La mattanza delle balene
L’articolo per “Tu inviato”
La mattanza ai danni delle balene è uno dei rituali più antichi dell’umanità (vedi la storia del capitano Achab in Moby Dick, per esempio) che l’uomo moderno fatica enormemente a combattere, in barba alla legislazione internazionale.
Le immagini della settimana scorsa che raffigurano le spiagge delle isole Far Oer, solcate da un mare di sangue lo dimostrano.
In questo piccolo stato, tra le isole Shetland e l’Islanda, ma sotto la giurisdizione della Danimarca, annualmente circa 2000 balene perdono la vita, non più cacciate in mare aperto come era tradizione fare fin in età preistorica, ma attirate sulle spiagge, quando i cetacei si avvicinano in cerca di cibo.
Ed è in quel momento che si scatena la furia dell’uomo: armati di martelli dal peso superiore ai 2 chilogrammi, i pescatori percuotono ripetutamente le balene ancora vive, quindi con coltelli lunghi 15 centimetri ne incidono la carne in modo da spaccarne letteralmente la spina dorsale.
E mentre la spiaggia si trasforma lentamente in un mare di sangue, manipoli di spettatori, tra cui bambini con il permesso di stare a casa da scuola, assistono a questo macabro spettacolo come se si trattasse di una festa.
La caccia alle balene da anni è fonte di controversie e discussioni diplomatiche internazionali. La Commissione internazionale per la caccia alle balene, istituita nel 1946 per sostenere uno sviluppo coordinato dell’industria baleniera e per regolarla, per esempio inizialmente favoriva e incoraggiava la caccia, ma solo nel 1986 ha sospeso ogni tipo di movimento contro questi cetacei, quando il numero di uccisioni ha classificato le balene come specie in via di estinzione.
Ma nonostante questo emendamento, alcuni stati come Giappone, Norvegia, Islanda, Russia e Corea hanno continuato la loro mattanza senza ritegno, uccidendo complessivamente più di ventimila balene.
Il caso delle isole Far Oer è ancora diverso, perché i propri abitanti non vivono neppure del ricavato della vendita di carne di balena e quindi cacciano semplicemente per il gusto di farlo, seguendo una tradizione che ha radici lontane.
Ma la mattanza di così tanti cetacei in una sola volta provoca gravi problemi anche alle specie rimaste, generando disorientamento nei gruppi sopravvissuti, alterandone gli equilibri e i cicli riproduttivi, col risultato di portare alla morte intere famiglie della specie.
Davide Bottero


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