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Italia, la democrazia in coma

Autore: . Data: mercoledì, 19 novembre 2008Commenti (0)

La vicenda che riguarda la commissione di Vigilanza sulla Rai, com’era prevedibile fin dall’elezione del senatore Villari, si complica e si allarga. Il degrado del Parlamento è ogni giorno più grave.

In una conferenza stampa, ieri, Antonio Di Pietro ha detto: “Denuncio la persistenza in Italia di un grande corruttore politico che compra il potere, si chiama Silvio Berlusconi. La corruzione giudiziaria la verificheranno i magistrati, ma quella politica io la denuncio qui, oggi: prima ha tentato di corrompere me offrendomi un posto da ministro nel suo governo, poi Leoluca Orlando, senza riuscirci. E infine ha probabilmente corrotto Villari, perchè se la maggioranza l’ha votato e lui non intende dimettersi vuol dire che prima si erano messi d’accordo”.

Il segretario dell’Italia dei valori non è mai stato diplomatico e la sua dichiarazione è stata durissima. Nel pomeriggio emerge una novità.

Intorno alle 17 si apprende che dopo una trattativa col centro-destra il Pd avrebbe trovato un accordo sul nome di Sergio Zavoli. Ed ecco che lo scempio è compiuto.

Zavoli è uno dei più grandi giornalisti italiani. E’ persona seria e rigorosa e per questo fa orrore che sia stato coinvolto in una faccenda così torbida. Uomo di 85 anni, non membro della commissione di Vigilanza, l’ex presidente della Rai è stato usato per raggiungere un compromesso figlio di un ricatto. A dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che nelle stanze del Palazzo i principi, i valori e il rispetto sono merce avariata.

Cosa dovebbe fare chi avendone la titolarità indica una persona, subisce le scelte di una maggioranza poco incline al rispetto delle regole, vede eletto un suo rappresentante contro la propria volontà e con un trucchetto, non è in grado di farlo dimettere e deve subire l’uso strumentale delle regole democratiche da parte di chi quelle regole non rispetta?

Indignarsi, forse, e non accettare alcun tipo di mediazione. Invece no, tratta per un ‘secondo’ nome e per una commissione di ‘garanzia’, un luogo nel quale si dovrebbe controllare, trova un nome ‘gradito’ a chi deve essere controllato. Poi sceglie un signore come Zavoli, molto anziano e lo costringe in un ruolo complesso e difficile, per il quale sono richiesti energia ed impegno. Tutti plaudono, in quei cori che anche per gli ingenui sono motivo di cautela.

In un colpo solo si sono stracciate le regole e la dignità di una persona.

C’è anche il secondo livello del pasticcio: per il Pd aver ‘fatto fuori’ un rappresentante dell’alleato ‘guastafeste’ e concorrente (nei sondaggi è dato in crescita di consensi) , l’Italia dei valori, poco incline a fare concessioni al governo. Per il Pdl aver ‘elminato’ chi da un luogo di rilievo avrebbe potuto disturbare i manovratori e forse Mediaset.

Il paradosso è che Villari, l’eletto del Partito democratico col trucco, non se ne vuole andare e dichiara: “Non cedo a pressioni e intimidazioni”.

Laggiù, i rappresentanti del popolo sembrano ormai pronti per arredare la torre di Babele.

In mattinata, facendo ricorso alla più spregiudicata demagogia il neo-presidente Villari aveva sostenuto: “Ho il dovere istituzionale di far funzionare la commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai e garantire la sua continuità”. Per il senatore Pd, la sua è stata «un’elezione inconsueta» ma «sicuramente democratica e nel rispetto delle regole». Dopo aver chiesto un’ora di tempo al Pd per decidere, Villari ha ribadito: «Farò un passo indietro soltanto se c’è un nome condiviso». «E’ mia ferma intenzione – ha spiegato in una nota – porre al primo posto la priorità di ogni parlamentare, che è quella di rispettare e garantire le istituzioni repubblicane».

La debolezza e, perchè no, è il caso di cominciare a dirlo, l’incapacità di Veltroni, le manovre interne nel maggior partito di opposizione, la spregiudicatezza del Pdl hanno reso la questione commissione di Vigilanza un nuovo terreno di scontro per interessi trasversali, estranei ai doveri che il Parlamento deve avere nei confronti dei cittadini.

