Fricca, Rododentro ovvero Filippo Ricca
Su Emme e Mucchio Selvaggio è Fricca, sul web è Rododentro. Chiacchierata divertente e divertita con Filippo Ricca, autore satirico tra i più interessanti. Che inaugura a Roma la sua prima personale.
Tanto per cominciare, gli chiedo di fare gli onori di casa; e lui ribatte ridendo: “se non le fai tu, le presentazioni, che ci stai a fare?”
Non c’è dubbio, Filippo Ricca in arte Fricca – autore satirico tra i più feroci e pungenti attualmente operanti in Italia – è uno che il suo mestiere lo vive con ironia e leggerezza. Da Emme de l’Unità al Mucchio Selvaggio, passando per la debordante produzione on web del suo blog personale Rododentro, i suoi “pupazzetti” descrivono con divertito disincanto il surreale panorama politico italiano ed una crisi che non comincia certo oggi e non è certamente solo economica. La sua penna tagliente non fa sconti a nessuno, sicura e libera come la vera satira dev’essere e troppo spesso non è; ed in questi giorni una personale a Roma (nome in codice: Fricc Out) in un certo senso ne consacra spessore, qualità e piccoli grandi successi.
Ma allora, questa presentazione?
“Mi chiamo Filippo e sono uno degli autori di satira della nuova generazione.
Mi firmo Fricca, sono cattivello (Vincino mi ha ribattezzato Satanasso), e da poco più di due anni pubblico quasi una vignetta al giorno sul mio blog che si chiama Rododentro e che è un altro dei nomi con cui sono conosciuto sulla rete. Le cose che faccio girano parecchio sul web e un po’ sulla carta stampata, e precisamente su Emme – inserto satirico de l’Unità diretto da Sergio Staino – e sul Mucchio Selvaggio, rivista che se non conoscete dovete andare a comprarla domani.
Il mio hobby preferito, come dice Bucchi, è il curriculum breve.”
Domanda obbligatoria, così ce la togliamo davanti: come sta la satira, oggi, in Italia?
“La satira, buona o cattiva che sia, abbonda. Chi sta male è l’editoria.”
Ok, siamo arrivati già al sodo, e allora tanto vale fare sul serio. Tu che ci sguazzi: ma è vero che la satira è prevalentemente di sinistra? Talvolta parrebbe proprio di sì: anche quando si prende di mira Veltroni, lo si fa “da sinistra”… E, se sì, perché?
“Ci sguazzi in che senso?” ride di nuovo. Poi riprende: “Guarda, diceva Jena (Riccardo Barenghi), premiato quest’anno a Forte dei Marmi: “io quando devo decidere su cosa scrivere guardo a destra e penso, penso, potrei fare così, colà, mi complico, e invece poi guardo a sinistra e giù!, me ne vengono quattordicimila”. Pensa a Zoro, a Belgrado Petrini e alla Fondazione Daje.
Che il saper essere autocritici in modo anche spietato appartenga più ad una cultura di sinistra che ad una di destra, è un dato di fatto. E che Veltroni sia il leader che è, anche.”
Riprendiamo il discorso “satira e tiratura”: Tango ha chiuso, Cuore ha chiuso ed anche Emme pare non si senta tanto bene. Ma perché, pur con tutta questa “carne da satira” che c’è in giro, è dal Cuore di Serra (classe ’91, credo) che un giornale puramente satirico non totalizza vendite tali da consentirgli di passarsela degnamente?
“Se satira tira sarà tiratura, diceva Gualtiero Schiaffino in una sua lettera all’astronauta Balena.
Ma prima di parlare di vendite totalizzate, parliamo di presenze: tu hai visto recentemente nuovi giornali satirici in vendita da-so-li in qualche edicola?
Qui non si tratta di vendere, si tratta di esistere. La realtà è che la satira “da sola” paradossalmente sembra non fare mercato. Sicuramente – per esperienza diretta – non il mercato dei distributori, che al limite proprio dovendo la proporrebbero sotto forma di mensile (men-si-le).
Ti parlo di quello che so, che è quello che vedi: di fatto, viviamo una situazione in cui le espressioni di satira stampata sono – e per grasso che cola – inserti o allegati, in una convivenza concettualmente disagevole per una completa indipendenza, in più private di un proprio pubblico esclusivo che ne testimoni o meno – anche economicamente – il successo, e con autori spesso connessi tra loro virtualmente e non fisicamente.
E’ chiaro che mancano anche capacità organizzative talmente forti da riuscire a ribaltare tutto questo: ma io sono ottimista, e penso che sia solo una questione di tempo, e di chiarezza.
Tutto questo, comunque, a lato di una diffusa tendenza piagnona per la quale satira alè oramai l’è morta e quindi può solo rievocarsi in pompa magna all’eterno funerale di se stessa ristampando in brossurina questo e quello e portando il lutto fino al prossimo revival. E’ la forza di questo piagnisteo che fa capire quanto ancora sia da farsi.”
