La scuola che divide
Crepe nell’unità sindacale
Dopo il pubblico impiego, il commercio e i metalmeccanici, anche il destino della scuola rischia di trovare divise Cgil, Cisl e Uil.
Tra quattro giorni, infatti, i lavoratori del commercio aderenti alla Filcams-Cgil sciopereranno contro un contratto firmato dalle categorie delle altre organizzazioni confederali, la stessa solfa ha riguardato il Protocollo verso il rinnovo del contratto del pubblico impiego, e si prefigura lo stesso scenario tra le tute blu (con la Fiom che ha messo le mani avanti decidendo autonomamente uno sciopero per il 12 dicembre).
Sulla scuola lo scenariom però, è più complesso. Ieri il ministro Gelmini ha chiesto ai sindacati, durante un incontro al ministero, di rinviare lo sciopero e la manifestazione proclamati per venerdì, riguardanti università e ricerca.
La Cgil si è detta indisponibile, mentre le organizzazioni di Cisl e Uil hanno preferito stare alla finestra, e intendono valutare se le rassicurazioni date dal ministro – in particolare per quanto riguarda stabilizzazione dei precari e risorse per i rinnovi contrattuali – si riveleranno sufficienti a fare dietrofront. Se ne riparlerà domani, alla presenza il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
Intanto gli studenti universitari si stanno organizzando in vista della manifestazione di venerdì: arriveranno a Roma da tutta Italia per partecipare alla manifestazione contro i tagli.
Senza che la protesta si sia fermata in seguito al decreto legge “tecnico” varato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri che detta nuove norme sui concorsi, alleggerisce il blocco del turn over, stanzia più risorse per gli atenei migliori e incrementa borse di studio e posti letto per gli studenti.
La protesta è sostenuta con convinzione da Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil: “Sono del tutto insufficienti le proposte della Gelmini che, nonostante le dichiarazioni di buona volontà ad affrontare precariato e nodi contrattuali, riconferma complessivamente i tagli previsti dalla legge 133 e l’impianto del decreto Brunetta”.


Lascia un commento