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Congo nel dramma

Autore: . Data: lunedì, 17 novembre 2008Commenti (0)

“Un genocidio silenzioso”

In Congo la situazione degli sfollati e in particolare quella delle donne precipita ogni giorno di più. Secondo i vescovi del Congo, riuniti a Kinshasa dal 10 al 13 novembre, è in corso un “genocidio silenzioso che avviene nel lassismo della comunità internazionale”.

Le violenze sessuali sulle donne congolesi continuano ad aumentare e le donne provano a chiedere aiuto: l’ultima speranza prima che le migliaia di sturpi già verificatisi radoppino in pochi giorni.

Centinaia di donne si sono radunate ieri in uno stadio sportivo della città di Goma, in Congo, per chiedere pace e protezione nel nord della regione del Kivu, martoriata ormai da settimane dagli scontri tra le truppe governative e i gruppi di opposizione armata.

La protesta, della durata di 3 ore, è stata organizzata dal ‘Sauti’ (Sauti ya Mwanamke Mkongomani-Voci delle donne congolesi). “I casi di violenza contro le donne sono aumentati dallo scoppio dell’ultimo conflitto”, ha dichiarato Alpha Sankoh, direttore dell’associazione umanitaria Actionaid, in Congo. “Alcune donne – ha aggiunto – sono morte mentre cercavano di proteggere i propri figli, aggrediti dai ribelli che li rapiscono per rinfoltire le proprie truppe: per questo le donne hanno deciso di esporsi in prima persona e parlare pubblicamente per allertare l’opinione pubblica internazionale su quanto sta accadendo nel loro paese”.

Da gennaio sono stati denunciati più di tremila casi di violenza sessuale, la maggior parte ad opera di ribelli e soldati. “Il numero, però – spiega Sankoh – non riflette in modo adeguato la portata del tragedia perché molte donne e molti minori hanno paura di denunciare le aggressioni”.


Intanto un complicato trasferimento per salvare 60mila sfollati della Repubblica democratica del Congo (Rdc) è già partito: di fronte all’estrema insicurezza, le Nazioni Unite hanno deciso di dare il via a una vasta operazione per spostare al più presto verso zone più sicure oltre 60mila civili che avevano trovato rifugio nei campi per sfollati di Kibati, a un soffio da una linea di fronte tra ribelli e forze governative.

Ieri il Programma alimentare mondiale (Pam), è riuscito ad avviare la prima fornitura di cibo per circa 12.000 sfollati fra Rotshuru e Kiwanja, zone controllate dai ribelli tutsi di Laurent Nkunda. “A causa delle minacce continue per la sicurezza – ha detto ieri a Ginevra il portavoce dell’Unhcr, Ron Redmond – le autorità locali, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e i suoi partner hanno deciso di trasferire le oltre 60mila persone che si trovano in due campi a Kibati (località al nord di Goma, capitale del Nord Kivu), in un nuovo campo di 26 ettari a Mugunga”. Il luogo sarebbe distante circa 15 chilometri da Kibati e situato all’ovest di Goma.

Il trasferimento volontario degli sfollati dovrebbe prendere il via la settimana prossima. L’operazione sarà complessa e, secondo Redmond, “molte persone dovranno muoversi a piedi, insistendo sulla necessità dell’operazione. Vogliamo muovere queste persone perchè sono vicine alla linea del fronte – ha sottolineato – e quindi esposte ad una ripresa degli scontri: gli sfollati sono preoccupati”.

Il trasferimento dovrebbe durare alcuni giorni. Lungo il tragitto che separano i campi di Kibati e Mugunga saranno predisposte stazioni sanitarie e per i rifornimenti in acqua e cibo. Coloro che non sono in grado di camminare, inclusi i bambini, gli anziani e i malati, saranno fatti salire sui camion, che trasporteranno inoltre i pochi beni degli sfollati.

Per l’Unhcr, che ha espresso timori di militarizzazione dei campi, “la situazione a Kibati è pericolosa e caotica a causa del possibile arruolamento di giovani ragazzi e uomini”. Molti dei 60mila sfollati dei campi di Kibati sono persone che provengono da altri campi e fuggiti dagli scontri al nord. Le regioni orientali della Repubblica democratica del Congo, ricche in risorse minerarie, sono da anni teatro di violenze e di fughe in massa di popolazione. Alla fine del 2006, gli scontri si sono intensificati nella Provincia del Nord Kivu.

Fino al cessate il fuoco del gennaio 2008 avevano causato un aumento del numero totale di sfollati interni nella regione fino a 800.000 persone. Gli scontri tra le forze del governo e i ribelli tutsi di Nkunda sono ripresi in agosto, causando il movimento forzato di almeno 250 mila persone. Una situazione che ha indotto i vescovi del Congo, riuniti a Kinshasa dal 10 al 13 novembre, a parlare di “genocidio silenzioso che avviene nel lassismo della comunità internazionale”.

Malgrado l’impegno delle organizzazioni umanitarie, la presenza nella regione di 17 mila caschi blu dell’Onu, e l’ arrivo oggi dei primi auti del Pam, la situazione umanitaria resta difficile. Dal mese di ottobre, i casi di colera sono triplicati nella regione di Goma e ci sono ancora migliaia di sfollati intrappolati in regioni fuori dalla portata degli aiuti umanitari, ha detto la portavoce dell’Ufficio dell’Onu per gli affari umanitari (Ocha) Elysabeth Byrs: “Dall’inizio dell’anno, più di 82 incidenti hanno ostacolato l’accesso umanitario”.



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