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Ciao Sandro

Autore: barbera. Data: sabato, 22 novembre 2008Commenti (0)

Sandro Curzi è morto, lasciando un gran vuoto nel giornalismo italiano. Da ragazzino entra nella Resistenza e comincia prestissimo a scrivere per l’Unità, il giornale del Partito comunista italiano.

Sebbene molto govane entra nel Pci nel 1944. Dopo la guerra, nel ’47-’48, è redattore di ‘Pattuglia’, diretto dal socialista Dario Valori e dal comunista Gillo Pontecorvo. Nel 1949 diventa redattore del quotidiano della sera romano “La Repubblica d’Italia”, diretto da Michele Rago. Nello stesso anno è tra i fondatori della Federazione Giovanile Comunista Italiana (Fgci), di cui è segretario Enrico Berlinguer.

Viene nominato capo-redattore del periodico della Fgci “Gioventù Nuova”, diretto dallo stesso Enrico Berlinguer, cura anche l’antologia per giovani “L’avvenire non viene da solo” illustrata dalla pittrice Anna Salvatore, di cui si vendono 150 mila copie.

Nel 1951 è inviato nel Polesine per raccontare le conseguenze di quella tragica alluvione e vi rimane per un lungo periodo come segretario della Fgci.

Nel 1954 si sposa con la giornalista e “compagna” Bruna Bellonzi.

Tornato a Roma, nel 1956 partecipa, insieme a Saverio Tutino, Carlo Ripa di Meana, Guido Vicario, Luciana Castellina ed altri, alla fondazione del settimanale Nuova Generazione, di cui diventa direttore nel 1957.

Nel 1959 passa a l’Unità, organo del Pci, come capo-cronista a Roma. Nell’anno successivo, è inviato in Algeria per seguire la liberazione dal colonialismo francese e intervista il capo del fronte di liberazione nazionale, Ben Bella.

Divenuto caporedattore centrale e direttore responsabile de L’Unità, nel 1964, per un breve periodo, ricopre la carica di responsabile Stampa e Propaganda della direzione del Pci, sotto il coordinamento politico di Gian Carlo Pajetta.

Dopo la morte di Palmiro Togliatti, accompagna il nuovo segretario del Pci Luigi Longo alla sua prima “Tribuna politica” televisiva diretta da Jader Jacobelli.

Fonde e dirige l’agenzia quotidiana Parcomit, voce ufficiale del Pci; collabora attivamente alla crescita della radio Oggi in Italia, che trasmetteva da Praga e che, seguita in quasi tutta l’Europa dagli emigrati italiani, può contare su uffici di corrispondenza particolarmente attivi in Germania (nella Volkswagen) e in Belgio fra i minatori italiani.

Dal 1967 al 1975 è vicedirettore di Paese Sera, quotidiano della sera grande importanza nella seconda parte del secolo scorso, con un grande ruolo nella rappresentazione della rivolta giovanile del 1968 e della riscossa operaia del 1969.

Nel 1975, con un bando di concorso indetto dalla Rai per l’assunzione di giornalisti di “chiara fama” disposti a lavorare come redattori ordinari, entra nella redazione del Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel 1976, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla Terza Rete televisiva della Rai. Nel 1978 è condirettore del Tg3, diretto da Agnes, e collabora alla realizzazione della popolare trasmissione Samarcanda.

Dal 1987 al 1993 dirige il Tg3.

Nel 1991 pubblica, con Corradino Mineo, il saggio “Giù le mani dalla Tv” (Sperling & Kupfer). Nel 1993, in contrasto con il nuovo consiglio di amministrazione della Rai (direttore generale Gianni Locatelli e presidenteClaudio Dematté), si dimette.

Nel due anni successivi, dirige il telegiornale dell’emittente televisiva Telemontecarlo. Nel 1994 pubblica “Il compagno scomodo” (Mondadori). Dopo un’esperienza di editorialista quotidiano all’interno del “Maurizio Costanzo Show”, nel 1996 conduce le quattordici puntate del programma “I grandi processi” su Rai Uno.

Nel Festival di Sanremo 1995 ha cantato nel gruppo La Riserva Indiana col nome Sioux di “Grande Capo Vento nei Capelli” la canzone Troppo Sole

Nel 1997, in polemica con la candidatura dell’ex-Pm di Milano Antonio Di Pietro imposta ai propri iscritti dall’allora gruppo dirigente centrale del Pds, si presenta candidato al Senato in una lista di sinistra denominata “Unità Socialista”, ottenendo il 14% dei voti.

Dal 1998 al 2005 dirige Liberazione, organo del Partito della Rifondazione Comunista guidato da Fausto Bertinotti; eletto consigliere di amministrazione della Rai dalla Commissione parlamentare di vigilanza, con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, diventa poi per tre mesi presidente della Rai, in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli.

Una carriera lunga, intensa, ma prima di tutto la disponibilità a lasciare ai giovani spazi ed opportunità.

Indimenticabile il suo TG3, forse l’unico esempio di telegiornale indipendente in tutta la storia della televisione italiana. Il Tg3 (chiamato in modo dispregiativo dagli avversari ‘telekabul’) ha una struttura del notiziario capace di dar voce ad un’Italia dimenticata, emarginata, scomoda. E ‘forse’ è il motivo per il quale l’esperimento finisce senza lasciar traccia, cancellato.

Addio, Sandro Curzi.

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