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Immigrazione, la Bossi-fini non va

Autore: . Data: martedì, 4 novembre 2008Commenti (0)

Epifani, “sospenderla per due anni”

Consentire agli immigrati che perdono il lavoro di restare in Italia fino a quando non ne trovano un altro, per impedire che il loro stato di disoccupazione si traduca in un altro ben più grave di clandestinità. E’ per questo motivo che il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, vorrebbe congelare per due anni la legge sull’immigrazione cosiddetta ‘Bossi-Fini’, dal nome dei suoi ideatori.

La risposta del governo però non sembra aprire grandi spiragli al dialogo: “La Bossi-Fini non si tocca” è stata infatti la replica della maggioranza che non ha nessuna intenzione di accogliere la proposta di Epifani.

“La Bossi-Fini”, ha spiegato il leader sindacale, “fa sì che gli immigrati perdano il diritto al permesso di soggiorno nel momento in cui, per qualunque motivo, smettono di lavorare. Se restano in Italia, si trasformano quindi in clandestini”.

“Siccome sono persone che hanno lavorato, e lavorato bene, non avrebbe senso mandarle via”, ha osservato Epifani.

Le sue argomentazioni, però, non hanno convinto nessun esponente del governo, anche se hanno suscitato la reazione di qualche parlamentare della maggioranza.

Il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, dice no al congelamento della legge. “Sarebbe un messaggio deleterio”, sostiene l’esponente di An, preoccupato dell’eventualità che tra i potenziali immigrati passi il messaggio: “Andiamo in Italia che tanto lì non ci fanno niente”. Una osservazione, questa, che ha ben poche basi scientifiche e nessuna pratica concreta rispetto al sudore della fronte di chi in Italia ci ha lavorato e anche duramente, ma poi resta senza lavoro.

Per il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, “in un contesto di particolare crisi, si può discutere l’ipotesi di permettere agli immigrati rimasti senza lavoro di restare in Italia legalmente per più dei sei mesi attualmente previsti, ad esempio fino a otto mesi”. Non si capisce bene se la crisi debba riguardare gli italiani che si potrebbero avantaggiare, ancora una volta, della manodopera a basso costo di stranieri.

Nel centrodestra prevalgono i giudizi negativi, come quelli del leghista Roberto Cota o del vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino, ma la proposta di Epifani trova qualche estimatore.

Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro di Montecitorio, non sarebbe affatto contrario a mettere tra parentesi la Bossi-Fini. Nelle regioni del Centro-Nord, osserva, ci sono settori produttivi che senza immigrati “non ce la farebbero a tirare avanti”. Nella sola Emilia Romagna, gli immigrati sono il 17 per cento dei lavoratori, hanno un reddito imponibile di 3 miliardi di euro e sono “una componente strutturale dell’economia”.

Margherita Boniver, altra parlamentare del centrodestra, vedrebbe di buon occhio un alleggerimento della Bossi-Fini almeno per le badanti e le collaboratrici domestiche, venendo così incontro alle esigenze delle famiglie. In questo caso si guarda solo alla contropartita che ne avrebbero gli italiani, ma in un clima di opposizione allo straniero è già qualcosa.

Nell’opposizione, invece, tutti d’accordo nel dar ragione a Epifani. Il deputato del Pd Jean Leonard Touadì vede nella Bossi-Fini una legge che “ha fallito” e si associa alla richiesta di sospenderla. Gianluca Lion, responsabile ‘terzo settore’ del Pd boccia la legge come “un flop”.

Paolo Ferrero, segretario del Prc, condivide le “parole di buon senso” di Epifani. La sua preoccupazione è che il centrodestra voglia inasprire la Bossi-Fini e usare i lavoratori immigrati clandestini per “indebolire i diritti dei lavoratori regolari”.

Quel che ci preme sottolineare è che l’integrazione degli stranieri in Italia, che pur hanno lavorato sotto le grinfie di caporali senza scrupoli e senza alcun diritto nè garanzia sindacale, una volta utilizzati possono tornare a casa loro.

Una logica dell’usa e getta che continua ad alimentare l’astio verso tutti quelli che italiani non sono. Esemplare dimostrazione di una teoria che non ha bisogno di particolari studi per essere avllata, è un episodio accaduto qualche giorno fa in Puglia, a Santo Spirito, una frazione di Bari.

In una scuola della zona, su alcuni murales che raffiguravano bambini di tutto il mondo giocare insieme, è stato compiuto un atto a dir poco vandalico: è stato, in due occasioni, cancellato il volto di un bambino nero, accanto al quale è stata disegnata una svastica.

Se si continua a non spiegare il valore agiunto al nostro che gli stranieri apportano quotidianamente in Italia, episodi del genere potrebbero continuare a verificarsi e sfociare in qualcosa di più grave. Proprio come è già accaduto ad un altro ragazzo, poco più che bambino, ucciso a sprangate a Milano, al grido di “sporco negro muori”: gli amici lo chiamavano Abba.

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