico colpevole delle violenze, o come il D.d.L. Carfagna che, criminalizzando le prostitute, controlla e gestisce i comportamenti e i modi di esistenza di tutte le donne. La presunta vulnerabilità delle donne diventa un espediente per giustificare tutte le misure di controllo, dalla militarizzazione delle strade alla criminalizzazione dei migranti.
Vogliamo un welfare che consenta l’indipendenza delle donne.
Vogliamo un consultorio in tutte le scuole e le università , così come un’educazione che parli di sessualità sin dalle scuole elementari.
Non vogliamo pagare noi la crisi, non vogliamo rispondere all’appello al sacrificio, non vogliamo delegare a nessuno le decisioni sul nostro presente e sul nostro futuro, non vogliamo subire un controllo sempre più pervasivo.
Riteniamo fondamentale portare questo dibattito nelle università in mobilitazione, farlo vivere nella proposta di autoriforma e declinarlo nelle rivendicazioni del movimento .
Il 22 novembre, alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, vogliamo costruire uno spezzone nazionale come studentesse, ricercatrici e dottorande che porti la forza e la determinazione dell’onda.
Non sarà un punto di arrivo, ma un momento di denuncia e di reazione sulla violenza contro le donne.
Saremo onda ancora una volta: riprenderemo i nostri spazi invaderemo e bloccheremo la città .
Perché non saranno i nostri corpi né i nostri desideri a pagare la crisi!
Donne in onda della Sapienza in mobilitazione


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