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Alitalia, voli cancellati e fatti strani

Autore: . Data: lunedì, 17 novembre 2008Commenti (0)

Forse è vero che alla fine i nodi vengono al pettine. Nonostante la cortina fumogena la realtà comicia ad esser più visibile. Fantozzi va da Fazio. Un appello: che il buon Fabio si occupi solo di canzonette.

La partita Alitalia si fa sempre più dura ed il gioco, secondo alcuni, non è del tutto regolare. Da qualche giorno il personale di volo (piloti ed assistenti) applicano i regolamenti alla lettera e questo provoca ritardi. I media hanno gridato alla tragedia, mostrando passeggeri inferociti, vittime di “pochi irriducibili estremisti” e la politica chiesto il solito “pugno di ferro”. Ma adesso emergono dei fatti nuovi.

Il presidente dell’Enac (Ente aviazione civile), Vito Riggio ha detto: “In Alitalia si registra una forte carenza di personale di terra perché è stato mandato in cassa integrazione. Per questo ho chiesto espressamente a Alitalia di ridurre l’operativo”.

Ma allora? Non era l’agitazione dei piloti a produrre il caos?

Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e SDL Intercategoriale, a questo proposito hanno delle interpretazioni ‘malevole’.

Le organizzazioni del ‘Fronte del no’ scrivono: “L’annuncio di Alitalia relativo alla straordinaria riduzione dei voli programmata dall’azienda per la prossima settimana non è assolutamente da addebitare a problematiche operative causate dal personale navigante ne è riferibile ad un anomalo incremento delle assenze per malattia”.

Secondo sindacati ed associazioni aziendali “è Alitalia che con l’avallo del governo, delle istituzioni competenti e della Cai, da giorni procede alla cancellazione indiscriminata di un ingente numero di voli, creando pesantissimi disservizi ai passeggeri”.

Per capire quello che sostengono Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e SDL forse è il caso di fare un passo indietro. In tutta la vicenda Alitalia di cose ‘atipiche’ ne sono accadute molte. Durante la fase delle trattative, nei mesi di settembre ed ottobre,  Riggio aveva dichiarato: “Qualora in tempi brevi non si riesca ad individuare la soluzione che garantisca la continuità operativa del vettore, verrebbero meno i presupposti sulla base dei quali era stata lasciata dall’Enac, il 2 settembre, la licenza provvisoria ad Alitalia per un periodo di sei mesi”. (13 settembre 2008)

Sempre Riggio, lunedì 22 Settembre: “Alitalia vola con una licenza provvisoria. Se non arrivasse un piano finanziario nel giro di 3-4giorni la licenza verrà sospesa… Alitalia vola con una licenza provvisoria, mi aspetto che il commissario Fantozzi presenti un piano di emergenza con riduzione dei costi senza il quale la licenza provvisoria non starebbe in piedi” .

Il presidente di Anac, poi, il 31 ottobre: “Sulla base del regolamento, senza l’offerta vincolante di Cai verrebbe meno anche la licenza provvisoria di volo, che era stata concessa sulla base di un piano credibile in tempi ragionevoli”. Per Riggio la licenza provvisoria di volo era stata concessa “sulla base di un piano credibile in tempi ragionevoli” e sarebbe venuta meno in caso di mancata offerta vincolante da parte della stessa Cai.

Insomma, l’Enac prima delle firme definitive della serata del 31 ottobre sembrava aver fretta di vedere Cai in dirittura d’arrivo, esternando preoccupazioni sulla operatività della futura Alitalia. Gli ultimatum a ripetizione di Riggio non erano fatti di poco conto.

Nel frattempo, secondo ‘l’Espresso’ “nel mese di settembre, dopo il commissariamento di Alitalia, alcuni aeroporti scrivono all’Enac per sapere se possono bloccare gli aerei di Alitalia, di AirOne e di tutti gli altri vettori che non pagano i diritti di atterraggio e i servizi di ‘handling’. In termini strettamente giuridici, si tratta di sapere se si possa applicare anche il micidiale articolo 802 del codice della navigazione, quello che dispone il fermo degli aerei da parte dell’Enac. L’organismo di controllo, in una nota firmata dal direttore generale Silvio Manera il primo ottobre scorso, scrive ad Assoaeroporti che “la questione della portata applicativa dell’articolo 802, connotata da profili di estrema delicatezza, è stata oggetto di una richiesta di parere all’Avvocatura generale dello Stato”.

Ma anziché fermarsi in attesa del parere, - prosegue l’Espresso -l’Enac disquisisce in punta di diritto per due pagine fitte fitte di argomentazioni e conclude così: “Questo Ente ritiene che, riguardo alla situazione di Alitalia, il vigente quadro normativo non consenta l’applicabilità dell’articolo 802″ ed esclude anche che “possano essere attivate azioni esecutive”. Un assist al governo, all’Alitalia e alla Cai, giocato a spese di soggetti vigilati come gli aeroporti.