Intanto, in mattinata i due rappresentati dell’Idv, Leoluca Orlando e Francesco Pardi, si erano dimessi dalla commissione di Vigilanza sulla Rai. Orlando aveva spiegato: “Nonostante il distacco manifestato dal presidente del Consiglio egli ha pubblicamente pronunciato un veto verso di me e gli altri esponenti del mio partito. Rassegno le mie dimissioni dalla Vigilanza come contributo alla denuncia di una inaccettabile mortificazione del Parlamento e della commissione di Vigilanza”. Pardi poi aveva concluso: “Anche io ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla commissione perché la vera vigilanza è ad Arcore”.

Le posizioni apparentemente rigide tenute fno a quel momento dal leader del Pd avevano stimolato un ‘consiglio’ di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: “Veltroni deve decidere se ritornare ad essere quello della prima fase (discorso del ‘Lingotto’ e disegno di costruire una democrazia tendenzialmente bipartitica) oppure trincerarsi nella seconda fase, nella quale egli ha ceduto la leadership dell’opposizione a Di Pietro con le conseguenze catastrofiche per il suo partito che sono davanti a tutti”.

Detto fatto.

Ormai gli uomini del Cavaliere indicano anche la via all’opposizione, stabilendo cosa sia meglio o peggio per lo schieramento avversario. E sulla base di una fraintesa idea consociativa sul ‘funzionamento delle Istituzioni’ si costituiscono compromessi orribili.

Una cultura reazionaria emerge giorno dopo giorno dalle parole della maggioranza di centro-destra ed il dato più preoccupante è l’inconsistenza del gruppo dirigente del Pd.

Dall’Italia dei valori, oltre ad una opposizione dura, non ci si può aspettare di più, perchè la storia e le caratteristiche del partito di Di Pietro non consentono di vedere in quella pur generosa formazione politica le capacità di disegnare un modello per l’Italia del futuro.

Ed è un dovere per tutti evitare di pensare che qualcuno abbia cercato Zavoli perchè con una persona ‘anziana’ è più facile incontrarsi dietro un angolo, più riparati e sicuri.

Infine in serarata, perchè non c’è più tregua, Berlusconi ha telefonato durante la trasmissione Ballarò. Ha parlato, parlato, parlato. Attaccato la Cgil e confermato l’incontro ‘segreto’, smentito da Bonanni, con Cisl, Uil e Confindustria, ma aggiungendo che non era stato organizzato a casa sua. Epifani avrebbe voluto replicare, ma il conduttore Floris, chissà perchè, lo ha impedito, dando la parola a Bersani, del Pd.

Il parlamentare della presunta opposizione ha chiesto al Cavaliere di collaborare vista la “grave situazione economica” ed aggiunto: “Noi non abbiam voglia di fare a cazzotti sul Titanic. Di fronte ai mesi che si intravedono, che non saranno facili, non pensa che sarebbe il caso di essere meno sbrigativi con il parlamento, e più disponibili a vedere se due teste ragionano meglio di una, per vedere come affrontare il prossimo anno? Come facciamo ad affrontare la questione sociale che si sta aprendo? Per quest’anno, in via di emergenza, possiamo metterci a discutere?”.

L’opposizione vorrebbe condividere le scelte con la maggioranza, insomma. E Bersani, come è giusto che sia, si è beccato un secco no, seguito da una serie di considerazioni come al solito aggressive: “Sarebbe la cosa auspicabile, se ci trovassimo di fronte ad una opposizione che avesse nei nostri confronti. L’opposizione si rivolge a noi in termini inaccettabili. Franceschini mi ha accusato di non conoscere l’amicizia e la democrazia. Di Pietro mi ha detto assassino della democrazia. Veltroni ha detto che siamo in un regime.  Volete che si discuta con voi? Ne saremmo felici. Ad oggi da parte vostra ci sono solo menzogne nei nostri confronti.Chiami i suoi colleghi e li rimetta dentro un civile discorso democratico, così non è possibile nessun dialogo”.

La giornata si è conclusa così, ma non è detto. Il Palazzo, ormai, è come una lavanderia cinese di Manhattan, opera 24 ore su 24. Peccato lo faccia per se stesso, non certo per i cittadini.


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