I dimenticati di Nord Kivu
Nel Nord Kivu, una regione della Repubblica Democratica del Congo si combatte e si muore: Come sempre chi paga con la vita e le sofferenze è la popolazione civile. Senza che nessuno muova un dito.
In un intrico di interessi economici e attori coinvolti, i guerriglieri del Cndp del generale Laurent Nkunda e la fazione Pareco del movimento filo governativo dei Mai-Mai continuano a combattere e a costringere migliaia di persone alla fuga. Molti sono i feriti accolti presso l’ospedale generale di Rutshturu, città che i miliziani di Nkunda dicono di aver occupato.
Gli operatori della Caritas hanno reso noto di aver dovuto lasciare le zone direttamente colpite e di essere tornati a Goma, la principale città di Nord Kivu. Nei giorni scorsi Monsignor Edoardo Kussala, Vescovo della Diocesi sudanese di Tombura-Yambio, aveva denunciato che ”quasi del tutto ignorato dalla comunità internazionale, prosegue il massacro di civili innocenti nella regione sudanese dell’Equatoria dell’Ovest, al confine con la Repubblica Democratica del Congo e che ”i ribelli del LRA continuano a rapinare, rapire ed uccidere la popolazione locale”.
La situazione, quindi, è drammatica anche ai confini della Repubblica Democratica del Congo.
La Caritas di Goma, intanto, prosegue comunque le attività di assistenza nelle vicinanze di Goma e, al momento, sta curando la distribuzione dei viveri forniti dal Programma Alimentare mondiale. In particolare si sta occupando di 64.122 persone, presso i campi per sfollati di Mugugna I e II, Bulengo e Buhimba. L’équipe di Caritas Goma incaricata dell’assistenza alle vittime di violenze sessuali ha registrato 39 nuovi casi, di cui 10 presso il campo di Mugugna’.
Per tentare di trovare una soluzione alla crisi i leader della regione si sono riuniti in summit a Nairobi e hanno lanciato un appello per un ”cessate il fuoco immediato” e per la creazione di corridoi umanitari nella Repubblica Democratica del Congo.
Nella dichiarazione finale partecipanti alla riunione hanno definito iindispensabile l’attuazione degli accordi esistenti sul disarmo dei gruppi paramilitari e ”la creazione di un corridoio umanitario nella zona per permettere di dare una risposta alla crisi e alla tragedia umanitaria”.
Al summit, presieduto dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki Moon, hanno partecipato i leader di Unione africana (Ua), Kenya, Uganda, Tanzania, Burundi, Sudafrica, l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo e il commissario Ue allo sviluppo, Luis Michel.


potranno mai gli interessi “umani” prevalere su quelli economici? la sopraffazione “cura” la paura di chi la esercita ma non gli dona alcuna serenità , tantomeno la felicità …
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