Crisi, un Berlusconi da operetta
Continua il balletto del premier: prima affermava che l’Italia sarebbe stata “indenne” dalla crisi, poi ha ammesso le difficoltà e l’arrivo di licenziamenti. Ieri è tornato “ottimista”. Qualcuno si sta diverte?
La crisi infuria, ma il problema è la Cgil. Così potremmo riassumere quanto sta accadendo nei palazzi politico-sindacali dopo l’ultimo vertice tra governo e parti sociali in merito alla situazione economica e alle sue devastanti conseguenze.
Silvio Berlusconi, ieri a colloquio con gli imprenditori dell’Unione industriali romani, ha confermato l’identità di vedute con il suo mondo di provenienza e giudicato “un errore” l’iniziativa assunta dalla Cgil, vale a dire lo sciopero generale proclamato (e quarantott’ore fa confermato) da Corso Italia.
Il Presidente del consiglio ha inoltre riproposto la sua consueta analisi sulla crisi e su come combatterla: l’antidoto all’erosione dei salari o alle enormi difficoltà incontrate dal sistema bancario risiederebbe nell’”ottimismo”, come se lo stato di salute di un Paese e dei suoi cittadini fosse paragonabile al grande magazzino pubblicizzato da Tonino Guerra.
“L’ottimismo – ha spiegato Berlusconi – può farci uscire dalla crisi. Se tutti mettessimo in campo lo stesso ottimismo, potremmo guardare con più sicurezza al futuro che ci aspetta. Anche se l’Italia può essere più ottimista degli altri Paesi”.
Quest’ultimo concetto era già stato esplicitato dal premier a più riprese, la prima volta lo scorso ottobre. Quando il Cavaliere si lasciò sfuggire che l’Italia sarebbe uscita indenne dalla crisi. Negli ultimi giorni, in verità , si è rimangiato le sue opinioni, lanciando l’allarme sulla debolezza del sistema produttivo stante la diminuzione dei consumi, con la ragionevole prospettiva di dover fare i conti con nuovi licenziamenti.
Poi, dopo l’incontro di palazzo Chigi tra governo e parti sociali, il capo del governo ha riproposto il suo volto più speranzoso, annunciando tra l’altro che alla prossima riunione del Cipe il governo stanzierà 16,5 miliardi di euro per le infrastrutture e che detasserà i premi di produttività : “In questo modo – ha affermato – le aziende potranno decidere degli aumenti legati all’impegno dei loro collaboratori. E questo incremento graverà sulla retribuzione non più al 46% ma al 10%. Così si passerà da una contrattazione nazionale ad una contrattazione aziendale”.
Su questo aspetto, come è noto, la Cgil ha annunciato le barricate, temendo una sorta di manovra a tenaglia con protagonisti il governo da una parte e Cisl e Uil dall’altra: utilizzare politicamente l’evoluzione della crisi per riscrivere le regole contrattuali sulla testa del principale sindacato italiano – sostengono in Cgil – non è soltanto inaccettabile ma porterà ad una spaccatura verticale nel Paese.
Cisl e Uil l’hanno messa nel conto. Luigi Angeletti ribadisce infatti che “la Cgil ha deciso questo sciopero in un altro mondo, in un altro contesto già all’inizio di settembre”. Riguardo al governo, ammette almeno che “per consumare bisogna avere i soldi, l’ottimismo non basta”.


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