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Informazione, scoop e invenzioni

Autore: . Data: lunedì, 10 novembre 2008Commenti (0)

Una domenica nera per l’informazione italiana. Un soldato italiano ucciso solo nella fantasia e le notizie su Alitalia rilanciate con omissioni. La stampa italiana è sempre più inaffidabile.

La fretta dei giornalisti. Intorno alle 10,30 di ieri mattina ‘Il Corriere della Sera on line’ ha pubblicato una news secondo la quale un militare italiano sarebbe stato ucciso in un attentato suicida. Era in corso il notiziario di ‘Radio 24′, che ha immediatamente rilanciato la notizia. Poi ‘la Repubblica on line’.

Alle 10,40 però la notizia era scomparsa. Il ‘Corriere’ che apriva l’edizione firmando lo ‘scoop’ col nome di uno dei suoi inviati di punta aveva relegato il fatto tra le ‘flashnews’, mentre ‘la Repubblica’, dopo la ‘sparizione’ di un grande banner rosso aveva optato per un testo breve, dopo la prima notizia, nel quale in modo generico si parlava di un attentato.

Gli ‘incidenti’ possono sempre accadere, ma per quanto riguarda la politica estera ed in particolare i teatri di guerra la prudenza era un tempo la prima preoccupazione dei reporter. Oggi non più.

Esiste un metodo abbastanza semplice per verificare le notizie. Anche quando si è più che sicuri di una ‘fonte’, ovvero di chi ha segnalato il fatto, si usa il telefono. I numeri da fare sono numerosi. Si chiama il ministero della Difesa, quello degli Esteri, il contingente italiano nella zona di operazioni. Poi ci sono da consultare i grandi media internazionali, BBC, Reuters, France press, Cnn. Quindi l’Ansa.

Se non si trovano conferme negli altri organi di stampa si cercano gli operatori umanitari presenti nel Paese in cui si potrebbero essere verificati i fatti. In Afghanistan ce ne sono diversi, non tutti affidabili, ma comunque informati. Insomma, le opportunità non mancano.

Il lettore a questo punto potrebbe fare un’obiezione: così si perde tempo e si perde la corsa per lo ‘scoop’. La considerazione è più che ragionevole, ma innesca una seconda riflessione. Conta di più arrivare primi o raccontare la realtà dei fatti?

Nel caso di questa mattina il primo fatto verificato era diffuso intorno alle 10,45, ma oltre un’ora dopo la BBC ancora non diffondeva nulla e la stessa cosa faceva la Cnn. Come mai?

Forse la macchina è impazzita per un lancio dell’Apcom delle 10,26 o forse al contrario il ‘Corriere’ ha condizionato l’agenzia. Forse ancora un terzo protagonista ha trascinato tutti nel delirio, non è importante.

Nel primo pomeriggio, in un campo diverso, la cronaca sindacale, è successo un fatto analogo. Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia, SDL hanno diffuso un comunicato nel quale analizzavano la situazione della vertenza Alitalia, attaccavano gli altri sindacati, Cai e governo, spiegavano le proprie ragioni e annunciavano una serie di agitazioni da qui al maggio del prossimo anno.

Senza entrare nel dettaglio, le associazioni e i sindacati interni di Alitalia presentavano il programma di scioperi alla fine del comunicato, a conclusione di un lungo ragionamento. Le agenzie di stampa, nell’informare lo spiegavano già nel titolo dei lanci: “14 giorni di sciopero entro maggio 2009″.

La parte “entro maggio 2009″ spariva dai titolo dei giornali on line e alla vigilia di 24 ore di scioperi dei trasporti. il pubblico (che si solito si ferma alla lettura dei titoli) non ha potuto fare a meno che allarmarsi. Il Tg uno, poi, nel titolo di testa delle 20 ha annunciato che i piloti e gli assistenti di volo avrebbero scioperato, salvo spiegare, come e quando dopo, durante il servizio. Lo spettatore a quel punto era già orientato emotivamente.

Insomma, il diffondere notizie senza fondamento o l’elaborazione di titoli ad effetto è ormai la consuetudine. Si deve competere, confliggere, rincorrere il tempo, a tutti i costi, per arrivare prima o essere più visibili della concorrenza.

I cittadini non stanno a guardare, ma subiscono. E di giorno in giorno perdono il controllo, dando sempre meno credito al valore dell’informazione (come testimoniano le ricerche). Però quegli stessi cittadini subiscono il ‘clima’, che di emergenza in emergenza, induce una visione assolutamente distorta della realtà.

Il problema è molto serio e certo richiede una riflessione profonda da parte dei professionisti dell’informazione. Almeno per chi vuol lavorare con serietà.

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