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Cassano si racconta

Autore: . Data: venerdì, 14 novembre 2008Commenti (0)

Calcio, festini e follie

Arriva l’autobiografia del calciatore che più incarna il binomio “genio e sregolatezza”: Antonio Cassano da Bari. Il libro promette scandalo, ma sono già state anticipate alcune chicche. Si intitola “Dico tutto (e se fa caldo gioco all’ombra)”. In effetti dice proprio tutto, in tandem con Pierluigi Pardo, giornalista di Sky (per i tipi di Rizzoli).

Le prime rivelazioni manderanno in subbuglio mezza Capitale: il campione di Bari vecchia  rimembra infatti le scorribande notturne insieme al Pupone nazionale (prima che Totti si fidanzasse con Ilary) e ripercorre il rapporto con il Capitano fino alla rottura. Cita festini in ville della Roma bene con “bonazze e donne della tv” fino alle 9 di mattina e raid (festaioli, sempre) a Napoli o a Milano: “Se c’era una festa, partivamo”.

Il primo litigio con Totti risale al dicembre 2002 per una questione di soldi (un cachet di “C’è posta per te” diviso iniquamente: 8 a 2) fino all’ultimo anno nella Roma, giocato senza parlarsi, senza abbracciarsi dopo i gol.

Dopo gli Europei del 2004, il numero 10 romanista avrebbe fatto il suo per far cacciare il rivale. Lo strappo conclusivo sarebbe avvenuto proprio in quel periodo: “Avevo fatto un grande campionato e un ottimo Europeo – racconta Cassano – e questa mia maturazione aveva finito per turbarlo. Altrimenti faccio fatica a spiegare certe dichiarazioni contro di me che hanno fatto finire l’amicizia”.

Altro capitolo, le gesta erotiche: 6-700 donne nel carniere, una ventina dello spettacolo. Non la Hunziker: “Ho lo stesso vizio di Michael Douglas. L’unica differenza è che lui è stato ricoverato, io ancora no”. Molte di queste “conquiste” racconta di averle approfondite alla vigilia di grandi match nei “blindatissimi” ritiri.

“Ne ho trombate molte, anche in ritiro. E’ piuttosto facile. A Trigoria, che è enorme, ero riuscito a procurarmi la chiave dell’ultimo cancello, quello che dava sul retro. Le facevo entrare da lì. Andavamo negli spogliatoi delle giovanili, spesso usavamo i lettini dei massaggi, ogni tanto se ne spaccava uno. Anche se lo scoprivano, non mi dicevano nulla, chiudevano un occhio. Anche perché spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso. Andatevi a rivedere Roma-Juventus 4-0, quella della bandierina spezzata. Avevo fatto le 6 la domenica mattina, con una delle tante amiche che avevo in quel periodo. L’1-1 con la Lazio è un altro esempio. Ero in panchina, sono entrato a 20′ dalla fine e ho segnato il gol del pareggio”.

Non andò altrettanto bene prima della finale di ritorno di Coppa Italia a Milano: “Passo una notte di sesso leggendario con una soubrette della tv. Alle 6 del mattino mi ordina di rifarlo. Mi ricatta, minaccia di dirlo a tutti se non avessi fatto ancora il mio dovere. Io eseguo. Arrivo a San Siro piuttosto carico, ma stavolta non basta. La coppa se la prende l’Inter”.

Dopo le donne, le baruffe. Cassano si dice pentito solo di aver dato del “pezzo di merda” anche a Franco Sensi, presidente della Roma, deceduto recentemente. Racconta di aver picchiato il direttore sportivo Pradé negli spogliatoi, di aver gridato a Capello, davanti a tutto il Real, “sei un uomo di merda, falso come i soldi del Monopoli”.

Non c’è allenatore, a parte Eugenio Fascetti (l’allenatore del Bari dei tempi d’oro, il mister che lanciò Cassano), che si salvi. Nemmeno Spalletti, allenatore della Roma: “Davanti sembravano amici miei, ma appena mi giravo mi pugnalavano. Del resto non me ne fregava un cazzo di loro, io pensavo a me stesso e basta”.

Che dire, un vero idolo. Si chiama Antonio Cassano, prendere o lasciare.

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