Bologna, lo spezzatino di tute blu
Le fesserie in serie sulla “scomparsa degli operai”, propinate al popolo della televisione a più riprese dalla fine degli anni 80 ad oggi, incontrano clamorose smentite: semmai, spiega la Fiom-Cgil, i lavoratori subiscono processi di “frantumazione”
Bruno Papignani, 53 anni, da cinque è segretario generale della Fiom Cgil a Bologna. Nel capoluogo felsineo, i metalmeccanici sono 50 mila, di cui quasi la metà sindacalizzati. Vale dunque la pena abbozzare una riflessione, con chi è parte in causa, sulla presunta “scomparsa” degli operai o, piuttosto, sulla loro progressiva frantumazione dagli inizi del nuovo secolo ad oggi.
Papignani la classifica in quattro filoni: “Un primo meccanismo di frantumazione – spiega – riguarda il sistema delle imprese e il suo rapporto con il tessuto artigiano. Molti dei lavoratori che ne fanno parte, ‘risucchiati’ in precedenza nelle grandi o medie aziende, sono stati distaccati in reparti formalmente autonomi, in realtà interamente controllati dalla casa-madre”.
Il secondo filone è quello delle “crisi provocate e pianificate ricorrendo all’outsourcing o alle delocalizzazioni”. Il terzo è più classico, “e riguarda le aziende che non hanno saputo innovarsi, andando incontro a problemi di natura finanziaria”. Il quarto blocco, infine, è legato alle conseguenze della globalizzazione: “Pensiamo alle aziende – continua il segretario Fiom – che mantengono a Bologna terminali a basso fatturato, controllati dalle multinazionali. In città e in provincia abbiamo diversi esempi: la Cesa elevatori subisce le scelte della Toyota, la Lamborghini dipende dalla Audi e così via”.
In questo contesto vanno collocate, nel concreto, la piaga della precarietà – il cui utilizzo indiscriminato “ha fiaccato non solo i lavoratori ma anche le strategie aziendali, perché un abbassamento della qualità influisce sul prodotto” – e la complessa discussione sul modello contrattuale. Confindustria (spinta anche dall’associazione di categoria delle tute blu, Federmeccanica) vorrebbe cambiare le regole del confronto, ad esempio riguardo al rapporto tra i due livelli di contrattazione, nazionale e aziendale, ed è in corso una difficile trattativa con le confederazioni. “La riforma del sistema contrattuale – afferma Papignani – modificherebbe la storia e il profilo del sindacato. Si può decidere di iniziare ad intervenire sulla variabilità del salario, sulla gestione degli straordinari, financo sul collocamento e sulle funzioni degli enti bilaterali: ma non si può far finta di non vedere che cambierà l’idea di rappresentanza. Non mi nascondo dietro ad un dito – aggiunge il segretario Fiom di Bologna – e vedo chiaramente all’interno di questo dibattito il tentativo, da parte di Confindustria e del sistema delle multinazionali, di distruggere il contratto nazionale di lavoro; mentre Cisl e Uil hanno dimostrato di non essere autonome né dal governo né dalle imprese”.
La filosofia del confronto sulle regole affonda negli ultimi quindici anni, osserva Papignani, “gli anni in cui si è affacciata pesantemente la tendenza individualista e corporativa nelle fabbriche, accanto al peggioramento delle condizioni materiali”. Dunque, mentre parte della sinistra ripiegava progressivamente dalla sua storia, proprio in nome del ‘superamento delle ideologie’, “le controparti dei lavoratori innalzavano l’ideologia del ‘dio’ mercato”.
La sconfitta epocale si manifesta platealmente nell’emergenza-insicurezza, “che non riguarda soltanto le morti bianche – sottolinea il segretario Fiom – ma ha a che fare anche con la paura del futuro, la precarietà, la questione salariale. Perché tutto si lega di fronte ad un governo post-craxiano e piduista, che mostra livore nei confronti del mondo del lavoro mentre vorrebbe premiare quel sistema delle imprese che non fa nulla per migliorare le condizioni di sicurezza”. Su questo tema esiste un notevole deficit culturale “alimentato dalle imprese: ci hanno negato – denuncia Papignani – un’ora di assemblea in merito a quell’emergenza durante la discussione sul contratto, segno che puntano a mantenere un’inaccettabile discrezionalità”.


Lascia un commento