Gli azionisti di Alitalia
Nel grande pasticcio non sono finiti solo piloti, asistenti di volo e personale di terra, ma anche gli investitori. Pure per loro sono tempi duri. Intanto in Air One si riscalda il clima e i comandanti potrebbero seguire i colleghi di Alitalia.
“Il governo Prodi ci ha lasciato due disastri: l’immondizia di Napoli e l’Alitalia, oltre ad una situazione economica e finanziaria spaventosa. Il presidente Berlusconi ha risolto in 58 giorni il problema dei rifiuti e in 120 giorni ha salvato l’Alitalia. Noi abbiamo rimesso i conti a posto con la Finanziaria di luglio”.
Era un caldo agosto quando il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dichiarava ai giornali tutta la propria soddifazione per i risultati ottenuti dal premier. Tutti gli esponenti dell”esecutivo e della maggioranza ripetevano che il loro impegno era per la difesa dell’occupazione e degli investimenti dei piccoli azionisti e degli obbligazionisti della Compagnia di bandiera.
Siamo a novembre e le cose appaiono diverse. Si parla di oltre undicimila licenziamenti tra Alitalia e Air One e per gli azionisti la perdita dell’investimento. La crisi economica, poi, si mangia ogni giorno un centimetro di stipendio.
Ma veniamo al problema che riguarda gli investitori in azioni e obbligazioni. Pra di ttto cosa sono azioni ed obbligazioni?
Un’azione è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società . Il possesso di (almeno) una azione è la condizione necessaria per essere soci di una società per azioni o in accomandita per azioni.
Un’obbligazione è, invece, un titolo di credito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale più un interesse. Si emettono obbligazioni per reperire di liquidità .
Le persone che possedevano obbligazioni e azioni di Alitalia furono subito rassicurate dal governo:grazie ai cosiddetti ‘fondi dormienti’ avrebbero riavuto i propri danari.
Mentre non è chiaro quanti siano gli azionisti, si conosce il valore complessivo delle obbligazioni, cioè 750 milioni di euro. Molti dei creditori sono gli stessi dipendenti della Compagnia, perchè in passato, per permettere un aumento di capitale, Alitalia al fine di compensare i sacrifici salariali, normativi e i tagli occupazionali sostenuti dai dipendenti aveva offerto loro abbligazioni.
Fabio Picciolini è segretario nazionale di Adiconsum. A lui abbiamo voluto chiedere se è ragionevole credere che per questi invetitori ci sia la possibilità di rientrare in possesso dei capitali investiti.
“Non credo, sinceramente che per gli azionisti ci sia molto da sperare – dice Picciolini – anzi direi che forse possono metterci una pietra sopra. Solo a tre condizioni la vicenda potrebbe risolversi: con una legge di riforma del codice civile; riuscendo a spiegare perchè solo per Alitalia si risolve un problema che per esempio in Cirio è rimasto insoluto; trovando i soldi necessari”.
La risposta del rappresentante di Adiconsum non lascia molto all’immaginazione. Così tra le vittime della crisi della Compagnia possiamo aggiungere anche questi cittadini, gli investitori. Per gli obbligazionisti Picciolini è più tranquillo: “Ritengo che ragionevolmente in un certo periodo di tempo saranno rimborsati, semmai a rate, ma dovrebbero rientrare in possesso dei capitali, almeno in parte. Per Cirio e Parmalat è stato così”.
Ma chi sono gli azionisti? Il rappresentante dei consumatori dice: “Non lo so, riceviamo molte telefonate da parte di persone che si informano, chiedono come debbono comportarsi, fanno domande, ma poi nessuno si presenta personalmente. E’ successa la stessa cosa per molti investitori di Cirio, che vengono adesso per ottenere giustizia quando i tempi per farlo sono stati superati. Davvero è un mistero capire perchè si comportino in questo modo”.
Picciolini è molto informato sulla vicenda Alitalia e si pone le stesse domande di chi ha seguito la trattativa da suo inizio senza lasciarsi confondere dalle campagne di propaganda. Il dubbio principale del presidente di Adiconsum è sui criteri di valutazione del reale valore della Compagnia. Ha fatto una serie di analisi sugli asset di Alitalia e la cifra proposta da Cai, 350 milioni, gli sembra del tutto insufficiente.
“Sarebbe importante – sostiene Picciolini – la massima trasparenza sulle procedure di valutazione. Come farà Fantozzi a ritenere congrua l’offerta di Cai fatta sulla base di un’analsi di Banca Leonardo?”. Anche si pone domande sull’atteggiamento del Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Antonio Catricalà : “Appare difficile negare la nascita di un monopolio per il traffico aereo nazionale, sia sulla Milano Roma che su alcune rotte tra i centri più piccoli del Paese”.
