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Bhutan, non solo oro che luccica

Autore: . Data: mercoledì, 12 novembre 2008Commenti (0)

Tra costituzione firmata con inchiostro d’oro e promesse di felicità, l’altro volto della monarchia bhutanese: gli indù ancora discriminati rispetto alla maggioranza buddista. L’articolo per “Tu inviato”

Il 6 novembre a Thimpu è stato incoronato come quinto Gyalpo il ventottenne Jigme Khesar Namgyal Wangchuck, che era alla guida del paese già dal 2006. In questi anni ha portato avanti la politica del padre, caratterizzata da esperimenti come il calcolo della Felicità Interna Lorda con istituzione di apposito ministero e da un forte impegno per la salvaguardia dell’ambiente. Perciò non è in vista alcun cambiamento nella politica interna ed estera.

Il lento “passaggio alla democrazia” di questo minuscolo regno himalayano è un fenomeno interessante: in un secolo si è passati dalla teocrazia alla monarchia assoluta, e ora alla monarchia costituzionale con un sistema bipartitico. Per abituare il popolo alla novità furono indette delle elezioni di prova, attarverso le quali gli elettori potessero familiarizzare con concetti come “opposizione” e “partiti”. Sembra che attualmente il dibattito in parlamento e nel consigli sia molto vivace, il che indicherebbe un discreto successo.

Ma se con l’apertura al sistema di rappresentanza democratica il Bhutan si è conquistato il favore dell’opinione internazionale (e del governo indiano, il suo ingombrante vicino), questa approvazione può avere effetti disastrosi su quella parte della popolazione che non rientra nel progetto di Felicità nazionale: si tende a far cadere nell’oblio il fatto che da oltre due decenni il governo limita a libertà di religione e mantiene una politica intimidatoria nei confronti di tutte le persone che hanno un aspetto etnicamente diverso dell’etnia maggioritaria buddista ngalong, nonostante circa un quarto della popolazione, di etnia nepalese, pratichi l’induismo.

Negli anni Ottanta del Ventesimo secolo ha avuto inizio una campagna di “pulizia etnica” che aveva come principale avversario la comunità di etnia nepalese stanziata nel Sud del paese, rea di non essersi assimilata alla cultura dominante. Migliaia di civili di etnia nepalese persero la cittadinanza da un giorno all’altro, contro ogni norma internazionale sui diritti umani. La protesta di massa che ne seguì fu repressa violentemente e all’inizio degli anni Novanta molti furono cacciati dalle loro terre. Il risultato è che attualmente si contano circa 40.000 profughi bhutanesi in Sikkim e oltre 100mila in Nepal. Cittadini bhutanesi sono stati reinsediati nelle aree del sud lasciate libere dalle popolazioni espulse negli anni Novanta, dimostrando la mancanza di volontà di accogliere i profughi di ritorno. Inoltre, i cittadini di etnia nepalese ancora presenti nel paese sono esclusi dal diritto di voto.

Il rischio è che nella scia dell’entusiasmo dovuta al successo della “democrazia” il Bhutan lanci una nuova campagna di eliminazione dei cittadini di serie B. In maggio è stata adottata la nuova Costituzione. Nei mesi successivi circa un terzo dei rifugiati bhutanesi in attesa di rimpatrio hanno optato per un insediamento all’estero,verso USA, Canada, Olanda, Danimarca, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia. Il numero di rifugiati che scelgono l’esilio è destinato a crescere e dimostra come si siano resi conto che le prospettive di rientro in patria siano ormai solo sulla carta. Ma i giovani e gli attivisti più radicali sono più determinati a rimanere. Negli scorsi mesi nel sud del Bhutan si è registrata una serie di attentati attribuita al Partito comunista del Bhutan, che ha sede in Nepal. C’è da aspettarsi che non sia altro che l’inizio di una lotta armata che rischia di turbare il progetto di felicità ad alta quota del nuovo monarca.

Alessandra Consolaro

Italindia

Alessandra Consolaro è docente di Lingua e Letteratura Hindi presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Torino, dove svolge la sua attività di ricerca nel Dipartimento di Orientalistica. Lavora con Asia Maior, l’Osservatorio Italiano sull’Asia, e con Italindia. Nell’ambito della sua ricerca rientrano la storia dell’Asia Meridionale con particolare riferimento al Novecento e ai processi di nazionalismo e decolonizzazione; la teoria coloniale e post-coloniale; i rapporti tra il movimento nazionalista indiano, la lingua hindi standard e la letteratura hindi moderna.

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