Con Obama la fine del reaganismo
Al nuovo Presidente si chiede di realizzare il cambiamento, garantendo l’assistenza sanitaria a tutti i suoi concittadini. Un articolo per ‘Tu Inviato’
‘InviatoSpeciale’ valorizza, in quanto sua ragion d’essere, il rapporto strettissimo tra gruppo redazionale e lettori. Perciò pubblica le opinioni più varie (purchè espresse civilmente, e nel pieno rispetto dei valori democratici) anche quando non le fa proprie. Pubblichiamo di seguito l’opinione di un nostro lettore sugli effetti del voto americano.
L’era politica iniziata nel lontano 1980 è definitivamente terminata. 28 anni fa, Ronald Reagan diventò Presidente degli Stati Uniti e avviò una profonda trasformazione del Partito Repubblicano.
In quel partito, infatti, iniziò a spadroneggiare la sua componente più estremista ed anti-progressista, che ha raggiunto l’apice del dominio politico tra il 2000 e il 2006. I primi due Presidenti repubblicani eletti dal 1980 (Ronald Reagan e George Bush I) non godettero mai del sostegno della maggioranza parlamentare. Sia Reagan che Bush I dovettero confrontarsi, tra il 1980 e il 1992, con un Congresso a maggioranza democratica, che li costrinse a stemperare la radicalità del loro orientamento politico.
L’elezione del democratico Bill Clinton alla presidenza degli Stati Uniti è stato il più grande incidente di percorso in cui si è imbattuta l’ultradestra, da quando, nel 1980, prese il controllo del Partito Repubblicano. Clinton riuscì, nel 1992, ad approfittare delle divisioni emerse nel campo dell’ultradestra e ad essere eletto con il 43% dei voti popolari. A rompere l’unità del fronte conservatore fu Ross Perot, che con il suo inutile 19% dei voti impedì la rielezione di George Bush I e spedì un democratico alla Casa Bianca.
La reazione dei Repubblicani all’elezione di Clinton fu rabbiosa. Già nel 1994 partì la loro riscossa; alle elezioni di medio termine, infatti, conquistarono quella maggioranza parlamentare che era loro mancata durante i mandati presidenziali di Reagan e Bush I e che hanno mantenuto sino al novembre 2006. Il povero Clinton fu costretto a governare, per 6 dei suoi 8 anni di permanenza alla Casa Bianca, con un Congresso
saldamente controllato dal Partito Repubblicano. Il controllo della maggioranza congressuale consentì anche all’ultradestra repubblicana di togliersi il cinico sfizio di sottoporre Bill Clinton ad una spietata, inutile ed umiliante persecuzione giudiziaria.
La rivincita repubblicana contro il clintonismo fu completata nel 2000, quando George Bush II fu eletto presidente degli Stati Uniti. Dal 2000 al 2006 l’egemonia politica dell’ultradestra repubblicana è stata totale, completa e assoluta. Il controllo delle due assemblee legislative e la riconquista della Casa Bianca hanno, infatti, permesso alla destra radicale di realizzare quanto si prefiggeva.
Il quasi trentennale dominio politico dell’ultradestra repubblicana ha profondamente cambiato i connotati della società e della politica americane; sono fortemente cresciute le disuguaglianze sociali e sono state smantellate molte delle conquiste e delle istituzioni introdotte durante la presidenza Roosevelt e rafforzate dai presidenti democratici degli anni ’60 (Kennedy e Johnson).
La forte crescita delle disuguaglianze è accompagnata da un debito pubblico fuori controllo, da una crisi finanziaria ed economica di proporzioni spaventose e da due fronti di guerra ancora aperti (uno dei quali imposto a suon di menzogne e manipolazioni).
L’avventura politica iniziata 28 anni si è, per fortuna, conclusa il 4 novembre 2008.
Il pendolo della politica americana è finalmente tornato a muoversi e si è clamorosamente spostato a sinistra. Il Partito Democratico ha ripreso il controllo pieno del Congresso e della Casa Bianca; non accadeva (escludendo l’effimero biennio 1992-94) dai tempi di Jimmy Carter (1976-1980). Il Partito Repubblicano è precipitato in una crisi drammatica e non basteranno a risollevarlo la velina Sarah Palin o l’energumeno austro-californiano.
Al Partito Democratico, che è riuscito nella straordinaria impresa di far eleggere alla presidenza un americano di origini africane, va riconosciuto il merito storico di aver dato compimento alle Promesse Fondative della Nazione Americana.
Al nuovo Presidente si chiede di realizzare il cambiamento sperato e di vincere, nel più breve tempo possibile, la più importante delle guerre: garantire l’assistenza sanitaria a tutti i suoi concittadini.
L’elezione di Obama e il netto trionfo democratico sono, infine, di buon auspicio per tutta la sinistra mondiale. A quasi 20 anni dalla caduta del Muro del Berlino, la sinistra democratica non è più costretta a giocare in difesa per scansare le macerie della fallita utopia comunista, ma può finalmente riprendere il sopravvento.
Rocco Di Rella


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