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I dinosauri YouDem e Redtv

Autore: . Data: lunedì, 10 novembre 2008Commenti (0)

Viaggio nel Web del Pd

Negli ultimi giorni la stampa italiana si è molto interessata alla nascita di due nuovi strumenti di comunicazione, YouDem e Redtv. Li abbiamo chiamati in questo modo perchè non è ben chiaro cosa siano, se web tv, televisioni satellitari, ibridi. Comunque si tratta di  ‘cose’ riconducibili a due leader del Partito democratico, Walter Veltroni e Massimo D’Alema.

I tentativi di entrare nel comparto dei media  elettronici da parte della sinistra, un tempo Pci, sono stati numerosi, tutti finiti in drammatici fallimenti. Per le televisioni fin dai primi anni ’80, per la radio dalla fine del 1988, con Italia Radio.

Poichè non è pensabile che gli strateghi delle due nuove creature possano pensare di esistere solo sulla piattaforma satellitare, (YouDem canale 813 della piattaforma Sky, Red Tv canale 890) cioè trasmettendo su frequenze ‘per affezionati e parenti’, c’è da supporre o sperare che la Rete sia al centro delle attenzioni dei nuovi editori.

E qui arrivano i problemi. Se YouDem almeno ha ottenuto un puntamento di rilievo su Google, Red bisogna davvero andarla a cercare. Come è noto alla maggioranza dei webmaster questo particolare è determinante per l’esistenza in Internet. E la collocazione sui motori serve a comprendere la competenza delle equipe che governano le ‘case del digitale’.

Su questo versante quelli di Red non sono neppure da esami di riparazione.

Poi, però, ci sono i conteuti e qui davvero si rimane sconcertati. YouDem che forse nel nome vorrebbe richiamarsi al più famoso Youtube, è incomprensibile anche per un navigatore esperto.

Il visitatore si trova ad avere a che fare con una misteriosa serie di canali tematici: “Salva l’Italia, Invisible side, faccia faccia, scuola, ecc”.

Clikki e ci sono i video consigliati che compaiono.  Nella giornata di ieri, un criptico “diario di una giornata memorabile”, “gli imbecilli”, “intervista a Paolo Rabatti”, tra gli altri.

Andando in giù nella pagina gli stessi video vengono segnalati un’altra volta, non si sa perchè. Solo per capire il meccanismo vanno via cinque minuti.

La modernità, la semplicità di consultazione, un linguaggio diretto e chiaro, elementi tipici di moltissimi portali video (persino quelli porno), non sembrano far parte del patrimonio culturale del Web democratico.

Così YouDem appare come una specie di sezione di partito, messa in Internet perchè non si sapeva dove altro sistemarla, ma completamente estranea alle percezioni, alle abitudini, anche agli automatismi dei navigatori.

Per Redtv la situazione è ancora più grave. Dopo aver faticato a trovare il link, sistemato al dodicesimo posto in Google, si arriva in un luogo dove non si sceglie, perchè parte da solo un filmato.

Stoppato l’intruso invadente, si deve per forza scrollare la pagina ed allora i ‘consigli’ diventano veri e propri rebus.

Marco Damilano è in “Finimondo”, Raffaele Cantone pure, mentre Marco Follini e Daniele Fiorentino sono in “Global Watch” . Fulvio Fammoni, invece, è sistemato in “Piovono Pietre”. Mah!

Seguono due filmati da televisione locale anni settanta “Riunione red” e “Tg Red”. Un’orrida barra di navigazione interna laterale, a destra, ci informa se vogliamo  (con lo stesso linguaggio ermetico del resto) avviarci nel nulla, perchè niente è clikkabile. Forse si tratta del palinsesto che va in onda sul satellite, forse no, ma comunque nessuno lo spiega.

Nelle pagine interne al sito, per fortuna sono contenute alcune informazioni in più. Tra le varie sui materiali che sono o saranno offerti al navigatore abbiamo preso a caso la presentazione di un programma che si chiama “Raimondovisione”. Il linguaggio del testo sembra ricordare le sintesi di ‘Sorrisi e Canzoni Tv’ o di quello che fu il ‘Radiocorriere’: “Un talk satirico agile, ironico, irriverente, graffiante. Un commento settimanale sull’attualità – politica, cultura, società – ma sempre un passo avanti: spiazzante, audace, creativo. Saverio Raimondo, insieme ai suoi ospiti, proporrà ogni puntata il suo punto di vista, la sua Visione, sul mondo circostante e sui tempi moderni: per elaborarli o, almeno, digerirli”.

Siamo subito fuggiti su Youtube per riprenderci.

Tuttavia alcune considerazioni possono essere fatte. La comprensione delle dinamiche, dei codici interni, dei linguaggi, della struttura estetica della rete non fanno parte dell’anima dei due siti del Partito democratico. L’interattività sembra rifiutata, almeno non si percepisce subito, come deve essere per uno strumento digitale.

Sembra di trovarsi di fronte a fenomeni autoreferenziali o al trapianto di linguaggi e contenuti che per la Rere sono ostici, se non inaccettabili.

Come sempre accade per il mondo della comunicazione il prodotto (il sito) non è in grado di nascondere il carattere dei contenuti (la politica). Così nell’assenza di identità il Partito democratico ha rielaborato per la Rete se stesso, ovvero la sua assoluta assenza di identità.

C’è da scommettere che i visitatori ci saranno, ma gli stessi che abitualmente fanno parte dell’audience del Pd.

Insomma, un lavoro per il momento inutile.

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