Parliamo di te, che coi tuoi “pupazzetti” mi sembri uno dei “vignettari” più vicini al grande Paz, che pure ha sempre puntato alla stilizzazione del tratto (fino ad arrivare a Pertini, spesso disegnato con due tratti di pennarellone…). Quali sono gli autori su cui Fricca s’è formato, i cosiddetti “modelli”?
“Vignettaro è un’offesa grave, sa. Secondo Scozzari dovrei picchiarti.
Autori uh, guarda, ce ne sono a decine. Chi più ne conosce più ne riconosce. Ora tu dici Paz (che ha puntato sulla varietà del tratto, sulla vitalità intrinseca del tratto, non necessariamente alla sua stilizzazione), ma con la stessa evidenza sarebbero innegabili a occhio esperto innumerevoli altri afflussi, a cominciare da quello che proprio Paz aveva intorno da Tamburini e Mattioli in poi.
Per non parlare dei mattatori del mio campo, che sono a schiere. Lo stile viene fuori anche dalla sintesi dell’accumulo, che nel mio caso raccoglie di tutto: io sono affascinato da un sacco di roba.
Per dirne tre diversissimi tra loro, Siné, Gary Larson e Quino.”
Oggi sei edito su varie pubblicazioni on ed offline, tra cui il free-press ScaricaBile ed il già citato Emme, supplemento dell’Unità. Se un simpatico giovine avesse lingua tagliente e dimestichezza con i pennarelli, che percorso gli consiglieresti di intraprendere?
“E che ne so? Io son due anni che cerco di capirci qualcosa. Un blog può essere un buon punto di partenza, ma il rischio di finire con l’esistere solo virtualmente – che, comunque, può sembrare meglio di niente – è sempre dietro l’angolo.
Bisogna rompere i coglioni a tutti (nota: il correttore di word mi corregge in ciglioni: rompere i ciglioni?). L’unico consiglio che so dare è quello che mi do da solo: insistere, by any means necessary, cercando di essere creativi non solo in quello che si fa ma anche nel modo in cui ci si propone. E in cui si riesce a farsi pagare (sequestro di barboncino etc.)”
Con Rododentro sei attivissimo pure sul web, addirittura con pubblicazioni gratuitamente scaricabili. E, a protezione di un lavoro di per sé “volatile” come il tuo, nient’altro che una licenza Creative Commons. Non temi le pericolose insidie del copyleft?
“Quel ‘pure’ è fuori luogo, dato che offline pubblico solo su due periodici, come ti dicevo.
Le licenze Creative Commons sono in realtà abbastanza precise nel definire i modi e le condizioni di utilizzo dei lavori; di fatto, se pure qualcuno se ne sbatte, la maggioranza delle persone tende a rispettarle. La parte bella è che molte tue cose le trovi su un sacco di siti.
La parte brutta è che molti di questi sono anche di pubblicazioni che hanno un nome, e che a livello di diritti non ti debbano nulla come un qualsiasi piccolo blog personale.
Se c’è un’insidia è questa, e cioè che, alla lunga, gli autori non stiano traendo alcun beneficio da queste licenze, dato che i “big” che utilizzano il tuo materiale lo fanno solo in versione online, senza ristamparlo in cartaceo e non riconoscendo in tal modo a te autore una tua esistenza (anche remunerativa e quindi professionale).
D’altra parte, se ti tieni tutti tutti i diritti, nessuno la ripropone in giro, perché dovrebbe pagarti, e tu hai poca visibilità. Uff.
Le licenze funzionano, è qualcos’altro che dovrebbe essere più normale.”
A proposito di blog: come la mettiamo col DDL anti-blog (l’anno scorso denominato “Levi-Prodi”, oggi assegnato al solo Ricardo Franco Levi) e con l’istituzione del Registro degli Operatori di Comunicazione? Misura di sicurezza necessaria per evitare un’informazione scorretta, o…
“100% pure italian menate.”
Risposta tranchant, ma come darti torto. Allora, per chiudere, parliamo della mostra: con “Fricc Out”, fino al 30 Novembre esponi la tua arte al Fusolab di Largo Preneste (in via Pitacco 29), dal giovedì alla domenica dalle 21 alle 2 del mattino. Parlacene e svelaci il tour internazionale che sicuramente sei in procinto di intraprendere.
“Parlarne è presto detto: Fusolab mi ha contattato, ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti, c’è una mostra. La mia prima mostra personale.
Comprende una marea di vignette su pannelli, altre sparate sul muro, una friccabenza postazione a disposizione per fare il pieno a chiunque si presenti con una penna usb, un’area shop&support per sostenere in vari modi le Rododentro autoproduzioni. Se visitate il mio sito troverete tutto. Anche uno schemino di istruzioni per l’uso.”
A cura di Carlo Crudele
Per saperne di più: link 1 – link 2


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