La guerra del Pakistan
La testimonianza di MSF
Uno dei conflitti più dimenticati dai media e dalla comunità internazionale è quello che colpisce il Pakistan nordoccidentale dall’inizio dell’ultima guerra in Afghanistan. A riportare l’attenzione sugli scontri fra esercito pachistano e gruppi armati per il controllo dell’area è l’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF), una delle poche presenti nella regione, con una denuncia: “La crescente violenza nella North West Frontier Province e nelle aree tribali del Pakistan ha reso estremamente difficile per i residenti accedere ai servizi sanitari. I bisogni sono cresciuti in maniera drammatica. I civili sono regolarmente vittime di violenza, ma spesso non riescono a raggiungere gli ospedali”.
“Questa è una guerra non dichiarata che vede i civili intrappolati nel fuoco incrociato”, afferma Fasil Tezera, capo missione di MSF. Non solo negli ultimi anni si sono intensificati i combattimenti tra l’esercito pakistano e i gruppi armati, ma dall’estate scorsa le incursioni aeree statunitensi hanno distrutto villaggi e provocato vittime. Sulle responsabilità dell’esercito Usa sembra essere calata una cappa di silenzio, sebbene più volte il governo di Islamabad abbia dichiarato che a Washington non era consentito sferrare operazioni militari in territorio pachistano. I rapporti fra Pakistan e Usa, tuttavia, non sono mai stati più ambigui, visto che dai tempi di Musharraf i due Paesi sarebbero alleati nella guerra al terrorismo, identificato in queste zone nei gruppi armati talebani e nelle cellule di al-Qaeda.
MSF, intanto, lancia il suo allarme: “L’incolumità dello staff di MSF è sempre più a rischio; cresce la paura per il personale umanitario di essere preso come bersaglio. Alcune ambulanze sono state attaccate e il personale di MSF ha dovuto cercare riparo dai combattimenti”.
Una delle situazioni più difficili sarebbe a Swat: “un tempo pacifico distretto della North West Frontier Province, dove i bombardamenti regolari, gli attacchi suicida e i lunghi coprifuoco hanno causato pesanti perdite di vite umane e alterato profondamente la vita dei residenti, riducendone drasticamente la libertà di movimento”. Oltre che a Swat MSF continua a lavorare nelle zone di Kabal e Matta, fornendo cure primarie, servizio di ambulanza e distribuendo ai profughi beni di prima necessità come cibo e kit sanitari.
“Durante le lunghe ore di coprifuoco imposte dai militari, le ambulanze di MSF sono gli unici veicoli a cui è concesso transitare, oltre alle ambulanze di organizzazioni locali”, rende noto l’Ong e continua: “Quando i miliziani hanno fatto esplodere una centrale elettrica a Minora, lo scorso ottobre, danneggiando seriamente il sistema idrico con il conseguente scoppio di un’epidemia di colera, MSF ha fornito tre generatori mobili e un impianto per la potabilizzazione dell’acqua. Ha inoltre aperto un centro per il trattamento del colera e curato centinaia di pazienti”.
Per MSF è fondamentale la collaborazione con le organizzazioni umanitarie locali e in particolare con la Swat Doctors Society, con cui gestisce cliniche mobili in cinque diverse località nella parte settentrionale della regione, nelle quali ogni mese vengono effettuate circa 4000 visite.
“Stiamo portando avanti un percorso di formazione e aggiornamento continuo rivolto allo staff medico locale specifico per affrontare le emergenze”, spiega Tezera. “Il personale sanitario locale è nella condizione di poter rispondere al meglio ai crescenti bisogni medici delle comunità colpite dalle violenze, avendo accesso a luoghi in cui a MSF non è consentito operare”.
MSF sta, inoltre, formando i medici alla cura del colera e alla creazione di centri per il trattamento dei traumi, tra le altre attività, e aiutando a migliorare le strutture sanitarie esistenti. “Speriamo che in futuro sarà possibile intervenire chirurgicamente nella zona di Swat senza dover trasferire i pazienti a Peshawar”, aggiunge Tezera. “Questo migliorerebbe di gran lunga le condizioni di vita degli abitanti di Swat”.


bel programma
…nel senso che condivido pienamente!
Lascia un commento
esteri »
Clima: a Durban ancora un accordicchio
Il pianeta è sempre più a rischio, ma il summit mondiale su clima approva l’ennesimo documento dilatorio. Rimandato al 2015 un documento realmente operativo.
Il summit sul clima di Durban si è concluso con una ‘non …
politica »
L’Italia s’è persa le idee
Il professor Sartori in un articolo sul Corriere della Sera ha analizzato la crisi italiana e citato la ‘casta’. Ma in realtà il Paese è nelle mani di un’oligarchia, che è cosa ben diversa.
Il Belpaese …
tu inviato »
Signora Ministra, mi tagli la testa
La lettera di un carcerato a Paola Severnino. Una denuncia contro l’ergastolo ostativo, ovvero il ‘fine pena mai’. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Sarà pure un governo tecnico, ma il nuovo Ministro della Giustizia ha imparato …
Partecipa