Il pericolo dell’egemonia di mercato della nuova Alitalia è molto serio ed anche la Commissione euopea lo ha stranamente ignorato. Le ricadute sui consumatori, invece, saranno pesanti. Il prezzo dei biglietti, senza concorrenza, sarà deciso dalla nuova compagnia in totale tranquillità , mentre non è affatto detto che gli standard assicurati dalla ‘vecchia’ Compagnia assicurava saranno mantenuti.
Nel frattempo la regolarità dei voli di Alitalia soffre a causa dell’applicazione rigida da parte dei piloti di tutte le normative vigenti.
Sul fronte Air One, dove i lavoratori sembrano cominciare a comprendere di essere anche loro a rischio, è da segnalare un iniziativa un po’ fuori dal tempo. Rcordando epoche lontane, quando i sindacati non esistevano e i dipendenti si appellavano al buon cuore del padrone sperando nella sua magnanimità , alcuni lavoratori hanno scitto una lettera al proprietario- presidente della Compagnia, Carlo Toto, per cercare di capire cosa ne sarà di loro.
Nella missiva che comincia con “Carissimo Presidente e Collega” si spiega subito che il testo è stato redatto “senza il supporto di alcuna organizzazione sindacale, corporativa e di direzione aziendale, per manifestare in maniera spontanea e trasparente l’importante disagio che coglie tutti noi suoi dipendenti”.
I lavoratori di Air One sentono il bisogno di rassicurare Toto, quasi la presenza dei sindacati fosse l’equivalente di una malattia endemica. Imbarazzante.
Sempre fedeli i lavoratori avvertono il padre-padrone che continueranno a impegnarsi “qualunque sia la strada”. “E’ vero che lo scenario del trasporto aereo in Italia e nel mondo – continuano – sta cambiando rapidamente, ma non certo per volontà di tanti. Anzi, come sempre accade, i cambiamenti avvengono per volontà di pochi influenzando la volontà di ‘tanti’. In questo caso è ovvio che noi ci sentiamo parte dei tanti e Lei è parte dei pochi. Ma la realtà Air One non è questa! Noi – ricordano i lavoratori dell’Air One – ci siamo sempre sentiti parte dei pochi, proprio come dei piccoli dirigenti, non impiegati, appassionati del nostro posto di lavoro, tifosi e difensori della nostra azienda, animati da uno spirito di corpo che è la nostra ‘ricetta vincente’. Ma se questa è la ricetta vincente – chiedono – perchè ne stiamo uscendo sconfitti? Considerato che, per un’azienda privata che si colloca in un mercato libero e concorrenziale, la decisione di fondersi con la ex Alitalia in CAI è da interpretarsi, a malincuore, come una sconfitta, fa ancora più male la consapevolezza della precarietà del progetto Cai e l’amarezza di aver ingenuamente creduto di far parte di un’azienda sana e solida con notevoli prospettive di investimento e di crescita”.
Nell’auspicare di “essere smentiti” e che “le trattative in corso con Cai prevedano garanzie di impiego e di trattamento economico”, i dipendenti dell’aviolinea privata chiedono chiarezza. “Le notizie dei media e le dichiarazioni dei vertici di Cai, parlano di cassa integrazione anche per noi dipendenti Airone con il pretesto di far avvantaggiare la nuova Società di sgravi fiscali. La cosa più preoccupante non è la cassa integrazione in se, quanto la sua conseguenza, e cioè il venir riassunti, come si vocifera, non in blocco ed alle attuali condizioni contrattuali, ma singolarmente, a condizioni arbitrarie e vessatorie. Tutto ciò, come è noto, partendo da retribuzioni da sempre vicine ai livelli di sussistenza, da una totale assenza di fringe benefits e per contro da un livello di produttività individuale già molto alto”.
Insomma, dalle parole dei lavoratori emerge un clima ottocentesco da ‘padroni del vapore’ in Air One, anche se firmatari della missiva aprono dubbi e perplessità sulla situazione.
Sul fronte rivendicativo, oggi, secondo alcune informazioni non verificate, sembra che anche i piloti della Compagna di Toto e di Euroflay adotteranno lo stesso scrupolo nell’osservanza dei regolamenti dei colleghi di Alitalia. I disagi per i passeggeri potrebbero aumentare e per Cai significherebbe l’apertura di un secondo fronte.
Infine una notizia di radiocor, agenzia de ‘Il sole 24 ore’: “Una fideiussione di Intesa Sanpaolo permette alla Cai di affrontare con tranquillità il rilancio della ex Alitalia in attesa dell’aumento di capitale da un miliardo che dovrà essere sottoscritto dagli azionisti. La decisione, secondo quanto risulta all’agenzia di stampa Radiocor, è stata presa martedì scorso dal consiglio di gestione dell’istituto. La proposta è stata votata all’unanimità . Il gruppo bancario ha un ruolo chiave nella organizzazione della cordata dei soci e sarà azionista di Cai investendo direttamente 100 milioni”.
Sempre più ombre sulla ‘cordata patriottica’, adesso i soci non versano neppure il capitale.


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