Molti di questi, non a caso, fermano i decreti ingiuntivi. Passano due settimane - insiste il settimanale - e all’Enac arriva il parere dell’Avvocatura, datato 14 ottobre. A pagina 8 del documento, al momento di tirare le conclusioni, gli avvocati dello Stato Pierluigi Di Palma e Aldo Linguiti scrivono che si può applicare l’articolo 802 anche ad Alitalia: “Il fermo può essere disposto dalla direzione aeroportuale del luogo in cui si trova l’aeromobile”.

Non solo, - insiste ‘l’Espresso’ - ma l’Avvocatura spiega che “la procedura di fermo può essere attivata anche d’ufficio dall’Enac, qualora accerti la violazione degli obblighi relativi al pagamento dei diritti, tasse e tariffe aeroportuali”. E infine, avverte l’ente che “in caso di specifica segnalazione del gestore, l’Enac, previa verifica della situazione d’insolvenza, non potrà esimersi dall’adottare il provvedimento richiesto, pena l’esposizione dell’Enac stesso al rischio di pretese risarcitorie extracontrattuali dei gestori”.

Con in mano un parere così allarmante - conclude l’Espresso - il 17 ottobre Manera innesca un’imbarazzata retromarcia. Il direttore dell’Enac scrive ad Assoaeroporti per chiarire che la nota del primo ottobre non voleva essere di freno a nessuno, e che anzi era stata oggetto di “erronea e fuorviante interpretazione”. Dopo di che, a scanso di nuovi equivoci, ammette che si possono fermare i singoli aerei e anche chiedere al giudice ordinario le ingiunzioni di pagamento”.

Insomma, Riggio ed Enac non sembrano avere, da alcuni mesi a questa parte, le idee chiare.

Torniamo allora alle considerazioni di Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e SDL.  Per le 5 sigle autonome il ”crescendo di ritardi e cancellazioni” potrebbe essere ”un piano di emergenza per permettere alla stessa Cai di subentrare nelle attività di Alitalia senza eccessivi scossoni attraverso un rallentamento del sistema, fino magari al blocco quasi totale delle attività di volo. Con buona pace delle migliaia di passeggeri lasciati a terra e scaricando le responsabilità sui lavoratori. Se così fosse sarebbe un abile gioco di specchi”.

Alle cinque sigle ”risulta che le cancellazioni sono infatti per lo più causate da ragioni tecniche derivanti dalla mancanza di pezzi di ricambio e dal mancato o ritardato caricamento degli aeromobili da parte della società di handling Alitalia Airport che fornisce ad Alitalia organici insufficienti che non effettuano ore di straordinario. Alitalia dunque, in modo assolutamente strumentale, addebita ad agitazioni di piloti ed assistenti di volo queste cancellazioni, pur avendo a disposizione equipaggi completi e disponibili”.

“A conferma di ciò – dicono i sindacati autonomi – Alitalia ha emesso l’altro ieri una comunicazione interna destinata agli uffici operativi che interrompe l’automatismo del prelievo a domicilio di piloti ed assistenti di volo secondo l’orario programmato di partenza dei voli intercontinentali. In pratica l’arrivo in aeroporto degli equipaggi viene ritardato dall’azienda fino a che non vengono reperiti tecnici, eventuali pezzi di ricambio necessari e squadre per il caricamento degli aeromobili”.

Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e SDL Intercategoriale ”auspicano una maggior consapevolezza dei media e dei cittadini rispetto a quanto sta realmente accadendo, così che possano essere meglio comprese le ragioni della quasi totalità dei naviganti e di buona parte del personale di terra del gruppo Alitalia, che oggi combattono una battaglia che non riguarda solo la compagnia di bandiera, ma un intero processo di smantellamento dell’attuale sistema di relazioni industriali e di tutele sociali che rischia di compromettere in futuro la tutela di ogni singolo lavoratore in Italia. Probabilmente l’analogo isolamento della Cgil operato da governo, Cisl e Uil, utile a snaturare il ruolo del sindacato, è parte dello stesso disegno che oggi le rappresentanze autonome stanno subendo e combattendo sul tavolo di Alitalia”.

Le tesi dei sindacati aziendali potrebbero sembrare la trama di un giallo di Ken Follett, ma così non è. Perchè davvero l’affaire Alitalia sta trasformando la sua immagine di ‘pasticcio’ (come lo definisce il ministro ombra all’Economia del Pd, Pierluigi Bersani) in qualcos’altro. Mentre si spera che l’eponente dell’opposizione se ne accorga un fatto resta incontrovertibile: tra venti giorni oltre diecimila lavoratori rimarranno a casa.

In serata è stato ospite da Fabio Fazio il commissario Augusto Fantozzi. Non sono necessari commenti, salvo che il presentatore non ha saputo neppure distinguere obbligazionisti da azionisti. Chissà perchè nessuno invita i ‘bamboccini volanti’ del ‘fronte del no’, però tutti son liberi di parlare di loro.

Fazio è la rappresentazione della crisi della tv. Non importa conoscere gli argomenti di cui si dibatte e neppure garantire una corretta informazione.

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